Bandiera palestinese e israeliana, Gap a Pizzarotti: "Equidistanti? Vuol dire essere complici"

Bandiera palestinese dal Ponte delle Nazioni. Il Gruppo di Azione per la Palestina risponde al sindaco Federico Pizzarotti che aveva scritto un post su Facebook in occasione dell'aggiunta della bandiera della Palestina, di fianco a quella di Israele con in mezzo il vessillo della pace

Bandiera palestinese dal Ponte delle Nazioni. Il Gruppo di Azione per la Palestina risponde al sindaco Federico Pizzarotti che aveva scritto un post su Facebook in occasione dell'aggiunta della bandiera della Palestina, di fianco a quella di Israele con in mezzo il vessillo della pace. Gli attivisti: "Essere equidistanti significa sostenere l'occupante e divenirne complici". 

LA NOTA DEL GAP DI PARMA. I simboli hanno un significato… che non può essere ignorato. In primo luogo vogliamo esprimere la nostra soddisfazione per il fatto che nella nostra città finalmente sventola la bandiera palestinese, simbolo di un popolo coraggioso e indomito di fronte all’ingiustizia e all’occupazione militare israeliana. Siamo contenti, in quanto tutti i sostenitori del sionismo e dello stato di Israele hanno sempre tentato di nascondere l’esistenza stessa del popolo palestinese, che da più di 66 anni deve resistere di fronte al tentativo di pulizia etnica e di genocidio: innalzare ufficialmente la bandiera palestinese significa infatti riconoscere il suo popolo, la sua storia e, soprattutto, i suoi diritti. Rappresenta dunque un atto simbolico, che ai più forse passerà inosservato, ma dal significato importante e notevole, soprattutto se interpretato come un passo verso la diffusione di una coscienza collettiva forte e condivisa, schierata, partigiana. Questo piccolo risultato è stato raggiunto attraverso l’impegno e la mobilitazione di tutte le organizzazioni e i militanti vicini alla causa palestinese, che con le loro iniziative e dimostrazioni hanno portato la Palestina nel dibattito cittadino, mostrando che non tutti nella nostra città rimangono impassibili di fronte al massacro, di fronte all’occupazione, di fronte al razzismo intrinseco nell’ideologia sionista. Tuttavia rimangono aperte alcune questioni che non devono essere tralasciate, e che anzi meritano di essere pubblicizzate e approfondite, per comprendere appieno l’argomento. In particolare ci riempie d’indignazione il fatto che la bandiera palestinese sia stata affiancata alla bandiera israeliana ( simbolo di uno stato razzista e guerrafondaio, oppressore diretto del popolo palestinese), distanziata solo dalla bandiera della pace, come a dire: la carneficina di Gaza ci scandalizza, le foto dei bimbi massacrati ci nauseano, i bombardamenti sono disdicevoli…ma nulla più. Siamo equidistanti noi… Oltre tutto ci pare evidente come l’affiancamento tra la bandiera della pace e quella sionista sia una palese contraddizione, dal momento che Israele continua impunito da 66 anni l’occupazione militare della Palestina, si è macchiato di delitti atroci ed ha fatto e continua a fare tutto ciò per raggiungere la pulizia etnica della Palestina. Queste sono cose che non possono essere ignorate, né falsificate: sono pezzi di storia, sono date, luoghi, elenchi di persone massacrate, villaggi distrutti, violazioni continue dei diritti umani; sono la faccia dello stato sionista d’Israele, che si può permettere, nel silenzio complice dei nostri governi, di rifiutarsi di accettare le risoluzioni dell’Onu a favore dei palestinesi, sempre disattese.

Noi stiamo col popolo palestinese, che ancora aspetta il momento della sua liberazione, con la stesso ardore e determinazione dei nostri nonni, che settant’anni fa combattevano nelle montagne e nelle città l’occupante nazista, per costruire una società in cui la giustizia fosse la garanzia di una vera e duratura pace. Lo sosteniamo e condanniamo Israele, stato razzista e occupante una terra che non gli appartiene; non vogliamo dunque che siano messi sullo stesso livello, in quanto la situazione odierna purtroppo li pone su due piani antitetici: i palestinesi sono il popolo oppresso, schiacciato dalla macchina da guerra e d’apartheid sionista, espressione del governo oppressore di Tel Aviv. Le cose vanno dette come stanno; proprio ora che riprendono i bombardamenti sulla popolazione civile di Gaza, non possiamo tollerare la bandiera israeliana, tantomeno affiancata da quella della pace. Vogliamo continuare a rimanere umani. Senza giustizia nessuna pace. Col popolo palestinese! Fino alla vittoria!

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In conclusione ci permettiamo di rispondere a Federico Pizzarotti, Sindaco di Parma a “Cinque Stelle”, che aveva lamentato il fatto che “da qui non potessimo lavorare per la pace in Palestina”, non avendo “né la capacità né le competenze”. Posto che capacità e competenze si acquisiscono con l’interesse, l’informazione e la passione, ci permettiamo di indicare alcune azioni concrete per “lavorare per la pace in Palestina”: -chiedere al Governo Italiano l’espulsione dell’ambasciatore israeliano in Italia. -chiedere al Governo Italiano di interrompere la vendita di armi ad Israele. -chiedere al Governo Italiano e alla Regione Emilia Romagna di interrompere gli accordi commerciali esistenti con Israele. -aderire alla Campagna Internazionale “Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni. -escludere dai bandi comunali le aziende che partecipano all’occupazione militare, ad esempio la Pizzarotti S.p.A., che sta costruendo un treno ad alta velocità che attraversa i territori Palestinesi, pur essendo riservato solo agli israeliani. -togliere la bandiera israeliana fino a che continuerà l’occupazione, l’inosservanza dei diritti umani e il tentativo di genocidio a Gaza.
-chiedere all’Università di Parma di interrompere ogni scambio con istituzioni israeliane, invitando al contrario a collaborazioni con scuole ed università palestinesi. Questi sono solo alcuni esempi, quello che è fondamentale è la volontà di prendere posizione ed agire, per non essere indifferenti, per rimanere umani.

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