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Asili riorganizzati e non tagliati? I genitori di Fognano: "E' tutto fumo negli occhi"

Nei giorni scorsi il Comune in conferenza stampa ha confermato l'intenzione di non applicare i tagli per l'anno scolastico in corso ma di voler "riorganizzare i servizi", attuando così una serie di interventi strategici per alcuni nidi e scuole dell'infanzia. I genitori di Fognano su Facebook: "E' tutto fumo negli occhi"

Chiusura degli asili e scuole per l'infanzia? "No, riorganizziamo il servizio", la risposta dell'assessore ai servizi educativi, Nicoletta Paci, riguardo alle preoccupazioni che hanno investito tutto il settore educativo in questi mesi, non accontenta nè genitori nè educatori. La conferenza stampa -indetta venerdì scorso- ha voluto far chiarezza sulle voci di presunte chiusure di nidi e scuole dell'infanzia evidenziando le volontà dell'amministrazione: "il nostro obbiettivo è mantenere i servizi là dove è possibile e negli altri casi riorganizzarli".

La causa del riassetto dei servizi, fa sapere il Comune, sarebbe dovuta sia alle motivazioni economiche (tagli ai comuni conseguenti alla legge di stabilità) ma anche ad "un calo di natalità che interessa non solo la nostra città ma piuttosto tutta Italia e che ha condizionato così anche le iscrizioni dei nidi e delle scuole per l'infanzia". Le affermazioni, non hanno soddisfatto gli interessati del settore ma, sono state invece motivo ulteriore per scendere in piazza sabato scorso per una fiaccolata composta e partecipata.

Sindacati, insegnanti, educatori, genitori, disabili e bambini ma anche persone che, seppur non toccate direttamente dal problema, hanno sentito la necessità di appoggiare il sentimento di malessere dovuto alle scelte comunali che lasciano ancora genitori e lavoratori in un clima di inquietudine per quello che sarà il destino dei servizi educativi. Da un paio di settimane sul web, più precisamente su Facebook, è nato un gruppo "Che si interroga su come tutelare e promuovere i servizi educativi rivolti ai bambini in età prescolare della città", tale gruppo chiamato "Per fare un bambino ci vuole un asilo", a seguito delle risposte dell'Amministrazione ha deciso di pubblicare una riflessione per chiarire e "smascherare" le strategie amministrative.

LA NOTA DEI GENITORI. "Asili: 4 punti per comprendere che è tutto fumo negli occhi"

Posti degli asili confermati, rette non toccate, semplicemente la necessità di adeguare l’organizzazione del servizio a una domanda ridotta a causa del fenomeno del calo delle nascite in Italia. Tutto bene quel che finisce bene. Francamente la conferenza stampa di venerdì del Vicesindaco Paci ci ha lasciati esterrefatti e sconcertati. Evidenziamo quattro punti, ma ci sarebbe da scrivere un libro.

1. Prima di tutto, è evidente che i posti vuoti negli asili a fronte di liste d’attesa ancora piene ha una causa ben precisa, che non è il calo della natalità. È il costo proibitivo delle rette! Oggi un nido pubblico costa più o meno come uno privato, ma offre un numero di giornate di servizio inferiore e, spesso, anche una qualità inferiore. Chi non può permetterselo, tiene i bambini a casa, magari rinunciando a possibilità di lavoro. Il fatto che la Dott.ssa Paci faccia finta di ignorare questo fenomeno nascondendosi dietro un dito ci fa veramente male.

2. In secondo luogo fa male che la Dott.ssa Paci non sia ancora entrata nel merito dei singoli asili, lasciando le famiglie ancora un fine settimana nell’angoscia. Gli asili “chiacchierati” sono tanti: Primavera, Coccinella, Aquilone… Si è soffermata sul caso del Primavera di Fognano, ci risulta, solo perché sollecitata, e presentando come virtuosa una soluzione che per chi rientra nello stradario (Fognano, Eia, Roncopascolo, San Pancrazio, Viarolo) suona invece come un duro colpo alla propria vita quotidiana. Diversi genitori con due o tre figli a Fognano (sono tanti) ad esempio si stanno già attivando presso asili privati, tagesmutter, babysitter e altre soluzioni del genere.

3. Altro problema: un bando, aperto solo per due settimane, e indetto senza avere la consapevolezza dei fondi a disposizione e dei flussi di conferma o trasferimento. Un bando alla cieca, quindi, che funge di fatto solo da semplice sondaggio esplorativo per poter successivamente confermare o tagliare (di sicuro non ampliare) le strutture e i posti effettivamente disponibili, contestualmente alla pubblicazione delle graduatorie. Ma è evidente che, a punteggio assegnato, i genitori non avranno altra scelta che subire la propria sorte: e, immaginiamo, saranno ancora di più quelli che rinunceranno al servizio perché dirottati su soluzioni non gradite o poco convenienti, rendendo ancora più inefficiente il sistema.

4. Infine, un invito a compilare tutte le quindici opzioni per i nidi e le otto per la materna. Ma chi ha davvero otto o addirittura quindici preferenze da esprimere? Ogni famiglia ne valuta di fatto due, tre al massimo, come reali “preferenze”, perché i parametri di giudizio sono essenzialmente due: comodità logistica e passaparola positivo. Il resto non è una preferenza, è un ripiego.

Risultato, in tutti e quattro i punti evidenziati: le famiglie fuggiranno sempre più dal servizio pubblico. E così si innesca una spirale che, di anno in anno, porterà Parma da esempio virtuoso a pecora nera. Eccovela servita, la #parmachecambia.

Come coordinamento “Per fare un bambino ci vuole un asilo”, dopo la partecipazione a fianco dei Genitori Infuriati alla fiaccolata del 31 gennaio, abbiamo chiesto formalmente al Sindaco Federico Pizzarotti che l’incontro con i rappresentanti dei genitori indetto per lunedì 2 febbraio venga trasmesso in diretta streaming o, qualora ciò non fosse tecnicamente possibile, in differita sul canale YouTube del Comune. Successivamente metteremo in campo ogni mezzo per vedere cosa si nasconde dietro questo comportamento da parte dell’Amministrazione e bloccare quello che, dopo il caso-disabili, sembra essere un nuovo tentativo di smantellare il sistema dei servizi educativi pubblici “zero-sei” a Parma.

Consultandosi con le famiglie solo a bando pubblicato, alla faccia del modello 5 Stelle di democrazia “partecipata” e dei buoni propositi validi, come al solito, solo per vincere la campagna elettorale"

Immaginando che dietro a chi ha scritto questa riflessione ci siano persone ben vicine alle necessità degli asili e delle scuole dell'Infanzia e che ogni giorno toccano con mano lo status del settore educativo abbiamo voluto pubblicarla per intero come risposta diretta alle volontà amministrative.

Altro punto che dovrà essere preso in considerazione in tutta la questione e potrebbe modificare tutte le carte in gioco, anzi ribaltare direttamente il "tavolo di gioco" è la legge delega della riforma delle scuole dell'Infanzia, pronta in Commissione Senato e firmata da una senatrice Pd, Francesca Puglisi, in materia di "Sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai sei anni". Questa riforma porterebbe "all'unificazione del settore dell'educazione della prima infanzia". In sintesi, l'unificazione degli asili (0-3 anni) con le scuole dell'infanzia (3-6 anni) che comporta un accorpamento del servizio da 0 a 6 anni. Nella nostra città la scelta è già stata presa per quanto riguarda le 2 strutture Margherita e Palloncino Blu.

Questo tipo di servizi sarà dirottato sotto la responsabilità del Ministero dell'Istruzione e non più delle amministrazioni comunali. Ciò potrebbe portare a minori problematiche per questo riguarda le scelte economiche e di bilancio amministrativo, non gravando più sulle casse locali con qualche rischio però per quanto riguarda la continuità di quelle modalità e di quei programmi educativi, ancora oggi motivo di vanto a livello europeo.  

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