Arquati, i 12 dipendenti verranno licenziati. Toscani: "L' azienda punta a precarizzare"

Atteso licenziamento per 12 dipendenti dell'Arquati di Sala Baganza dopo l'esito del tavolo istituzionale in Provincia. Toscani, Cisl: "L'azienda vuole ridurre all'osso il numero dei dipendenti per attingere alla cooperativa"

Saranno licenziati i 12 dipendenti dell'Arquati di Sala Baganza ai quali era arrivata la comunicazione di mobilità il 1 ottobre scorso. L'azienda è rimasta ferma nelle sue posizioni anche durante il tavolo istituzionale tenuto ieri 27 novembre in Provincia, per ribadire alla presenza delle rappresentanze sindacali le motivazioni alla base della scelta, la necessità di una riduzione del personale. Un secco dissenso quello manifestato dalle rappresentanze sindacali nei confronti di un piano che contemplerebbe anche la cessione con affitto di ramo d'azienda del settore produzione e una probabile riduzione del numero del personale assunto a tempo indeterminato.

Secondo la Cisl l'intento dell'azienda sarebbe quello di ridurre il numero dei dipendenti per consegnare la produzione con organico ridotto, per poi attingere a personale di cooperativa, con costi nettamente minori e condizioni lavorative precarie. A rischio inizialmente 5 dipendenti del reparto di tende da interni, ai quali si sono aggiunti altri 7 dipendenti con la decisione dell'azienda di installare un nuovo software che avrebbe determinato ulteriori esuberi tra dipendenti e personale operativo. La proposta dell'accordo su cui punta l'azienda vede il licenziamento per 12 persone che da decine di anni lavorano per l'Arquati con contratto a tempo indeterminato, con il possibile inserimento nel solo periodo stagionale da marzo a luglio attraverso la cooperativa.

"Una proposta inaccettabile - tuona Mauro Toscani, Cisl -. Si punta a precarizzare i dipendenti, persone che lavorano per l'azienda da 25 - 30 anni che hanno maturato esperienza e professionalità e ora si vedono tagliati fuori per seguire la logica del risparmio economico. L'azienda punta a ridurre all'osso il numero dei suoi dipendenti per usufruire del personale della cooperativa, che lavora in condizioni di precarietà e con un costo nettamente minore. Tutto ciò non solo va a scapito della qualità dei prodotti, ma lede i diritti di lavoratori che per anni hanno lavorato all'Arquati contribuendo a rendere storico questo marchio". Modalità poco chiare anche nella gestione della cooperativa secondo Toscani, che rimarca come per garantire la regolarità occorre un contratto di subappalto, che la cooperativa ha unicamente per il settore spedizione.

"Assistiamo invece alla presenza del personale della cooperativa anche in altri reparti, con affiancamenti e sostituzioni del personale dipendente. Una situazione opaca sulla quale occorre fare chiarezza, soprattutto considerando l'intenzione dell'azienda di far uscire dalla porta i suoi dipendenti per farli rientrare dalla finestra attraverso la cooperativa, con condizioni precarie e stipendio più basso, dopo decine di anni di lavoro e alta professionalità". Secondo la Cisl la messa in mobilità dei dipendenti sarebbe ingiustificata per un'azienda che continua ad avere un fatturato in crescita. La scelta dell'affitto di ramo d'azienda non riguarderebbe solo la produzione di tende da sole e i pergolati, ma di tende termiche che l’Arquati smetterebbe di produrre direttamente cedendo la produzione a un imprenditore di Torino.

"Davanti all’impegno dei dipendenti Arquati e del personale della cooperativa - sottolinea Toscani -, l’azienda ha risposto mettendo in mobilità 12 persone e cedendo la produzione con affitto di ramo d’azienda. Cosa avrebbe fatto se invece il fatturato avesse registrato un calo?. Probabilmente si arriverà a un passo indietro, riducendo il numero dei licenziati da 12 a 9, ma ciò non risolve la situazione, che è lo specchio di quanto sta accadendo a livello nazionale”.


 

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