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La metà dei bambini adottati internazionalmente soffre di problemi sanitari

I dati emersi al Convegno medico scientifico "Il Pediatra e le adozioni internazionali" tenutosi lo scorso 12 marzo a Parma indicano che, su 4000 bambini adottati internazionalmente giunti ogni anno in Italia, il 50% presenta problemi di carattere medico - sanitario con patologie che non di rado assumono un'entità abbastanza grave, come dimostra quel 15% di casi definiti "special needs" proprio per la loro gravità

a-convegno-adozioni-internazionali-1Per affrontare adeguatamente tale situazione, la Regione Emilia Romagna, dove annualmente arrivano circa 300 minori stranieri adottati da famiglie italiane, ha predisposto nel 2007 un protocollo (con l'aggiunta nel 2009 dell'esenzione ticket per i primi due anni su tutti gli esami) finalizzato a “tutelare la salute psico – fisica dei bambini adottivi”, affidandone l'accoglienza e l'applicazione dello stesso protocollo ai pediatri di libera scelta. Un ruolo non da poco e per il quale occorre un continuo aggiornamento e approfondimento sia in materia diagnostica e terapeutica che di prevenzione.

Ed è, appunto, per dare risposta a questa necessità che si è tenuto a Parma il Convegno “Il pediatra e le adozioni internazionali”. Promosso dall'Azienda Ospedaliero - Universitaria di Parma e organizzato da Raffaele Virdis, già associato di Pediatria e fondatore del Centro Adozioni Internazionali dell'ospedale Maggiore, l'evento è stato concepito come un vero e proprio corso di formazione professionale con interventi di carattere medico scientifico da parte di esperti di livello nazionale. In particolare si è parlato dei protocolli sanitari di accoglienza, delle patologie infettive e parassitarie più frequenti, delle vaccinazioni e dell'opportunità di ripeterle, delle complicazioni auxologiche (bassa statura, obesità e pubertà precoce), metaboliche (ipertiroidismo, rachitismo) neurologiche e psico-comportamentali.

Durante gli interventi si è potuto apprendere che le maggiori patologie da cui sono affetti i minori arrivati da noi attraverso adozioni internazionali riguardano innanzitutto le parassitosi intestinali, seguite dalle tubercolosi (in genere latenti), dalle epatiti, da infezioni cutanee e da problemi genetici. Si è anche appreso che la provenienza di questi bambini vede al primo posto i Paesi dell'Est Europa (ex blocco sovietico) con il 20-25%, al secondo India Nepal e Sud America con il 10-20%, in crescita gli arrivi da Cina e Sud-est asiatico, che al momento si aggirano intorno al 5-15%, e dai Paesi africani, attualmente intorno al 3-10%.
Alla fitta platea di presenti (tanti da riempire l'ampia sala dell'Hotel Parma e Congressi che ha ospitato l'evento), non solo pediatri di libera scelta e ospedalieri, ma anche medici, varie figure professionali - sanitarie e genitori di bambini adottati, Raffaele Virdis, intervenendo con tutta la passione ed esperienza che lo hanno caratterizzato in oltre 20 anni di lavoro presso il Centro per le Adozioni Internazionali da lui diretto, vero fiore all'occhiello della sanità parmense (dove arrivano per controlli bambini da tutta Italia), ha fatto notare che “per ottenere migliori esiti sulle problematiche medico - sanitarie dei minori stranieri adottati, occorre puntare, oltre che a una preparazione sempre maggiore da parte dei pediatri e dei medici di famiglia che li seguiranno negli anni a venire, soprattutto a un impegno a livello regionale per creare dei Centri istituzionalmente riconosciuti che si occupino di effettuare, fin dall'arrivo dei bambini adottati all'estero da famiglie italiane, mediante visita pediatrica ed esame di screening, un'adeguata valutazione del loro stato di salute”.

Al riguardo, Giuseppina Veneruso, forte di una decennale esperienza come responsabile del Servizio per il bambino Adottato e Immigrato del Mayer di Firenze, ha confermato che “questo consentirebbe di realizzare esami strumentali, visite specialistiche e indagini di laboratorio con diagnosi precoce di malattie infettive asintomatiche, quali tubercolosi, epatiti e parassitosi varie”. Il tutto, evidentemente, a vantaggio della salute del bambino, ma anche di chi con questi si trova a dover stare a stretto contatto.

Foto 1: pubblico in sala
Foto 2: a sinistra Sergio Barnasconi - a destra, al pc, il professor Raffaele Virdis in un momento del convegno

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