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Blitz in un casolare di Madregolo, arrestati due latitanti: banditi moldavi bloccati sul tetto

I due rapinatori, irreperibili dall'aprile del 2019, avevano ripreso ad effettuare furti nel nostro territorio. I poliziotti hanno circondato l'edificio: all'interno soldi, strumenti da scasso, auto rubate e targhe contraffatte

Un vero e proprio blitz della Squadra Mobile, all'interno di un casolare a Madregolo, per rintracciare due latitanti moldavi, che facevano parte di una banda di rapinatori - stroncata nel 2017 e che si era resa protagonista di una ventina di furti eclatanti tra Parma, Reggio Emilia, Cremona, Piacenza e Padova. Sedici poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Parma, alle prime luci dell'alba di ieri mattina, mercoledì 23 ottobre, hanno circondato l'edificio ed hanno fatto irruzione all'interno dell'abitazione. I due latitanti, C.C. e C.V., si trovavano dentro il casalore e non hanno avuto altra possibilità che salire sul tetto per cercare una fuga disperata. I poliziotti li hanno inseguiti e sono riusciti a bloccarli ed ammanettarli. 

 IL VIDEO DEL BLITZ SUL TETTO 

L'operazione per l'individuazione dei due banditi, arrestati nel novembre nel 2017 insieme ad altre cinque moldavi, nell'ambito dell'operazione Paleonca Game Over, con l'accusa di essere gli autori di una serie di furti - in tutto sono stati verificati 19 colpi tra Parma, Reggio Emilia, Cremona, Piacenza e Padova, nel periodo tra il marzo e l'ottobre del 2017 - è nata in seguito a complesse indagini - fatte di pedinamenti e osservazioni del territorio. I due latitanti, le cui iniziali sono C.C. e C.V., erano stati messi agli arresti domiciliari: nell'aprile del 2019 - prima della sentenza definitiva nei loro confronti - sono evasi e si sono resi irreperibili. La sentenza ha stabilito che avrebbero dovuto scontare ancora rispettivamente un anno e 9 mesi e 3 anni e 5 mesi di reclusione. I

VIDEO - IL CAPO DELLA SQUADRA MOBILE: "ERANO TORNATI A COLPIRE" 

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Nell'ultimo mese si sono verificati alcuni furti che, per modalità e per tipologia, ricordavano i furti che, due anni fa, che venivano portati a termine dalla banda della Paleonca: cassaforti sradicate anche con l'aiuto di tubolare per idranti, colpi eclatanti fatti da professionisti. Le indagini si sono concentrate sulle persone che facevano riferimento al gruppo criminale: in particolare in uno dei furti era stato riconosciuto uno dei due latitanti. Da quel momento i poliziotti della Mobile erano certi che almeno un bandito si trovava a Parma. L'osservazione del territorio e la perlustrazione di numerosi casolari, anche abbandonati nella periferia della città, hanno permesso di individuare uno specifico edificio a Madregolo. All'interno i poliziotti avevano notato una persona che, per altezza e profilo, poteva essere uno dei due latitanti. 

Il casolare è stato circondato dalla polizia in forze: dopo aver fatto irruzione gli agenti sono entrati, hanno seguito i due e li hanno bloccati sul tetto. All'interno dell'abitazione sono stati trovati soldi in contanti, monete straniere - probabilmente rubate a qualche collezionista - oggetti per lo scasso, radio ricetrasmittenti, un tubo per idrante - utilizzato probabilmente per smurare le cassaforti - alcune targhe di auto contraffare, un'Audi rubata qualche giorno fa a Parma.

Nel portafoglio di uno dei due latitanti, che già in passato aveva indicato false generalità fingendosi un'altra persona, è stato trovato un documento falso rumeno: la foto era la sua ma il nome no. All'interno del casolare. di proprietà di un'anziana di Parma che era passato in eredità ai parenti, ci vive una donna -legata all'anziana: la sua posizione è in corso di approfondimento. Insieme ai due banditi c'era anche un terzo uomo, denunciato per ricettazione.

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