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Art Lab, il giorno dell'occupazione

Art Lab, il giorno dell'occupazione

Art Lab a rischio sgombero, gli attivisti: "Diventerà la foresteria di un albergo"

Il 6 maggio 2011, in occasione dello sciopero generale indetto dalla Cgil, alcuni giovani occuparono uno stabile abbandonato di proprietà dell'Università. Diventò l'alloggio per alcuni studenti precati e la sede di tanti progetti sociali. Ora, dopo 4 anni, il progetto Master Town prevede al suo posto la foresteria di un albergo: sabato assemblea pubblica alla Corale Verdi

Il 6 maggio 2011, in occasione dello sciopero generale indetto dalla Cgil, alcuni attivisti si staccarono dal corteo, che stava transitando da Piazzale della Pace per giungere poi in piazza Garibaldi ed occuparono uno stabile, di proprietà dell'Università di Parma, abbandonato da anni. Dopo i lavori di ristrutturazione dei locali una decina di studenti precari trovò nello spazio occupato un alloggio. Oltre all'abitazione Art Lab ha portato avanti progetti di carattere sociale, dalla Scuola di Italiano alla Ciclofficina, alla Scuola di calcio antirazzista La Paz!, concerti, presentazioni di libri. Il progetto Master Town, presentato recentemente dall'assessore Alinovi, ridisegnerà la città e il quartiere Oltretorrente. Il progetto, scrivono gli occupanti "prevede che i locali occupati da Art Lab vengano ristrutturati ed adibirti ad uso foresteria. Insomma, il contenuto sociale e i progetti costruiti in 4 anni di vita verranno spazzati via per dare vita ad un Albergo". Sabato 7 febbraio alle ore 18 si terrà un incontro pubblico aperto ai cittadini presso la Corale Verdi di Vicolo Asdente. 


IL DOCUMENTO DI ART LAB. La storia di Art Lab comincia il 6 maggio 2011 in  Borgo Tanzi 26, uno stabile del 1600, abbandonato da decenni e dimenticato dall’Università che ne è proprietaria, diventa il progetto di riqualificazione e ristrutturazione dal basso che, in 4 anni di vita si trasforma in polo di numerose attività culturali, progetti rivolti al quartiere e a diverse realtà sociali. Art Lab oltre che una vera e propria casa per molti studenti e precari, è il luogo dell’organizzazione per chi sceglie di affrontare collettivamente la crisi e la precarietà, affrontando le difficoltà individuali, attraverso le pratiche di solidarietà e di mutuo aiuto.

In un momento di profonda disuguaglianza sociale, in cui le forme di povertà dilagano, e con esse le conseguenti manifestazioni di disagio sociale (dispersione scolastica, aumento degli homeless e degli occupati che non riescono ad arrivare alla fine del mese), crediamo che le risposte vadano trovate in una gestione consapevole e partecipata del territorio, e nella valorizzazione di esperienze di cooperazione. Art Lab vuole proporre una sperimentazione diversa del vivere quotidiano. Una realtà che non si ferma solo al mondo studentesco o lavorativo, ma contamina e si confronta con larghi pezzi della società, capace di comunicare e valorizzare le eterogenee anime di questo quartiere: dai bambini ai migranti, dai piccoli produttori agricoli del nostro territorio all’artigianato locale ed ecocompatibile, dai vecchi abitanti del quartiere al flusso costante e fresco di chi sceglie oggi di vivere la nostra città.

Proprio per questo motivo diventano essenziali progettualità come la Ciclofficina Velocipede che cerca di coniugare le buone pratiche della mobilità sostenibile con soluzioni economiche, che incentivino il riciclo e l’autoriparazione. Progetti come la Scuola di italiano per migranti “A voce alta” e la Squadra di calcio antirazzista “LaPaz!” hanno la finalità di abbattere le barriere (sociali, culturali, politiche, religiose) che dividono le persone. La conoscenza della lingua italiana, così come la pratica sportiva, diventano strumenti necessari e fondamentali per connettere soggetti e culture differenti che condividono il vivere quotidiano della città. Due esempi di pratiche che si pongono in antitesi rispetto all’orientamento ghettizzante delle norme istituzionali, ben lontane da ciò che si dovrebbe intendere per “politiche di accoglienza”. Crediamo che la socialità, la formazione ed il sapere siano misure ben più efficaci per creare processi di partecipazione attiva alla vita del territorio, rompendo quelle barriere invisibili in cui si insinuano razzismo e intolleranza, e agendo direttamente sull’inclusione sociale. Art Lab vive, da quasi 4 anni, solo ed esclusivamente attraverso l’impegno collettivo, l’autogestione, l’ambizione di costruire una connessione intima con la città, il territorio e soprattutto le persone che lo abitano.
Attraversiamo un momento storico in cui le città si trovano in una fase avanzata di “ristrutturazione”. Su di esse incombe l’ombra asfissiante della speculazione edilizia, giustificata dalla progettazione di grandi opere faraoniche mascherate nella forma dell’ innovazione urbanistica.

Art lab e il quartiere Oltretorrente verranno inglobati in un mastodontico progetto di restyling edilizio: Master Town. Il progetto oltre a molteplici altre opere che puntano soprattutto all’ incremento del fattore economico/turistico della città e del quartiere dell’Oltretorrente, prevede che i locali occupati da Art Lab vengano ristrutturati ed adibirti ad uso foresteria. Insomma, il contenuto sociale e i progetti costruiti in 4 anni di vita verranno spazzati via per dare vita ad un Albergo. Quando parliamo di università, negli ultimi anni, inevitabilmente parliamo anche di precarietà e non si può evitare di parlare di come a tantissimi studenti vengano tolti diritti inalienabili. I fondi universitari per mastercampus si utilizzano per finanziare 2000 alloggi privati per studenti. Ponendoci il problema della gestione di tali spazi abitativi, data l’ attuale condizioni di gestione privata,(vedi residenza Campus, residenza terzo millennio, dove gli affitti arrivano alla cifra di 750 euro al mese, senza un contratto registrato e totalmente scollegati dalla vita della città.), ci chiediamo che tipo di risorsa si riesca ad offrire alla comunità studentesca secondo gli attuali canoni. Inoltre tenere presente che in diverse aree didattiche del polo scientifico ci sono ingenti problemi strutturali, come infiltrazioni di acqua piovana nei laboratori e nelle aree didattiche e che tali lavori partirebbero solo nel 2016. Master Strategy, progetto che mira nei prossimi vent’anni a ridisegnare una città non in base alle attitudini e alle necessità di chi vive nei quartieri, ma seguendo gli interessi di gruppi di costruttori che non fanno altro che alimentare il discorso della gestione privata contro uno sviluppo di un sistema del “fare comune”.

Quante volte abbiamo visto posti, nelle nostre città, che rappresentavano anche solo luoghi della socialità più comune o che erano parte della nostra storia, strappati al vivere comune da interessi legati al profitto e ci siamo sentiti impotenti? Art Lab, come l’istituzione universitaria, puntano a riconnettere l’Università al territorio, ma è l’accezione che si da a questa frase che ci divide. Il significato per noi è relazionale, profondamente umano, per l’istituzione e per chi la governa, significa inseguire il flusso dei capitali territoriali. Questa lettura desta le nostre preoccupazioni per due motivi: il primo è che questa rincorsa economica si autogiustifica nell’assenza di fondi e prescinde spesso da cosa si vuole produrre; il secondo è che, nel recente passato, quando ci sono state partnership tra pubblico e privato, abbiamo sempre notato una socializzazione dei costi ed una privatizzazione dei profitti. La volontà dell’Università di non considerare nemmeno un progetto differente per lo stabile di Borgo Tanzi, indica ancora una volta la sordità delle istituzioni alle progettualità che nascono dal basso. I nostri progetti vengono tenuti in considerazione solo quando possono “rientrare” nel grande piano della mastercampus strategy, ridimensionati, addomesticati e generalizzati fra gli altri.

Noi abbiamo un progetto di riqualificazione strutturale per lo stabile di Borgo Tanzi e sociale per un quartiere, da valorizzare come sperimentazione e da riapplicare all’interno dei tanti immobili inutilizzati o sotto-utilizzati dell’Università e della città. Ci vien detto che mancano le risorse economiche per aprire aule studio, per far pagare meno le mense, per avere alloggi convenzionati o dottorati retribuiti. D’altro canto reputiamo che le risorse umane, gli spazi e le intelligenze ci siano e, come ci è stato riferito ad un colloquio con il Rettore, anche qualche milione di euro di fondi. Ciò che manca è la volontà di una reale sperimentazione democratica che dia spazi di autogestione ed autonomia. La democratizzazione dell’Università non consiste in un auletta studi data in gestione agli studenti, quella diventa una scusante per fare ancora una volta tagli alle spese. Questo per noi c’entra poco con il diritto alla città e molto con la speculazione. Bene, questo sarà il futuro e presto il presente del quartiere Oltretorrente e del resto della nostra città Per discutere di questo e di altro convochiamo la città ad un’assemblea aperta il giorno 7 Febbraio alle ore 18.00, nella sala convegni della corale Verdi in vicolo Asdente, 9".

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