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Parmalat, Tanzi condannato a 18 anni. Ma non andrà in carcere per l'età

Emessa la sentenza per il clamoroso crac da 14 miliardi di euro. "Non mi aspettavo una condanna così severa", il commento a caldo dell'ex patron di Parmalat. Il suo avvocato ha già annunciato il ricorso in Appello

La sentenza del primo grado di giudizio è arrivata nel pomeriggio. L'ex patron della Parmalat, Calisto tanzi, è stato condannato a 18 anni di reclusione per il crac finanziario di 14 miliardi di euro. Il pm aveva chiesto 20 anni, ritenendolo il principale responsabile della bancarotta. In ogni caso Calisto Tanzi non andrà in carcere grazie all'età: ha infatti 72 anni. E il codice penale stabilisce che "la detenzione domiciliare sostituisce la pena detentiva per quanti abbiano compiuto i settant' anni e non siano stati giudicati delinquenti abituali, di professione o per tendenza e che non siano stati mai condannati con l’aggravante di cui all’art. 99 c.p.".

"Non mi aspettavo una condanna così severa", è stato il primo commento dell'ex patron di Parmalat, dopo la sentenza. Il suo avvocato ha già annunciato il ricorso in appello.

I giudici del collegio presieduto da Eleonora Fiengo, assieme ai giudici a latere Marco Vittoria e Alessandro Conti hanno condannato anche il fratello, Giovanni Tanzi a dieci anni e sei mesi (il pm ne aveva chiesti 12); l'ex direttore finanziario, Fausto Tonna a 14 anni (ne erano stati chiesti 9 e mezzo); l'ex direttore marketing, Domenico Barilli a 7 anni e 6 mesi (chiesti 8); l'ex membro del cda di Parmalat, Luciano Siligardi a 6 anni.

Per Parmalat la provvisionale (ossia la pena di natura pecuniaria inflitta) è stata fissata in due miliardi di euro.

LE MOTIVAZIONI
Calisto Tanzi non e' stato semplice spettatore della miriade di trucchi contabili che hanno consentito a Parmalat di galleggiare per anni, fino all'abisso dei 14 miliardi di debiti in cui sprofondo' nel dicembre 2003. I giudici di Parma non hanno dubbi: fu principalmente di Tanzi la ''decisione criminale di gestire la Parmalat al di fuori di ogni regola economica e giuridica. Non puo' ritenersi vera neppure la circostanza che si sia limitato ad ordinare ad altri (in primo luogo Tonna e Zini) l'esecuzione dei falsi e delle frodi''.

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