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Clandestini reclutati in Marocco per spacciare nel parmense: sgominata banda di pusher

C'è anche Busseto tra le 21 piazze di spaccio eliminate dai Carabinieri di Fiorenzuola che smascherano un vastissimo giro di cocaina ed eroina tra Emilia e Lombardia. L'attività di spaccio si stava estendendo anche a Parma ma è stata fermata grazie all'indagine

C'è anche Busseto tra le decine di piazze di spaccio eliminate dai Carabinieri di Fiorenzuola che hanno smascherato un vastissimo giro di cocaina ed eroina a cavallo tra l'Emilia e la Lombardia. Molti tossicodipendenti di Parma si spostavano per comprare la droga ma ben presto, come sottolineato dagli inquirenti, l'attività si sarebbe estesa anche alla provincia di Parma. L'operazione portata a termine dai Carabinieri ha fermato tutto. L'operazione, condotta dalla Compagnia di Fiorenzuola, denominata “MYOCASTOR” ha previsto l'arresto di un magrebino, residente nel milanese, che reclutava clandestini per farli diventare spacciatori. L’uomo è stato arrestato insieme ad altri suoi 14 collaboratori e sono stati eseguiti 23 ordini di cattura con altre 28 persone denunciate in stato di libertà, sradicando una pericolosa organizzazione di spaccio a cavallo fra Lombardia ed Emilia. Dalla metà dell’anno 2015 la provincia di Piacenza è stata oggetto di una invasione di spacciatori magrebini provenienti dall’hinterland milanese che hanno creato numerose piazze di spaccio nelle zone rurali.

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L’insediamento delle attività criminale, ha determinato un forte afflusso di tossicomani provenienti anche dalle vicine province di Parma, Cremona e Lodi. Il modus operandi di queste batterie di magrebini, solitamente composte da 3 o 4 elementi per ogni luogo di spaccio (vedette, telefonista e addetto allo spaccio), è quello tipico dello smercio di stupefacenti. La scelta dei luoghi di spaccio veniva agevolata da alcuni loro connazionali e tossicomani che vivono in provincia e che conoscevano bene le zone rurali. I luoghi venivano scelti in maniera certosina poiché dovevano essere controllabili dagli spacciatori in modo da prevenire i controlli delle forze di polizia e garantire una fuga immediata.

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Gli spacciatori avevano l’abitudine di nascondere lo stupefacente in buoni quantitativi sotterrandolo in modo tale da poter muoversi più tranquillamente ma l’evolversi delle investigazioni ha permesso di capire quando giungevano i rifornimenti e pertanto intercettare la droga. Gli spacciatori giungevano sui luoghi di spaccio direttamente con telefoni con la rubrica piena dei numeri dei clienti della zona e una volta sul posto li contattavano tramite sms e mellifluamente gli facevano sapere che avevano la droga di buona qualità. Da questo numero, una volta contattati, fornivano indicazioni per raggiungere i luoghi di spaccio e ricevevano gli ordinativi di “bianca” o “la bella” (cocaina) e “scura” o “la brutta” (eroina). In particolare venivano create piazze, oltre che a Busseto, anche a Pontenure - Monticelli D’Ongina (Isola Serafini ed Olza) – Castelvetro - Fiorenzuola D’Arda (San Protaso e Felina) – Cadeo (Saliceto) – Castell’Arquato (loc. Dossi) – Carpaneto Piacentino (Travazzano e Nicrosi) – Alseno (Chiaravalle) - Caorso – San Pietro in Cerro – Cortemaggiore oltre che in altri comuni delle limitrofe province quali Castelnuovo Bocca d’Adda (LO), Santa Cristina e Bissone (PV) e Cremona.

Gli approfondimenti effettuati hanno evidenziato che gli spacciatori hanno detenuto armi (fucile – pistole – roncole e bastoni) che utilizzavano per intimidire i clienti evitando così ogni discussione sia sulla qualità sia sulla quantità di stupefacente ceduto (in una circostanza un tossicomane ha offerto agli spacciatori una pistola in cambio dell’eroina). Che fossero soggetti determinati e senza scrupoli è apparso in maniera palese quando, al momento di essere fermati a bordo di auto rubata e con la droga addosso, non hanno avuto remore nello speronare un’auto civetta dei Carabinieri ferendo un maresciallo o colpendo un brigadiere con un calcio per garantirsi la fuga ed evitare l’identificazione. Nel corso degli accertamenti è stata verificata la volontà di estendere questa colonizzazione del territorio sino alla provincia di Parma grazie all’aiuto di alcuni tossicodipendenti, cosa non avvenuta grazie all'indagine dei Carabinieri. Le investigazioni svolte a mezzo anche di indagini indirette hanno permesso nel corso di questo anno di smantellare ben ventuno piazze di spaccio partendo nel dicembre scorso con l’arresto in flagranza di 4 extracomunitari in località Riglio a cavallo dei comuni di Cadeo e Pontenure poiché trovati in possesso di grammi 100 circa di cocaina mentre si apprestavano ad iniziare la loro illecita attività. Poi sono stati monitorati i vari gruppi di spaccio presenti sul territorio e sono stati arrestati gli spacciatori. In alcuni casi l’attività investigativa ha previlegiato l’intervento dei Carabinieri in flagranza di reato in altri casi si è preferito agire con l’emissione di O.C.C.C. per stroncare queste illecite attività. Nel corso delle indagini sono state arrestate 14 persone in flagranza di reato (due italiani) ed una su cui pendeva un decreto di espiazione di pena. Sono stati emessi, in base alle prove raccolte, dal GIP del Tribunale di Piacenza Dottor Bersani  27 O.C.C.C. di cui 23 eseguite (4 soggetti sono ricercati); 4 obblighi di dimora ed un divieto di dimora. Sono state deferite anche 28 persone in stato di libertà. Nel corso dell’operazione è stato recuperato quasi un chilo di sostanza stupefacente tra eroina e cocaina. La maggior parte dei soggetti implicati in questa indagine sono di origine magrebina, in particolare marocchina, e sono tutti clandestini in Italia, giovani che vengono reclutati anche nel paese natio per svolgere quest’attività dietro un minimo compenso giornaliero (dai venti ai cinquanta euro) più vitto ed alloggio a Milano. Tra questi anche un minorenne che è stato deferito alla competente Autorità Giudiziaria che ne ha disposto l’arresto e la reclusione in un’idonea comunità. Pochi giorni fa, dopo circa 5 mesi di serrate ricerche è stato localizzato ed arrestato in Milano ANNAOUI Bouazza, classe 75, soggetto che dirigeva la maggior parte degli spacciatori identificati in questa indagine, che tra l’altro era ricercato poiché doveva scontare anche una pena di 5 anni e mezzo per alcuni reati commessi in provincia di Rimini negli anni 2003-2007.

Si è anche accertato che questo soggetto reclutava la manovalanza facendola giungere clandestina dal Marocco a bordo di autotreni lungo la rotta Marocco-Spagna- Francia- Ventimiglia, dietro corrispettivo che variava dai 1500 ai 2500 euro, per poi ospitarli in due appartamenti siti in Milano, (al momento dell’arresto all’interno dell’abitazione vi erano altri sei connazionali) da dove li avviava all’attività di spaccio nelle aree rurali del piacentino. Inoltre in caso di arresto garantiva loro assistenza legale oltre ad inviare soldi e effetti personali in carcere tramite interposte persone. Infine questa indagine ha confermato che esiste purtroppo un elevato numero di tossicomani anche molto giovani e che l’eroina è una piaga sociale grande poiché è ancora lo stupefacente più utilizzato nonostante sia risaputo che crea una gravissima dipendenza.

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