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Si fingevano avvocati e contestavano debiti inesistenti, sgominata banda di truffatori: 8 arresti

Operazione 'Fast&Furious': i carabinieri di Parma hanno eseguito gli arresti all'alba tra Parma, Monza e Roma: decine di truffe in tutta Italia. Ecco come funzionava: le richieste di denaro partivano dal mancato pagamento per riviste delle forze di polizia

Telefonavano a casa delle vittime spacciandosi per avvocati, funzionari in servizio presso le cancellerie o gli uffici contenziosi di vari Tribunali o presso la Corte dei Conti; segnalavano il mancato pagamento di abbonamenti a riviste riconducibili alle Forze di polizia e l’esistenza di una conseguente consistente esposizione debitoria; proponevano una transazione bonaria per estinguere il debito con un bonifico bancario di cui fornivano il codice iban per scongiurare l’attivazione del recupero forzoso del credito attraverso atti di pignoramento. Era questa la tecnica adottata da una banda che ha compiuto decine di truffe in tutta Italia,  sgominata, la mattina del 5 dicembre, dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Parma. Arrestati otto indagati: associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di truffe e riciclaggio i reati contestati.

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La base operativa

Il gruppo criminale – costituito da 10 persone - pur avendo base logistica nel comune di Sesto San Giovanni era operativo sull’intero territorio nazionale. Le vittime prescelte avevano le medesime caratteristiche: professionisti in attività o in pensione, persone anziane che in passato erano stati abbonati a riviste di polizia. La base logistica era in un appartamento adibito a call center, da dove i malviventi contattavano le proprie vittime. I telefonisti avevano nella disponibilità elenchi di persone trafugati da uno degli indagati da uffici di varie case editrici con le quali in passato aveva collaborato. All’interno della sede sono stati trovati gli elenchi con i nomi delle vittime e la loro situazione debitoria, telefoni cellulari e relative sim utilizzati per le truffe, appunti manoscritti, carte postepay e una notevole documentazione bancaria relativa al trasferimento dei fondi dall’Italia alla Bulgaria. 

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Le indagini 

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Monza, sono state avviate dal Reparto Operativo dei carabinieri di Parma nel mese di febbraio 2016: signora parmigiana di 75 anni riferiva al 112 di essere stata appena contattata da tale dottor Peruzzi che le imputava uno stato di insolvenza, pari a circa 4 mila euro, derivante dal mancato pagamento di alcune rate di un abbonamento ad una rivista inerente le Forze di polizia. Il dottor Peruzzi, che affermava trovarsi nella stanza di un magistrato presso il Tribunale di Milano, la sollecitava –a suoi dire in accordo con il  magistrato – a liquidare l’importo, comprensivo di iva all’11%, entro il mattino successivo in modo da evitare il pignoramento dei suoi beni a mezzo di ufficiale giudiziario. Forniva anche il codice iban, l’indicazione della ditta beneficiaria e la causale del bonifico bancario: “chiusura rapporti in essere”.

Le prime verifiche condotte dai militari del Nucleo Investigativo di Parma consentivano di ricondurre il codice iban ad un conto corrente acceso presso la United Bulgarian Bank di Sofia e che le utenze telefoniche utilizzate dal dottor Peruzzi erano intestate a persone inesistenti e peraltro mai più utilizzate dalla banda.

Ecco come la banda sceglieva le vittime

I nomi delle future vittime erano inseriti in un archivio, a disposizione di uno dei componenti della banda, poichè avevano effettivamente sottoscritto abbonamenti a riviste. L'organizzazione criminale che è stata stroncata dagli arresti dei carabinieri della compagnia di Parma aveva strutturato tutto nel dettaglio per scucire soldi ai cittadini anziani ai queli si rivolgeva: con la scusa di una mancata disdetta dell'abbonamento infatti alcune persone, appartenenti alla banda, telefonavano agli anziani chiedendo il pagamento di una cifra di denaro dai 2 mila ai 6 mila, con la minaccia di intraprendere le vie legali nel caso i pagamenti non fossero stati portati a termine. In questo modo l'organizzazione riusciva a ottenere ingenti quantità di denaro: se la vittima pagava subito c'era addorittuta uno sconto, anche del 50%. I militari, che hanno eseguito gli arresti alle prime luci dell'alba di oggi, martedì 5 dicembre, hanno ricostruito il modus operandi della banda, affidando a ciascun indagato un ruolo specifico. Grazie alle indagini sono stati verificati 16 casi di truffa ma gli inquirenti sono convinti che ce ne siano stati molti di più: gli arresti hanno impedito che ne venissero messi in atto molti altri.

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Gli arrestati: tutti i ruoli nella banda

Tra gli arrestati A.D. di 44 anni, operante nel settore dell'editoria aveva il ruolo di fornire i nominativi ed i numeri di telefono delle vittime, V.F. di 36 anni, operante del settore immobiliare si occupava della logistiva, fornendo gli arredi, i telefoni cellulari e le schede, M.G. di 40 anni, S.A. di 33 anni, N.B. di 28 anni e P.F. di 25 anni erano i telefonisti che si presentavano come il dottor Peruzzi e il dottor Paganella i primi due, la dottoressa Perego e la dottoressa Nava le ultime due, ovviamente nomi di fantasia. Se la truffa andava a buonfine il bottino veniva suddiviso al 50% tra il telefonista e i primi due indagati. M.F. di 43 anni era intestataria di quattro conti correnti, tra cui quello indicato alle vittime per l'effettuazione dei bonifici mentre M.S. di 56 anni era intestatario del postepay sul quale i truffatori facevano transitare i profitti. Agli ultimi due arrestati il Pubblico Ministero di Monza ha contestato anche il riciclaggio per aver ricevuto il denaro sui propri conti e per aver eseguito operazioni allo scopo di occultare la provenienza del denaro. In quattro casi agli indagati è stata contestata l'aggravante di aver agito approfittando dell'età delle vittime. 

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