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L'area dove dovrebbe sorgere la centrale

L'area dove dovrebbe sorgere la centrale

Biomassa a Palanzano, tempo scaduto. La protesta del Comitato

La megacentrale a biomassa che le passate amministrazioni di Palanzano avevano autorizzato nel 2010, è sospesa in attesa della sentenza del Tar a cui ha presentato ricorso l'Associazione Giarola e Vaestano per il Territorio'. In aprile scadranno anche i termini per la costruzione. Un precedente progetto -oramai decaduto- prevedeva nella vicina località Giarola, la realizzazione di quattro biomasse. Può ritenersi veramente conclusa la progettazione di megaimpianti?

Tra le montagne del nostro Appennino a pochi chilometri dal confine con la Toscana, a due passi dalle riserve nazionali, si trova Palanzano. Un luogo che ha ancora mantenuto integro il proprio patrimonio naturale e paesaggistico. Proprio in una frazione di questo comune, a Vaestano, avrebbe dovuto sorgere una megacentrale a biomassa a cui si è opposta l'Associazione Giarola e Vaestano con un ricorso al tribunale regionale. 

Tra pochi giorni scadranno i termini per la costruzione dell'impianto e la vicenda della megacentrale a biomassa -ferma in attesa della sentenza del Tar- potrà così ritenersi conclusa. Il progetto ebbe inizio nel 2010 con l'amministrazione dell' ex sindaco Montali. Committente il Consorzio Val Cedra e Val d'Enza "non iscritto al registro delle imprese presso la Camera di Commercio all'epoca della presentazione delle domande di costruzione" (scrive l' associazione nel ricorso al Tar) che presentò domanda di DIA ora SCIA per la costruzione di due centrali. Il comune approvò la progettazione: una centrale syngas di 999 Kwe e un impianto a biogas della stessa potenza, da alimentare con scarti e reflui animali.

In realtà la megacentrale è una sola "dato che una funziona con i residui dell'altra" chiarisce l'associazione. Il frazionamento dell'opera in due impianti differenti della portata inferiore a 1 Megawatt offre la possibilità di una diversa applicazione delle normative ambientali. Infatti sotto tale portata gli impianti hanno obblighi amministrativi e vincoli ambientali meno stringenti.

Per ben due anni l'amministrazione rimane in silenzio ma la notizia della megacentrale nel piccolo paese circola velocemente tanto che, parte degli abitanti residenti nelle zone limitrofe si preoccupano per i possibili impatti ambientali derivanti da tale scelta. L'associazione si adopera per organizzare assemblee e raccogliere firme. 

Arriva il 2012 quando lo Sportello Unico Imprese Appennino Est autorizza in due momenti differenti le due centrali, una a gennaio e l'altra ad aprile. Il consorzio avrebbe dovuto iniziare i lavori di costruzione dal 31/12/2012 con relativa cantierizzazzione dell'area, mai avvenuta. Sono passati tre anni dalla autorizzazione dei lavori; il 16 gennaio è scaduta la DIA per la centrale syngas e tra pochi giorni scadrà anche quella per il biogas e, come la legge impone, superati questi termini il progetto decade. In via Nacca, la zona preposta alla costruzione, solo un cartellone ne testimonia la vicenda.

La storia della megacentrale parte da lontano, in anni precedenti al 2010 con la previsione di costruire, nella vicina località di Giarola, ben quattro centrali. In questi ultimi anni nel territorio emiliano si assiste ad una promozione massiccia di centrali a biogas e a biomassa che rispondono ad un disegno politico regionale sull'utilizzo dell'energia.Con l'idea che gli scarti agroalimentari si trasformino in energia, si possa ridurre il problematico smaltimento dei rifiuti e cresca l'offerta occupazionale vengono stanziati dal governo incentivi per la costruzione di questi impianti.

In realtà è dimostrato che gli incentivi alimentano un business a vantaggio di pochi impresari causando danni alla salute, all'ambiente e all'economia locale come asserisce buona parte della comunità scientifica. Ad alcuni sindaci può sembrare che la loro approvazione a questi progetti sia ineludibile; un atto di osservanza a piani regionali con procedure già avviate, nel rispetto degli Enti interessati.

In questo modo sindaci fiduciosi degli iter amministrativi non approfondiscono le falle, le omissioni e le irregolarità che il più delle volte accompagnano queste procedure. Eppure è prerogativa del sindaco la libertà decisionale su queste materie, sia per il ruolo che riveste di massima autorità sanitaria del territorio che per il 'Principio di precauzione' in tema di tutela della salute umana e dell' ambiente che assurge addirittura a parametro di costituzionalità.

Così come recita l'articolo 1 comma 4 che sancisce come una amministrazione sia “preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico artistico e alla tutela della salute e della pubblica incolumità”.  

Una breve intervista a Daniela Montali, presidente dell'Associazione Giarola e Vaestano per il Territorio

Perché la vostra associazione ha deciso di fare ricorso al Tribunale amministrativo regionale?

Prima di ricorrere al Tar, l' Associazione ha percorso varie strade: dalla raccolta firme agli incontri con i vari esponenti delle amministrazioni comunali e provinciali. In tutte queste iniziative, oltre a esporre i motivi ambientali ed etici della nostra contrarietà a questo tipo di centrali, troppo sovradimensionate rispetto ai bisogni del territorio, abbiamo anche denunciato mancanza di trasparenza ed irregolarità da parte del Consorzio Val Cedra e Val d’Enza, promotore dell’ opera, ma anche inadempienze da parte delle Istituzioni coinvolte. Solo dopo che ci siamo resi conto che l'amministrazione comunale dell'ex sindaco Maggiali non dava risposta alla nostra richiesta di trasparenza e legalità, abbiamo deciso di ricorrere al TAR.

Quando avete iniziato l'iter di ricorso al Tar? Quali gli argomenti?

Abbiamo presentato il ricorso al Tar nel giugno 2012 e abbiamo denunciato varie irregolarità quali: la mancata conferenza dei servizi, la mancata valutazione di impatto ambientale, la presentazione di due DIA, quando in realtà la centrale è una sola ( non due da 999Kwt ciascuna, quindi con un iter autorizzativo diverso da quello percorso), gli scopi del consorzio ( produrre energia) diversi da quelli dichiarati ( smaltimento liquami). Intanto, il tempo è passato, la prima DIA è scaduta e la seconda scadrà a breve. Certo, il consorzio potrebbe ripresentare i progetti, ma dovrebbe seguire un iter autorizzativo diverso e più rigoroso.

Visto che oramai le due dichiarazioni di inizio attività sono scadute, cosa pensate di ottenere?

Essendo scaduti i permessi, il nostro scopo ora è che l’attuale nuova amministrazione comunale (come del resto promesso in campagna elettorale), ne sancisca la scadenza. Perciò proponiamo un incontro col comune, in cui si attesti, con atti formali, che il consorzio non può più costruire le due centrali di Nacca.

A questo punto, noi potremmo ritirare il ricorso al TAR, evitando al comune, quindi ai cittadini, ulteriori e gravose spese . Si veda, la recente sentenza del Tar relativa all’impianto biogas privato a Felino, che ha costretto l’azienda costruttrice a versare un consistente rimborso. Tra l’altro, i tre argomenti ostativi potrebbero essere applicati anche nel nostro caso: appesantimento del traffico veicolare, profilo gestione acque, profilo mitigazione impatti ambientali per le emissioni nell’atmosfera. Inoltre anche la nostra è zona di produzione del Parmigiano e non deve essere inquinata.

Chi sono i componenti dell’Associazione?

La controparte dichiara sempre che siamo “ turisti “ o “villeggianti” ma lo dice per screditarci. Abbiamo raccolto 1400 firme, in gran parte di residenti. Quelli che i detrattori chiamano con disprezzo “i villeggianti”, in realtà sono spesso residenti che lavorano fuori dal comune oppure persone che a Palanzano hanno una seconda casa e pagano regolarmente le tasse, contribuendo al mantenimento del comune stesso e dei suoi servizi. Quindi, che la controparte si rassegni: la volontà di fermare la costruzione delle 2 centrali di Nacca, non è volontà dei “professori di città” ma della gente della montagna, preoccupata del futuro del territorio.

Come vi difendete dall’accusa di non capire i problemi degli agricoltori/ allevatori?

Riteniamo che debba valere una regolamentazione di smaltimento dei rifiuti rispettosa dell’ambiente. La centrale a biomasse deve essere proporzionata ai rifiuti da smaltire in zona, nel caso di Nacca si parla di importare liquami ed altro dalle Provincie di Parma e Reggio Emilia, causando un inquinamento maggiore di quello che si vuole smaltire.

E’ ridicolo pensare che la mega-centrale di Nacca, così come è stata concepita, crei tanti posti di lavoro. Sappiamo benissimo che il lavoro verrà poi sub-appaltato. Il sospetto diffuso è che  tutto potrebbe finire nella solita cattedrale del deserto, sempre che non venga riciclata in un inceneritore. Infine, tra i membri dell’Associazione vi sono anche degli allevatori , quindi non è vero che tutti gli allevatori si sentano danneggiati dalla nostra azione.

L’Associazione si occupa solo di ostacolare la costruzione delle centrali di Nacca?

Ci siamo registrati come associazione, spinti da questa urgenza e per aver maggior peso. Poi, in corso d’opera, ci siamo accorti, per passione o per competenza, che era necessario tutelare l’ambiente e le attività della zona. Grazie a uno degli iscritti dell’associazione, il Politecnico di Milano ha svolto uno studio sul Comune, ribadendo che la ricchezza di questa zona sta nell’aria, nell’acqua, nell’ambiente. 

Infatti, il rischio oggi è che la montagna, essendo poco popolata, venga spesso vista come zona dove decentrare, senza trovare eccessiva resistenza, ciò che in pianura non piace. Oppure le sue risorse, anziché valorizzate e protette per dare un futuro alla sua gente, vengono arraffate e utilizzate senza controllo.

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