Piazzale della Pace, smontate le ultime casette. Casa: 'Era una delle più tristi pagine di Parma'

L'assessore polemizza: "Non accettiamo più di farci rallentare da discussioni vuote e che litigano con la realtà, come spesso è avvenuto con le associazioni di categoria"

Piazzale della Pace, senza casette di legno

Piazzale della Pace. Il Comune di Parma ha smontato le ultime casette di legno e l'Odissea ha avuto fine. Per anni i commercianti sono stati relegati qui, dopo il progetto per la privatizzazione di Piazza Ghiaia e l'espulsione dei commercianti del mercato dal loro luogo storico. L'assessore Casa denuncia: "L’odissea di Piazzale della Pace è durata otto lunghi anni, anni in cui i commercianti sono stati vessati nella loro dignità di lavoratori"

LETTERA APERTA DELL'ASSESSORE CASA. "Lo avevamo detto e lo abbiamo fatto: è stata rimossa l’ultima delle casette in legno di Piazzale della Pace, simbolo paradossale di una classe politica che non risolveva problemi, ma li creava. Oggi di questa bruttura estetica, una delle pagine più tristi di Parma, non vi è più traccia: la città e i parmigiani si sono tolti un importante sassolino grazie al lavoro concreto della giunta Pizzarotti. Chiusa ora questa infelice vicenda mi sia concessa una denuncia: l’odissea di Piazzale della Pace è durata otto lunghi anni, anni in cui i commercianti sono stati vessati nella loro dignità di lavoratori, lasciati alla deriva dalla classe politica e dalle associazioni di categoria le quali, al contrario, avrebbero dovuto difenderli e tutelarli, affiancandoli in una battaglia civile e di diritti. 

In gioco, infatti, vi era il loro futuro. Invece i commercianti di Piazza della Pace e di Piazza Ghiaia sono stati lasciati completamente soli, nella completa indifferenza della classe dirigente e alla mercé di una totale mancanza di visione politico-strategica della piazza mercatale più importante di Parma. Denunciamo tutto ciò in piena coscienza e con l’assoluta certezza di dire la verità. Eppure erano poche le domande che allora bastava porsi: che idea si ha del futuro della Ghiaia? In che modo è possibile tutelare il commercio salvaguardando il lavoro e le necessità dei commercianti? Quali strumenti dovrà adottare la politica per rilanciare la piazza? Nessuna di queste riflessioni è stata fatta, né dalla politica, né tantomeno dalle associazioni di categoria, per nulla in grado di rappresentare gli interessi del commercio e dei commercianti. Oggi tutti i parmigiani, ed in particolare i commercianti, pagano le conseguenze di quel freno a mano tirato, di quella politica dell’inefficienza che ha rallentato e impoverito la nostra Parma. 

Al contrario al nostro arrivo abbiamo fatto la cosa più semplice, naturale e concreta di questo mondo: ci siamo seduti al tavolo del confronto assieme ai commercianti. Ci siamo seduti per individuare e discutere le possibili soluzioni, più volte e per più giorni, rifiutando l’idea di un mercato in ginocchio e battendoci per restituire a Piazza della Pace la sua storica bellezza. Ma rifiutando anche l’idea di lasciare soli i boxisti, sicuramente vittime della mala-gestione. Quindi non si creda all’idea che questa Giunta non abbia valutato ogni possibile rimedio normativo per salvaguardarli: ancor prima di sgomberare le casette abbiamo cercato di individuare le strategie per tutelarli, cercando un cavillo tra i meandri normativi, fino all’ultimo articolo dell’ultima norma esistente. 

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Ora, chiusa un’epoca quasi decennale, e ricostituito lo splendido paesaggio di Piazza della Pace, è tempo di riorganizzarsi e ristabilire le priorità. La Giunta Pizzarotti rivuole il commercio che Parma e i parmigiani meritano; un commercio che rimetta al centro Piazza Ghiaia, la sua storia, le tradizioni del centro storico e la qualità dell’offerta che è possibile garantire a livello nazionale e internazionale. Non accettiamo più di farci rallentare da discussioni vuote e che litigano con la realtà, come spesso è avvenuto con le associazioni di categoria, ferme al bianco e nero quando il mondo oggi è a colori. I commercianti hanno dimostrato più volte di essere ben più avanti rispetto a chi dovrebbe rappresentarli, e come loro noi guardiamo avanti, perché non siamo più disponibili a parlare con chi ha il freno a mano tirato".

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