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'Hanno pagato i bastardi?' Derubavano anziani, 5 donne arrestate

Le Squadre Mobili di Piacenza e Parma hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di donne sinti appartenenti a famiglie ex nomadi per associazione a delinquere dedita ai reati di circonvenzione d'incapace e truffa. Un donna arrestata a Parma

All’alba di oggi 20 luglio, le Squadra Mobili di Parma e Piacenza hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 donne appartenenti a famiglie di ex nomadi stabilizzatisi da tempo in Emilia Romagna, di idioma “sinti”, nonché alla perquisizione domiciliare nei confronti di altri 3 soggetti indagati a piede libero, accusati a vario titolo di far parte di un’associazione per delinquere dedita ai reati di circonvenzione e truffa nei riguardi degli anziani o di persone incapaci d’intendere e volere.

Le attività di polizia giudiziaria hanno preso le mosse a seguito di attività info-investigativa relativamente ad una presunta circonvenzione nei confronti di un uomo anziano. E’ poi proseguita per circa 6 mesi (novembre 2015 - maggio 2016), facendo luce su altri casi simili che hanno visto coinvolti altri tre pensionati piacentini, vittime di una vera e propria associazione per delinquere composta da otto persone.

Le caratteristiche delle parti offese erano molto simili: persone per bene, sposati o vedovi, pensionati e, in conseguenza dell’età avanzata, sofferenti di un profondo quanto reale senso di solitudine. In questo contesto, l’associazione criminale composta da cinque donne e da tre loro parenti, tutti sinti, si è mossa con furbizia e non comune spietatezza. Nel corso dell’attività d’intercettazione è emerso in particolare che le donne conquistavano le vittime con il loro comportamento ammaliante e premuroso definendoli poi nelle telefonate come “gagi” da sfruttare (in idioma sinti significa “straniero”) o ancor peggio come “bastardi”.

Con modi ammiccanti e false promesse conquistavano facilmente la fiducia delle loro prede le quali, una volta cadute nella rete della falsa amicizia o dell’amore fittizio, dovevano fronteggiare continue richieste di denaro in cambio di promesse mai mantenute. Altre volte, quando le vittime si dimostravano meno collaborative, aggiravano l’ostacolo spacciandosi per avvocatesse o impiegate di banca desiderose di aiutarli ma sempre dietro compenso economico, con ciò truffandoli senza alcuno scrupolo. In un lasso di tempo ristretto, le vittime si sono ritrovate con conti in banca prosciugati (dalle 20 alle 80 mila euro in meno per ognuno) e con profondi sensi colpa, nonché con la vergogna nel dover nascondere la verità ad amici e parenti. La segnalazione di due dipendenti postali, la solerzia degli investigatori della Polizia di Stato e l’attività di coordinamento della Procura piacentina, hanno dunque consentito che venisse scoperto e sgominato un vero e proprio sodalizio criminale composto da donne e uomini assolutamente indifferenti della disperazione personale e del rovinoso stato economico degli indifesi pensionati.

In particolare, una delle 5 arrestate, residente a Parma, è stata arrestata in città dagli investigatori della Sezione Antirapine della Squadra Mobile di Parma, che l’hanno rintracciata presso la sua abitazione posta nell’immediata periferia.

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