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Tagli a Banca Monte, i sindacati: "Un ricatto inaccettabile"

Fabi, Fiba Cisl, Cgil Fisace Uilca contro il piano del Gruppo Intesa: "Un attacco strumentale da un gruppo da 90 mila dipendenti che decide a tavolino di risparmiare il 10% senza toccare gli stipendi dei top manager"

"Siamo davanti a una mercificazione dei lavoratori, un ricatto inaccettabile esercitato per puntare sui ricavi minacciando i dipendenti di accettare di venire meno ai propri diritti subendo ulteriori tagli al salario in alternativa ai licenziamenti". La dirigente provinciale Uilca Parma Lia Bergamini sintetizza così la situazione dei lavoratori Banca Monte Parma, dopo mesi di "turbolenza sindacale" sfociati in manifestazioni e proteste contro la politica del gruppo Intesa SanPaolo. Le vicende hanno inizio nel 2011 quando Banca Monte viene acquistata dal gruppo Intesa San Paolo, a cui seguono lunghe fasi di riorganizzazione aziendale e ristrutturazione.

Una prospettiva che prevede sin da subito tagli e mobilità siglati da un accordo firmato dai sindacati con la previsione di due anni (2011 e 2012) di tagli del 30% sui salari dei dipendenti Banca Monte Parma e l'uscita di 100 persone, 1/5 della forza lavoro. Secondo l'accordo, a partire dal 1 maggio 2014 il gruppo Intesa avrebbe dovuto ripristinare una serie di voci economiche e ripristinare benefici. Aspettative disattese con la notizia dell'avvio di una riorganizzazione di cui, raccontano i sindacati, non sarebbero stati forniti dettagli. "Ci siamo trovati davanti a un ricatto vero e proprio: o accettiamo nuovi tagli alle retribuzioni, o ci saranno 50 esuberi - sottolinea Bergamini -. La procedura è stata chiusa senza trovare un accordo con i sindacati, ma attraverso una lettera con cui si ignorano gli accordi precedenti con la riserva di aprire procedure di licenziamenti collettivi ai sensi della 91".

Secondo quanto sottolineato dai sindacati, le conseguenze del piano prospettato dal gruppo Intesa avrebbero pesanti ripercussioni anche sul territorio, non solo sui dipendenti, con un aumento dei disservizi e con la messa a rischio di un riferimento storico per Parma, Reggio Emilia e Piacenza. "Riteniamo che non solo questi esuberi siano ingiustificati, dato che le richieste di part-time inoltrate da alcuni dipendenti non sono state accolte a causa di un organico striminzito, ma si tratta di un attacco mirato, di un trattamento peggiorativo da parte di un gruppo da 90 mila dipendenti che non vive alcuna crisi economica ma che decide a tavolino di risparmiare il 10% sul territorio, che equivale esattamente al taglio di 50 posti di lavoro", sottolinea Franco Savi, Rsa Fabi Banca Monte Parma.

I sindacati si chiedono anche il perchè della scelta di risparmiare tagliando sui salari dei dipendenti ma continuando a preservare i guadagni dei top manager, aumentando in modo esponenziale la forbice nella disparità di trattamento. "C'è una contraddizione tra quanto proclamato esternamente e la politica del risparmio con cui va a colpire unicamente i bancari", ha rimarcato Andrea Paterlini , Rsa Fiba Cisl Banca Monte Parma.

I lavoratori e i rappresentanti sindacali si dicono pronti a intraprendere nuove iniziative per esprimere dissenso nei confronti delle intenzioni del Gruppo Intesa su Banca Monte, per domani venerdì 18 è previsto uno sciopero a partire dalle 9,30 davanti al cinema Astra con un'assemblea e un corteo sino alla sede di via Cavour e per il 2 maggio è previsto uno sciopero con mobilitazione dei dipendenti. La parlamentare Patrizia Maestri ha depositato un'interpellanza in merito per chidere conto dell'atteggiamento del Gruppo Intesa al Ministero: "Siamo pronti a portare avanti la nostra battaglia sino al Ministero dello Sviluppo Economico per contrastare questo ricatto - sottolinea Paterlini -. Attendiamo che arrivi un appoggio dalle istituzioni locali, Comune e Provincia, la politica dovrebbe avere le orecchie tese perchè quanto si prospetta potrebbe avere pesanti ricadute non solo sui lavoratori ma sull'intero territorio".

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