I parmigiani in Bangladesh: "Scortati ogni giorno dalla Polizia, viviamo nel terrore"

Alessandro Mossini, parmigiano, vive da anni nel Paese: al momento dell'attentato si trovava a Khulna, dove vive e lavora con una Ong. Gli ultimi omicidi di giornalisti, blogger e minoranze religiose hanno fatto salire al massimo l'allerta per gli occidentali

 Un commando armato di 8-9 persone è entrato in un ristorante in una zona elegante della capitale del Bangladesh Dacca sparando e urlando Allah Hu Akbar e ha preso in ostaggio tra le 20 e le 60 persone, molti stranieri: tra di essi ci sarbbero alcuni italiani. Secondo IndiaToday due italiani sarebbero tra le vittime, il cui numero al momento è ancora incerto. Si tratterebbe di due diplomatici.

In Bangladesh, a Dacca, come nelle altre città del Paese, dopo l'attentato rivendicato dall'Isis, gli italiani e i parmigiani sono nella massina allerta. Il clima che si respira nelle città è pesante, il rischio attentati terroristici scorre in un filo rosso che unisce le varie parti del Paese. 

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Alessandro Mossini vive a Khulna, a 300 chilometri dalla capitale Dhaka, dove è avvenuto l'attentato terroristico. "Sto bene, non sono coinvolto, pensiamo agli ostaggi" è il primo messaggio che Alessandro ha scritto ieri sera, 1° luglio sulla sua pagina Facebook, rassicurando amici e conoscenti di Parma. Alessandro, parmigiano, vive in Bangladesh da anni e continua l'impegno per portare nel Paese il programma educativo e di assistenza sostenuto da Filo di Juta. Alessandro Mossini è scortato dalla Polizia nei suoi spostamenti, vista la situazione di estremo pericolo del Paese, Negli ultimi anni infatti si sono susseguiti alcuni omicidi diretti a minoranze religiose, attentati contro giornalisti e blogger laici e contro l'editore di una rivista gay, che è stato ucciso. Episodi che alla luce della strage di ieri, 1° luglio, possono essere letti con un'intepretazione specifica, ovvero come i precedenti di un unico disegno, che ha avuto l'apice con le uccisioni all'interno del bar di Dacca. 

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