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Assarag, udienza di opposizione all'archiviazione: la verità da un gruppo di studenti?

Rachid aveva denunciato le presunte violenze nel carcere di Parma. Il racconto della moglie Emanuela: 'Cinque studenti di Giurisprudenza dell'Università di Ferrara, che hanno ascoltato gli oltre 300 audio di Rachid, non sono stati fatti entrare, avrebbe voluto imparare qualcosa per il loro futuro lavoro'

Nel pomeriggio del 10 maggio si è svolta, presso il Tribunale di Parma, l'udienza di opposizione all'archiviazione, chiesta dalla Procura di Parma in merito alle presunte violenze subite nel carcere di via Burla a Parma da parte del detenuto Assarag Rachid. L'udienza, che si è svolta alla presenza di Rachid, dei suoi avvocati, della Pm Emanuela Possa, degli avvocati degli agenti indagati e la Gip ha previsto un breve intervento da parte di Rachid e degli avvocati. Le altre parti saranno ascoltate il 28 giugno. L'udienza si è svolta a porte chiuse. 

La moglie di Rachid, Emamuela d'Arcangeli, che sta sostenendo il marito durante tutte le udienze da quando ha deciso di denunciare le presunte violenze che avrebbe subito da alcuni agenti del carcere parmigiano, ha spiegato di non essere potuta entrare all'interno dell'aula e che si trovava davanti al Tribunale con cinque studenti di Giurisprudenza dell'Università degli studi di Ferrara che fanno parte del corso di 'Cliniche Legali' e che hanno deciso di ascoltare gli oltre 300 audio raccolti da Rachid all'interno del carcere.

"Questi studenti -fa notare la moglie di Rachid Emamuela - che non sono stati fatti entrare nonostante avessero fatto richiesta in anticipo allegando documenti e attestati di frequenza hanno intenzione, basandosi sugli audio, di individuare le ipotesi di reato; mettere a confronto il contenuto degli audio, con i verbali della polizia, i referti medici e il contenuto delle denunce. Infine, non contenti, sono persino riusciti, senza l’ausilio di verifiche fotografiche o perizie foniche, a individuare i nomi degli agenti e medici potenzialmente coinvolti nelle violenze e nei depistaggi, basandosi esclusivamente sui turni di lavoro, la provenienza geografica e l’accento".

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