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Biciclette contro i pusher: "Combattiamo il degrado stando insieme"

L'Oltretorrente prova a rialzarsi, Manghi: "Abbiamo avuto contatti personali con alcuni di loro. Ci hanno raccontato le loro storie e questo non ci ferma nel chiedere un quartiere più vivibile"

Massimo Manghi, uno dei rappresentanti più attivi dell'Associazione 'Oltretutto, Oltretorrente', da mesi porta avanti, con altri residenti del quartiere, una serie di iniziative mirate alla riscoperta di uno dei luoghi storici della città assediati dai 'cavallini della droga', spacciatori armati di bicicletta e grande pazienza che popolano in lungo e in largo i vicoli di Viale Vittoria da tempo. Vendono droga per lo più, presidiano la zona e soprattutto l'hanno fatta loro al punto che chi ci abita spesso si sente ricacciato all'indietro, come se fosse sputato da quella realtà, una realtà che probabilmente non esiste più o non è più come se la ricordano gli abitanti. Manghi e l'associazione promjuovono continuamente iniziative per riscoprire il senso di appartenenza, per allontanare spaccio e degrado, per evitare che il quartiere sia loro e basta. Neanche il freddo tagliente di questi giorni ha bloccato le passeggiate, le biciclettate e gli aperitivi, ha riesumato anzi il senso di appartenenza, di collettività e ha mescolato la gente con qualche ragazzo della strada: "Ci hanno raccontato la loro esperienza - ha detto Manghi - non hanno altro che quello. Eppure in qualcuno di loro c'è grande vitalità, come se si volessero opporre alla vita a metà che gli stanno offrendo e volessero viverla interamente"

 Abbiamo incontrato Manghi nel suo studio, presso l'azienda Ospedaliero-Universitaria in cui lavora, al dipartimento di Medicina e Chirurgia. Ricercatore, Professore universitario, si è impegnato nel sociale non solo con 'Oltretutto, Oltretorrente', di cui ci spiega il senso e la 'missione': "C'è una riscoperta del senso di comunità tra gli abitanti dell'Oltretorrente che cercano di contrastare il degrado in maniera positiva, restando insieme e cercando nuovi modi per avere relazioni, per creare una comunità che sia veramente tale. In termini effettivi non è cambiato molto, direi che è cambiato qualcosa più per noi che in senso oggettivo, nel senso che noi stiamo più insieme e abbiamo avuto anche il modo di avvicinare alcuni di loro. Abbiamo avuto un contatto personale e abbiamo raccolto le loro storie, il loro passato e le loro vite. Questo non ci ferma però nel chiedere, ogni volta con una certa fermezza il diritto di riavere un quartiere che sia vivibile e fruibile a tutti in modo decoroso e il più possibile aperto e civile"

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