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Sala Baganza, spettro mobilità per 12 dipendenti dell'Arquati

Lavoratori preoccupati per le misure annunciate dall'azienda per la messa in mobilità di 12 dipendenti e la cessione in affitto di ramo d'azienda del settore produzione. Cisl: "Fatturati in crescita, perché queste decisioni per un'azienda storica?"

Lo spettro della mobilità per 12 lavoratori dell'Arquati di ripresenta di nuovo. Il 1° ottobre la notizia resa nota dalla dirigenza ai suoi dipendenti, motivata dalla chiusura del reparto tende da interni per esternalizzare la produzione. Una notizia che genera preoccupazione e sconforto tra i 47 dipendenti dell'azienda, assunti con contratto a tempo indeterminato, alla quale si aggiunge la procedura in corso per la cessione con affitto di ramo d'azienda del settore produzione a un industriale milanese. L'ipotesi avanzata dalla rappresentanza sindacale è che si punti a snellire l'organico per consegnare la produzione con organico ridotto, per poi attingere a personale di cooperativa, con costi nettamente minori e condizioni lavorative precarie. I posti di lavoro a rischio riguardavano inizialmente 5 dipendenti del reparto di tende da interni, ai quali si sono aggiunti altri 7 dipendenti quando l’azienda ha deciso di installare un nuovo software che avrebbe determinato ulteriori esuberi tra dipendenti e personale operativo.

A stupire lavoratori e sindacati la decisione della messa in mobilità da parte di un'azienda che continua ad avere un fatturato in crescita. “L’affitto di ramo d’azienda non riguarda solo le tende da sole e i pergolati, ma le tende termiche che l’Arquati smetterà di produrre direttamente cedendo la produzione a un imprenditore di Torino. Davanti all’impegno dei dipendenti Arquati e del personale della cooperativa, l’azienda ha risposto mettendo in mobilità 12 persone e cedendo la produzione con affitto di ramo d’azienda. Cosa avrebbe fatto se invece il fatturato avesse registrato un calo?”, sottolinea Mauro Toscani, Cisl.

Una situazione che preoccupa non solo i 12 lavoratori interessati dall’apertura della mobilità, dato che secondo quanto sottolineato dal sindacato, ogni due anni l’azienda ridurrebbe l’organico mettendo in mobilità una parte di dipendenti, arrivando progressivamente a una netta diminuzione del numero dei lavoratori rispetto a pochi anni fa. Quella di Sala Baganza è un’azienda storica nel territorio, sottolinea Toscani, con un marchio conosciuto a livello nazionale e un riferimento ritenuto per anni solido nell’economia del parmense. “Le scelte di messa in mobilità e di esternalizzazione, oltre che cessione in affitto di ramo d’azienda, sono segnali preoccupanti, occorre che l’azienda faccia un passo indietro e rifletta sulle conseguenze che queste decisioni porteranno non solo per i dipendenti dell’Arquati, ma per l’economia del territorio che si basa sulla stabilità di imprese storiche come questa”.

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