appello per i 4 "parmigiani" rapiti in libia. almeno a natale ricordiamoci di loro!

Tutti si sono dimenticati dei quattro tecnici della Bonatti rapiti in Libia l'estate scorsa

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

Ci sono quattro italiani che, al pari delle rispettive famiglie, si accingono a trascorrere il più terribile dei Natali: privati della libertà e tenuti prigionieri, chissà dove e da chi, in un posto oggi fra i più pericolosi al mondo. Sto parlando di Gino Pollicardo, Filippo Calcagno, Salvatore Failla e Fausto Piano, rapiti in Libia il 19 luglio scorso. Tutti e quattro lavorano per la Bonatti di Parma, la qual cosa dovrebbe bastare a farci sentire ancora più vicini sia a loro, che ai loro cari. Tanto per rendere l’idea della estrema gravità del dramma che stanno vivendo, i nostri quattro connazionali sono stati sequestrati vicino a Zuara: una località distante meno di 40 chilometri dalla città di Sabrata raggiunta pochi giorni fa dalle avanguardie dell’Isis. Più passa il tempo, dunque, e più aumenta il rischio che gli ostaggi, la cui nazionalità disgraziatamente non fa che accrescerne oltremisura il “prezzo”, possano finire nelle mani di quei mostri infernali. Fermo restando che già quelle di chi se li è portati via facendoli sparire nel nulla – in questi mesi si è parlato fra l’altro di bande legate agli “scafisti” locali, o di miliziani di una delle infinite fazioni tribali libiche - non sono certo mani di galantuomini. Insomma, senza stare a perdersi in ulteriori retroscena, in nessun modo possiamo dimenticarci di Gino, Filippo, Salvo e Fausto. Come purtroppo è invece accaduto e sta accadendo. Un conto, infatti, è il riserbo assoluto che è sempre bene accompagni simili vicende (anche per tutelare l’incolumità degli operatori impegnati “sul campo” nel tentativo di risolverle positivamente). Un altro il silenzio della opinione pubblica e degli stessi media. Silenzio rotto in questo caso solo dalle solite oscenità – tipo “Se la sono cercata!” – sparse a piene mani soprattutto sul web. Proprio per reazione a questo “festival” ignobile, ho lanciato un appello su Facebook “Per la libertà di Gino, Filippo, Salvo e Fausto” che ha già superato le mille adesioni. Ma mi piace citare quanto ha dichiarato sempre su Facebook Gianluca Salviato, il tecnico veneto passato per la medesima terribile esperienza (il suo sequestro avvenuto nel 2014 sempre in Libia durò 8 mesi): "Vergogna! Mi sono chiesto dove è finita l’umanità del nostro popolo, la solidarietà che ha sempre dimostrato verso chi è in difficoltà. Siamo italiani, quelli che corrono ad aiutare, senza chiedere mai niente quando ci sono terremoti e alluvioni”. Ed ancora: “Gino, Filippo, Salvo e Fausto sono nostri fratelli, le loro famiglie sono le nostre e dobbiamo fare quadrato per sostenerli”. Credo non ci sia altro da aggiungere. Se non che i quattro facevano parte di quell’esercito di nostri connazionali che ci consente di cucinare e di accendere il riscaldamento ogni giorno nelle nostre case (grazie al gas libico pompato nei 520 km del gasdotto Greenstream dell’Eni). E che “Siamo italiani” fa rima anche con “Siamo parmigiani”. A maggior ragione visto che, al momento del loro sequestro, i quattro stavano lavorando proprio per una grande impresa di Parma, a sua volta principale partner dell’Eni nella nostra ex colonia. E’ quindi un preciso dovere anche nostro e delle istituzioni cittadine di non dimenticarsi di loro. E di chiedere che lo Stato continui a muoversi con la decisione necessaria e senza lasciare nulla di intentato affinché i quattro tecnici della Bonatti siano restituiti al più presto alla libertà e all’affetto dei propri cari. Quattro secoli fa, John Donne ha scritto: “Nessun uomo è un’Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. E se una Zolla viene portata via dall’onda del Mare, la Terra ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica o la tua stessa Casa... E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana: Essa suona per te”. Sembrano versi scritti ai giorni nostri proprio per Gino, Filippo, Salvo, Fausto. E per ognuno di noi. Teniamoli a mente in questa vigilia di Natale. E’ il minimo che possiamo fare per quei quattro nostri fratelli rapiti mentre tenevano alti, con il loro lavoro, il nome e l’interesse dell’Italia. E anche quelli di Parma.

                                                                                                                           Pino Agnetti

Torna su
ParmaToday è in caricamento