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Caffè Orientale, fallisce la Jasmine. Rimangono i debiti con il Comune

La società Jasmine, che gestiva l'Orientale, è fallita: lo ha decretato il Tribunale di Parma. Il fallimento era stato chiesto da Parma Gestione Entrate e dallo stesso titolare

Caffè Orientale. Pagina finale della vicenda che negli ultimi mesi ha suscitato numerose polemiche. La società Jasmine è fallita: lo ha decretato il Tribunale di Parma. Il fallimento era stato chiesto da Parma Gestione Entrate e dallo stesso titolare, oltre che da 5 ex-dipendenti. La Jasmine ha forti debiti per il mancato pagamento del canone per occupazione del suolo pubblico al Comune di Parma, tramite la società Parma Gestione Entrate. La vicenda del Caffè Orientale aveva tenuto banco anche in Consiglio comunale: il capogruppo dei 5 Stelle Marco Bosi aveva presentato un'interrogazione sulla vicenda, sottolineando il fatto che la società non aveva rispettato le regole per il pagamento di quanto dovuto al Comune di Parma. Il debito era stato quantificato dall'Assessore Alinovi nel mese di dicembre a 425 mila euro. 

LA NOTA DEL COMUNE DI PARMA. La notizia del fallimento della Jasmine, la società che gestiva il Caffè Orientale, è stata accompagnata da commenti, in particolare da parte del commercialista Cesare Giunipero, secondo il quale sarebbe stato possibile evitare la chiusura del locale se il Comune non si fosse opposto alla richiesta di affittare l’azienda ed a lasciare aperto il locale con i tavolini all’esterno. In realtà l’opposizione del Comune di Parma ad una tale soluzione ha delle solide e molteplici motivazioni, sia di carattere giuridico, sia soprattutto di equità di trattamento e di tutela degli  interessi dei cittadini, ripetutamente calpestati in passato nella gestione di questa vicenda, fino a  quando il commissario straordinario non decise di procedere alla rimozione della struttura esterna  coperta.

In effetti la proprietà del bar ha formulato la proposta di procedere ad un affitto di azienda, al fine di consentire la prosecuzione dell’attività. La richiesta di affittare l’azienda avrebbe di fatto potuto riprodurre il già sperimentato meccanismo  messo in atto nel 2006, quando il Presidente di Gruppo Italiano SRL, titolare della licenza del pubblico esercizio e della relativa concessione di suolo pubblico, aveva ceduto l’azienda alla Jasmine srl, che, con scrittura privata, si era obbligata, in via solidale ed alternativa con la cedente, ad estinguere il debito maturato dal Gruppo Italiano SRL nei confronti del Comune di Parma per omesso pagamento Cosap per un ammontare di complessivi Euro 95.276,06, salvo poi proporre opposizione in via giudiziale avverso gli atti di riscossione coattiva posti in essere da Parma Gestione Entrate.

er completezza di informazione,, ricordiamo che il titolare della licenza ceduta risultava essere il nonno dell’attuale Amministratore della Jasmine srl. Con un tale precedente, non si vede dunque per quale ragione il Comune avrebbe dovutoacconsentire ora ad analoga soluzione. D’altra parte, al di là delle ragioni di opportunità, è il caso di puntualizzare che la richiesta di affitto  d’azienda si sarebbe configurata come un’operazione finalizzata a superare il vincolo imposto dal Regolamento Cosap, che impone la regolarità amministrativa nel pagamento del canone, quale condizione per la concessione, e quindi si sarebbe posta in aperto contrasto con il principio di legalità che deve informare l’azione amministrativa. Inoltre  va detto che a tutto il 2012, la società Jasmine srl doveva al Comune di Parma qualcosa  come € 431.835.

“E’ giusto che si conosca questa situazione – ci tiene a dire l’assessore al Commercio Cristiano Casa – perché si tratta di un debito decisamente esagerato il cui mancato pagamento va a danno dell’intera collettività. Il nostro compito primario – ribadisce l’assessore – è quello di tutelare gli  interessi dei cittadini e di rapportarci in modo equanime anche verso quegli imprenditori che fanno enormi sacrifici per far vivere le loro aziende, senza ricorrere ad artifici per non pagare quanto dovuto. Infine – insiste Casa – è giusto che si sappia che, come già riportato in una mia risposta  ad una interrogazione consigliare di qualche mese fa, pure in presenza di una grave situazione debitoria, in passato esisteva una fidejussione di 20.000 euro mai incamerata dal Comune, che anzi utilizzava con frequenza il Bar Orientale come fornitore, pagando regolarmente quanto dovuto per  i servizi richiesti. In generale e soprattutto in questo contesto, avallare operazioni quali l’affitto d’azienda, sarebbe stato da parte del Comune una presa in giro verso la città e verso i contribuenti”.

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