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Archivio di Stato, raccolte 583 firme: lettera aperta al sindaco Pizzarotti

Archivio di Stato. Più di cinquecento firme, esattamente 583. Tantissimi cittadini hanno firmato il proprio sostegno all'Archivio di Stato che sta vivendo una situazione molto difficile

Archivio di Stato. Più di cinquecento firme, esattamente 583. Tantissimi cittadini hanno firmato il proprio sostegno all'Archivio di Stato che sta vivendo una situazione molto difficile. Una delle ultime segnalazioni riguarda il padiglione M del Parco Ducale in cui è accatastato il materiale che un tempo si trovava nella chiesa del Carmine, in vari punti piove sui documenti. 

LETTERA APERTA A PIZZAROTTI - Egregio Signor Sindaco, dopo le drammatiche vicissitudini che come noto hanno riguardato l’Archivio di Stato in seguito agli  “sfratti” del materiale prima dall’ex chiesa di S. Elisabetta (ora Casa del Suono), con destinazione magazzini di Biandrate (Novara), nel 2005, e poi dall’Ospedale Vecchio, con destinazione magazzini di via Spezia, nel 2011, avevamo appreso con soddisfazione e speranza  la notizia della firma da parte Sua, il 27 febbraio 2014, di un nuovo accordo con la Direzione Generale per gli Archivi del Ministero dei Beni Culturali: essa prevedeva la concessione all’Archivio di 2500 mq dell’Ospedale Vecchio, di una parte dell’archivio robotizzato adiacente l’Archivio storico comunale e, nuovamente, del capannone di via Spezia, in cui opera dal 2011 una sala di studio sussidiaria. Per riunire e riordinare la documentazione che dovrebbe poi essere reinserita, il Comune si impegnava a rendere disponibile a titolo gratuito idonei spazi nei padiglioni all’interno del Parco Ducale. 

Purtroppo però da allora non ci sono stati nuovi passi avanti. Inoltre, la Direzione Generale Archivi, nell’ambito della “spending review” intende eliminare locazioni passive come quelle di Biandrate: in assenza di iniziative, la documentazione parmigiana lì conservata rischia di essere trasferita  a Morimondo, in provincia di Milano (località peraltro mal collegata tramite mezzi pubblici), in un deposito senza sala di studio o servizio di distribuzione. In pratica, se ciò avvenisse, quel materiale, di fondamentale importanza per la comprensione della storia della nostra città e del nostro territorio, potrebbe diventare inaccessibile per molti anni, o forse per sempre.

È bene ricordare che si tratta di una vera e propria miniera di fondi archivistici di circa 6000 metri lineari, che va dal XVI al XIX secolo, da cui si possono  ricavare notizie sul nostro passato, utili anche per illuminare il nostro presente. E  forse non tutti a Parma sanno che questi fondi attirano studiosi e ricercatori non solo dal nostro territorio, ma da tutt'Italia, dall’Europa e dal mondo. Sembra incredibile che una città come la nostra, sempre attenta a vantare, legittimamente, il proprio illustre passato, e ora anche candidata a “Capitale italiana della Cultura” per il 2017, non trovi i mezzi per conservare la propria memoria storica, lasci decadere l’Ospedale Vecchio e consenta il trasferimento di documentazione di primaria importanza in un lontano deposito nella campagna lombarda. Oltre a tutto questo, un’ulteriore emergenza si è manifestata negli ultimi tempi: nel padiglione M del Parco Ducale (di proprietà del Comune), in cui è accatastato il materiale che un tempo si trovava nella chiesa del Carmine, in vari punti piove sui documenti, col rischio concreto di danni irreparabili. Ci rivolgiamo quindi a Lei,  Signor Sindaco, per invitarLa a riprendere con coraggio e urgenza la via intrapresa con l’accordo del febbraio 2014: faremo presente la stessa esigenza anche alla Direzione Generale per gli Archivi, ma come cittadini di Parma riteniamo doveroso chiedere innanzitutto a Lei di portare avanti con determinazione gli accordi sottoscritti, di cui riconosciamo pienamente il valore, a beneficio della città e della sua cultura. Può contare sul nostro sostegno per ogni Sua azione, volta a riunire nuovamente a Parma, in idonee sedi, questi fondi archivistici e a renderli disponibili alla cittadinanza e agli studiosi. Le saremo grati se vorrà farci conoscere le Sue intenzioni e Le porgiamo un cordiale saluto.

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