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Un centro di cura per l'anoressia nel parmense

Un centro di cura per l'anoressia nel parmense

Dentro il dramma dell'anoressia: "Ho perso 13 chili, 5 anni per uscirne, ecco come"

La testimonianza di Lucia (nome di fantasia), una ragazza ex-anoressica che ha vissuta nel tunnel dai 13 ai 18 anni: "Contavo le calorie dei cibi, mangiavo solo verdura scondita"

I casi di disturbi alimentari a Parma e provincia sono in aumento del 40%. I dati parlano chiaro: l'incremento si è verificato nel corso degli ultimi anni e non sembra fermarsi. Abbiamo parlato con una ragazza ex-anoressica, che chiamiano Lucia (nome di fantasia). Lucia ha 22 anni, da quattro anni è uscita dal tunnel. Dai 13 anni, mentre era in terza media si è accorta di essere malata. Da lì un lungo percorso per uscirne. Abbiamo rivolto a lei alcune domande. 

Come ti sei accorta di essere malata e per quanto tempo sei stata anoressica? "La malattia è durata più o meno cinque anni, è iniziata quando avevo quasi 13 anni fino ai 18 anni. All'iniziio volevo perdere qualche chilo, il dubbio a livello fisico è venuto quando ho smesso di avere le mesturazioni, anche se in realtà non avevo perso molti chili. Poi, con la dietologa, è uscita l'ipotesi che fosse tutto dovuto ai disturbi alimentari. A livello individuale ad un certo punto non riuscivo a pensare ad altro, programmavo cosa mangiare pensando a non ingrassare. Non mi sono mai procurata il vomito perchè non ci riuscivo, non ho mai preso lassativi. Facevo molta attività fisica, era molto insistente come pensiero, il campanello d'allarme è stato quello. Ad un certo punto l'ho riconosciuto come problema e volevo smettere perchè mi portava via un sacco di tempo e di energia". 

Come ha influito la frequentazione della scuola? "Non ha influito particolarmente nel senso che avevo una media molto alta ed è rimasta tale, nessun insegnante ha notato niente, qualche compagno di classe si quando si andava a cena. In generale anche quando iniziavo a non viverla benissimo e mi confidavo con qualche amica, il fatto si essere dimagrita era visto come una cosa positiva. Questo veniva detto anche con una certa invidia. Ad un certo punto io non avevo più voglia di andare a scuola perchè c'era ambiguita, i professori avevano proposto che stessi a casa a studiare per finire la terza media e dare l'esame come privatista. Avevo discusso della cosa con i mieri genitori, poi invece piuttosto che stare a casa ho continuato ad andare a scuola"

Quanti chili hai perso in quel periodo? "All'inizio pesavo 49.50 chili, sono arrivata a 37, ho perso 12-13 chili". 

Come è avvenuto il tuo contatto con i servizi, a chi ti sei rivolta? "Ho iniziato ad essere seguita che avevo 14, 15 anni. Ho chiesto banalmente al pediatra e quindi erano solo controlli fisici, esami. Ho seguito  un pò i consigli della dietologa, poi non ce l'ho fatta: mi metteva a disagio mangiare più di quanto ritenessi consono. Ho provato a fare un percorso di  psicoterapia personale, prima con un gruppo di adolescenti da cui poi sono andata via perchè non mi trovano bene. Spesso, da quello che ho sentito anche dopo, ci sono dei modi provocatori di approcciare al problema soprattutto con i ragazzi giovani per i disturbi alimentari. Poi ho fatto un percorso di terapia individuale e famigliare: il tutto è durato un pò di anni ma ho avuto anche una reazione personale. Mi sono accorta di non riuscire a portare avanti i progetti che avevo. Verso i 15 anni sono stata ricoverata per qualche giorno per accertamenti e dopo più o meno sono riuscita a seguire la dieta che mi avevano dato lì. Verso i 18 anni non avevo più grosse preoccupazioni, ci sono stati altri momenti dopo ma senza gravi  conseguenze sul piano fisico". 

Stavi attenta a quello che mangiavi, mangiavi meno o cambiavi tipo di cibo? "Alla fine contavo le calorie e mangiavo sostanzialmente solo verdura scondita, le quantità non erano poche e grazie a questo non mi si è atrofizzato lo stomaco e mi sono potuta riprendere abbastanza bene, anche se poi ho avuto problemi muscolari ed ho continuato a strapparmi fino a pochi anni fa. Mangiavo due o tre volte al giorno e facevo tantisisma attività fisica. Rispetto ad altre storie che ho sentito e che ho letto non ho avuto conseguenze particolarmente preoccupanti sul piano fisico, anche se la situazione era pesante da reggere quotidianamente". 

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