Audit, Quintavalla: "I cittadini pagheranno il 90,5% del debito"

Dati allarmanti ieri sera alla Commissione sul debito tra emergenza occupazionale, nuove povertà e la piaga degli sfratti. Debito sulle spalle dei cittadini: "Gli indignati pretendevano di avere un cambiamento"

"I cittadini pagano per il 90,5% il debito, dopo aver subito il saccheggio di risorse pubbliche e indignati pretendevano di avere un cambiamento". Queste le parole di Cristina Quintavalla nel corso della convocazione dell'Audit sul debito, il lavoro, i diritti e il ruolo del Comune in merito.Un'amministrazione comunale che deve far fronte a difficoltà a causa dei tagli nazionali e per quanto previsto dal patto di stabilità, ma che deve, secondo Quintavalla, riflettere sul suo ruolo di istituzione pubblica che tutela i diritti, accettando che le risorse dei cittadini debbano essere trasferite a banche e imprese che "hanno responsabilità massima. Una politica di ripianamento del debito del "costi quel che costi" non porta altro che alla perdita del ruolo istituzionale. La novità a cui abbiamo creduto per mesi non può consistere in spostamenti di risorse, solo con un cambiamento nei rapporti di potere si potrà ridefinire il debito e si potrà parlare di una diversa politica del debito".

OCCUPAZIONE A PARMA - Dati allarmanti quelli illustrati da Giacomo Ghirardini sulle conseguenze occupazionali della crisi dei debiti sovrani. Una doppia caduta in recessione quella subita anche a Parma, con una prima fase di crisi già nel 2008-2009 con perdita di posti di lavoro, a cui è seguita una timida fase di ripresa con il recupero di circa 3000 posti di lavoro. "Una speranza di ripresa rispetto a realtà più drammatiche nel resto d'Italia, prima della seconda fase di crisi. Una delle caratteristiche maggiormente devastanti di questa crisi è proprio quella di avvenire a seguito di un periodo di ripresa". Stando ai dati raccolti, in provincia di Parma il campanello d'allarme è scattato con un netto rallentamento, nel primo semestre del 2012, nelle esportazioni, nonostante si trattasse di un settore altamente competitivo e efficiente. Inevitabili i riflessi occupazionali, con una diminuzione degli avviamenti al lavoro con cali significativi nel settore manifatturiero. Ben 821 i posti di lavoro persi nel primo semestre di quest'anno, dei quali 522 nel solo settore manifatturiero, in passato fiore all'occhiello nell'economia del territorio. Eccezione che ancora riesce a far fronte alla crisi mantenendo invariati i livelli è la food industry: "non solo movida ma ristoranti, bar, pub, fast food, la gente continua a consumare pasti fuori casa e ciò garantisce il mantenimento di un buon livello per il settore, nonostante le condizioni contrattuali dei lavoratori spesso al limite della legalità". Lo scoppio della bolla immobiliare solo una delle cause che hanno portato alla distruzione dei posti di lavoro anche a Parma, basti pensare al numero di esercizi che in sei mesi quest'anno hanno chiuso: 94 nel solo centro storico, sottolinea Ghirardini. Il prezzo più salato quello pagato proprio dalle piccole imprese, che non hanno possibilità di esportare. "Un cambiamento epocale perchè sulle piccole imprese il territorio in passato ha costruito una buona parte della sua ricchezza". Ma la maggiore criticità occupazionale, secondo quanto emerso dai dati raccolti , quello della mancanza di di occupazione nel welfare, secondo prospettive dettate dal fiscal compact che determinano riduzioni nella pubblica amministrazione e nel settore dei servizi sociali direttamente o indirettamente collegati. "Con il numero di disoccupati prodotti, tra quelli giovani a causa della mancanza di crescita, e quelli anziani a causa della distruzione di posti di lavoro, si rischia di essere considerati anziani a 34 anni se magari si ha un figlio e non si è più disposti ad accettare ogni genere di condizione. La crescita dell'utenza ai centri per l'impiego della provincia di Parma è significativa in merito: 12364 patti di servizio stipulati solo nel primo trimestre del 2012, a fine anno saranno circa 24mila le persone in gravi difficoltà occupazionali".

NUOVI POVERI - Nel contesto del debito, della crisi e della mancata crescita occupazionale del territorio, si inserisce incombente la crescita dei nuovi poveri anche a Parma. Tra le testimonianze nel corso dell'incontro quella dell'Emporio Nuove Povertà, un progetto nato recentemente con il sostegno di associazioni che operano sul territorio. Un market solidale a cui hanno accesso persone in grave difficoltà economica, che possono prelevare ciò che è più consono alle proprie esigenze, secondo un monitoraggio degli accessi e dei dati. "In due anni e mezzo – ha sottolineato un esponente di Emporio Nuove Povertà –, quasi 1600 nuclei famigliari hanno chiesto una tessera da noi, quindi si parla di 5000 persone, tra cui nuclei monogenitoriali ma anche tante famiglie molto numerose. Per il 60% si tratta di persone già note ai servizi sociali, il restante 40% è chi per scelta o per difficoltà di accesso non è stato rilevato da chi ha la delega per questo tipo di bisogno. Per il 75% si tratta di famiglie migranti, contro il 25% di italiani, ma si tratta non di emergenze dal nord Africa ma di persone che risiedono anche da oltre 10 anni sul territorio, quindi cittadini a tutti gli effetti, che però non si sono integrati o hanno perso il posto, arrivando a un reddito medio molto basso, attorno a 2000 euro di Isee all'anno. Tra loro un numero in crescita di persone che si approcciano ora per la prima volta con la povertà e per questo ancor più in difficoltà ad affrontare la situazione".

DORMIRE FUORI - Situazione grave anche quella messa in luce da Alberto Marzucchi, Ciac Rete dormire fuori, che racconta del numero di persone, attorno ai 150, che passano la notte fuori, dormendo in ripari di fortuna o alla stazione, con pericoli come lo spaccio  o l'alcolismo. "Tanti di loro sono clandestini, tra loro oltre all'emergenza rifugiati, ci sono vittime del consumismo, richiamati dalla grande illusione solo una volta arrivati hanno fatto i conti con la realtà e non tornano più a casa per non essere visti come falliti". In polemica con l'operato delle precedenti amministrazioni comunali, Marzucchi ha sottolineato che in passato si tendeva a spendere ingenti somme destinate all'emergenza freddo, finendo poi in fretta i soldi e liquidando il problema con totale mancanza di considerazione anche nei confronti dell'operato delle associazioni di volontariato che operano sul territorio, colpendo inoltre per dare costantemente l'idea di persone pericolose, con la presenza dei militari a dare l'idea di una città sotto scacco degli immigrati. Ora quella ostilità non sembra esserci ma occorre una chiamata in causa del Comune e dei cittadini".

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EMERGENZA SFRATTI - Nell'ottica dell'emergenza sociale, riflessioni anche sulla situazione degli sfratti nel territorio, da parte Katia Torri, rete Diritti in Casa, che ha sottolineato come ci sia una richiesta sempre maggiore di aiuto, che arriva per la maggior parte da extracomunitari ma anche da tante famiglie parmigiane. "La maggior parte di loro lavorava nel settore dell'edilizia, con casi limite come chi si è trovato nella situazione di non riuscire più a pagare l'affitto presso la casa del datore di lavoro perchè questi aveva smesso di pagarlo". Poco efficaci, a detta di Torri, le misure adottate dall'Amministrazione per contrastare l'emergenza. L'auser sociale è fallimentare perchè copre soprattutto la fascia medio bassa, sarebbe invece opportuno pensare a rimettere a nuovo appartamenti sfitti". Visto negativamente anche il fondo sociale per il rinvio, per la difficoltà ad attecchire da parte di chi possiede l'immobile e per effetti definiti disastrosi. Un'ipotesi da tenere in considerazione quella adottata a Firenze con il blocco degli sfratti per 3 mesi, per individuare soluzioni. "Per fare tutto questo ci vuole un atto di coraggio, come per la requisizione di case sfitte da anni".

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