Il campo Rom rischia di restare al buio. Rossi: “Responsabilità"

Alcune famiglie del campo nomadi non hanno la luce, altre rimarranno al buio tra poche settimane. Il Comune intanto pensa di investire i soldi arrivati dalla Regione (30 mila euro) per sistemare gli uffici dei responsabili dell'area in via Cornocchio

Senza luce, senza gas, senza documenti. Questa la condizione di alcune famiglie Rom del campo nomadi del Cornocchio. Un piccolo campo abitato da meno di 40 persone, in tutto otto famiglie, due bosniache e sei macedoni. Disoccupazione ed indigenza costituiscono i problemi maggiori delle famiglie, a questi si aggiungono oggi l’elettricità e il permesso di soggiorno. Problemi così cogenti che hanno spinto gli abitanti ad uno ‘sciopero dei bambini’ circa venti giorni fa quando per sollecitare l’amministrazione i residenti hanno minacciato di non mandare più i figli a scuola. La mobilitazione funziona, l’indomani sindaco ed assessore arrivano in via del Cornocchio.

Il risultato dell’incontro fu una promessa reciproca, ai Rom viene chiesto di pulire al Comune di intervenire. L’accordo ad oggi non ha ancora portato alcun cambiamento, ma l’assessore Rossi assicura che “entro la prossima settimana tornerà al campo”. Le richieste che arrivano da via del Cornocchio sono sostanzialmente due: un contributo per poter pagare le bollette in vista dell’arrivo dell’inverno ed il rinnovo del contratto di locazione che permetterebbe ai residenti di richiedere il permesso di soggiorno. Intanto la Regione ha stanziato 30mila euro per i campi nomadi parmigiani, ma l’assessore precisa che quei soldi “sono vincolati ad opere di ristrutturazione e li useremo per sistemare la struttura esterna, dove lavorano i tre dipendenti della cooperativa, che ha i vetri rotti”.

Un uomo di circa 70 anni dalla sua baracca denuncia: “Sono senza luce da un anno e mezzo ho una batteria e un generatore a gasolio ma caricarli mi costa cinque euro al giorno, che non ho. Sono disoccupato e con la mia età nessuno mi prende a lavorare anche se io avrei la forza per farlo. A mezzogiorno mangio alla Caritas e la sera raccolgo il cibo dai cassonetti della spazzatura. Alla fine del mese non potrò neanche più andare alla mensa di Padre Lino perché non si può mangiare lì più di tre mesi l’anno e io li ho già usati. Qui piove dentro, d’inverno è freddissimo e d’estate non si respira. Eppure chiedono 80 euro d’affitto al mese”.

"Ho sempre lavorato – afferma uno degli uomini del campo – adesso ho perso il lavoro e non riesco più a pagare. L’assessore sulla Gazzetta ha dichiarato che noi non abbiamo mai pagato, ma non è vero. C’è stato un anno in cui per far riallacciare la luce abbiamo pagato di tasca nostra 1.500 euro a famiglia – dichiara sventolando il bollettino che testimonia il pagamento – ci dicono che è nostra responsabilità gestire l’immondizia, ma lì a fianco sono anni che non vengono a raccoglierla. Tutti noi abbiamo firmato un foglio in cui ci assumiamo la responsabilità della manutenzione del verde e della pulizia del campo per evitare che il Comune spenda dei soldi. Stiamo aspettando di sapere cosa ci daranno in cambio”.

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“Dobbiamo ristabilire l’ordine” tuona l’assessore Rossi “i contratti non sono stati rinnovati perché le casette non sono a norma in quanto le hanno distrutte. La volontà da parte nostra di rinnovarlo c’è perché altrimenti dovremmo chiudere il campo, quindi per l’ennesima volta ripareremo tutto. I responsabili sono loro, dovrebbero pagare l’affitto e non lo pagano, dovrebbero pagare le bollette e non le pagano regolarmente, se non assolvono ai loro impegni non credo sia più sostenibile il mantenimento del campo”.

 

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