Aldrovandi, il Siap: "Applausi? No, grazie. Solidarietà alla famiglia"

"Do la mia piena Solidarietà alla famiglia Aldrovandi per quello che è successo a Rimini dove un sindacato di Polizia– sap - applaude per circa cinque minuti tre agenti condannati per eccesso colposo per la morte del Giovane Aldrovandi"

"Credo di poter dire -si legge in una nota del Siap Emilia-Romagna- senza temere smentite, che abbiamo sempre sostenuto che a noi poliziotti, sia che si sbagli o no, ad eventi eclatanti, si riservano trattamenti particolari che ci rendono vittime di pregiudizi che giudico offensivi e poco rispettosi per una intera categoria che vive un momento estremo di disagio oggettivo. Molte volte ho potuto assistere a vere campagne denigratorie contro una categoria che per comodo la si vuol far credere privilegiata e immune agli errori commessi, anche quando errori non ce ne sono, e che nel sostenere questo si finisce per ricevere punizioni e attenzioni ben più dure di quelle previste anche quando a mio parere non c’è nulla da punire in un Paese dove i criminali diventano eroi e dove i poliziotti diventano cretini. Detto questo, senza nessun tentennamento, ancora una volta: Do la mia piena Solidarietà alla famiglia Aldrovandi per quello che è successo a Rimini dove un sindacato di Polizia – sap - applaude per circa cinque minuti tre agenti condannati per eccesso colposo per la morte del Giovane Aldrovandi. Va evidenziato, perché a mio parere determinante nella credibilità, che nell’ambito dell’inchiesta erano stati rinviati a giudizio altri 4 agenti. Le accuse nei loro confronti, a vario titolo, erano: Falso, favoreggiamento e omissioni di atti d’ufficio. A parere dell’accusa avrebbero mentito e cercato di manomettere dati con lo scopo di aiutare i colleghi. Tre di loro verranno condannati e uno, che ha scelto il rito ordinario, assolto.

Nei nostri ambienti, aldilà di come la si pensi, è apparso strano che in un Paese dove per un reato colposo in galera non ci va quasi nessuno, soprattutto se incensurato, i tre agenti condannati hanno fatto la galera. Ed è questo che crea malumore insieme a campagne denigratorie create ad arte anche in casi in cui la Polizia di Stato opera bene. Un insieme di cose che si crea disagio, ma sono convinto che questo malumore, se lo si vuole esternare, va a mio parere esternato con rispetto di un ragazzo morto mentre era in mano dello Stato e per il rispetto di un dolore incommensurabile di una intera famiglia. Cosa avremmo fatto se una cosa del genere accadesse a noi? Non c’è nulla da applaudire . Per quanto mi riguarda è ora che cali il silenzio nel senso che le battaglie da fare si facciano pure, ma con rispetto, in quanto sono convinto che ai tantissimi colleghi che hanno ucciso una persona anche per legittima difesa non farebbe piacere ricevere un applauso in quanto la perdita di una vita è sempre una sconfitta per tutti, è un dolore e la morte va rispettata in quanto, seppur la fine, fa parte della vita stessa. Non c’è nulla da applaudire, perché applaudire per una mamma che ha perso un figlio può significare: “bravi” ! Sono stato presente la mattina al congresso del Sap, non c’ero il pomeriggio quando hanno applaudito, e mi spiace constatare che alla fine tutti gli spunti interessanti emersi nella mattinata attraverso un ampio dibattito dove hanno partecipato il mio Segretario Generale Tiani, il capo della Polizia Pansa, gli onorevoli Gasparri, la Russa e telefonicamente anche Berlusconi, alla fine rischiano di perdere la loro importanza a discapito di tutti i colleghi compresi quelli che non applaudirebbero affatto, in quanto si rischia ancora una volta di perdere fiducia.

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Quando noi del Siap abbiamo organizzato lo scorso ottobre un convegno a Ferrara che riguardava i fatti del caso Aldrovandi e di altri simili, su quali accorgimenti bisogna adottare in questi casi con lo scopo che certe cose non accadessero più per la salvaguardia dei cittadini e dei colleghi stessi, la prima cosa che ho chiesto al Sindaco di Ferrara, era chiedere alla Signora Patrizia Moretti, mamma di Aldrovandi, se tale iniziativa la avesse turbata in quanto se così fosse avremmo rinunciato. Era una iniziativa positiva, pacifica, dove abbiamo detto la nostra con umiltà, ma il rispetto di una morte, di un dolore di una mamma è sacro!"

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