Carcere, detenuti delle sessioni di massima sicurezza trasferiti da Padova a Parma

Paglia e Farina di Sel: "Le condizioni di spazio, di trattamento e di partecipazione ad attività tra le sezioni di Alta Sicurezza di Padova e di Parma non sono neanche lontanamente paragonabili come si evince anche dalla testimonianza diretta resa dai detenuti - osservano gli On. Paglia e Farina - ed è perciò certo che se il paventato trasferimento si compisse, si andrebbe a ledere l'articolo 27 della Costituzione"

"E' degli ultimi giorni la notizia -si legge in una nota dei deputati di Sel Giovanni Paglia e Daniele Farina - del trasferimento di un numero ancora imprecisato di detenuti delle sezioni di massima sicurezza del carcere di Padova al carcere di Parma, a causa della decisione repentina e non meglio motivata del DAP di chiudere le suddette sezioni del carcere veneto.

Alcuni di questi spostamenti sono già avvenuti nonostante l'allarme lanciato dal Garante per i diritti dei detenuti di Parma a cui oggi si è aggiunta una drammatica testimonianza da parte degli attuali detenuti della sezione As1 (reati legati alla criminalità organizzata di tipo mafioso) del carcere emiliano, attraverso una lettera sulla vivibilità interna e sull'ulteriore peggioramento che ne conseguirebbe se si realizzasse il paventato trasferimento dei detenuti da Padova.

A prendere l'iniziativa ed interrogare il ministro della Giustizia Andrea Orlando sono i deputati di Sel Giovanni Paglia e Daniele Farina, grazie ad una puntuale ricostruzione delle condizioni in essere. Le condizioni di spazio, di trattamento e di partecipazione ad attività tra le sezioni di Alta Sicurezza di Padova e di Parma non sono neanche lontanamente paragonabili come si evince anche dalla testimonianza diretta resa dai detenuti - osservano gli On. Paglia e Farina - ed è perciò certo che se il paventato trasferimento si compisse, si andrebbe a ledere l'articolo 27 della Costituzione. Perciò crediamo - concludono Paglia e Farina - che il ministero della Giustizia e il DAP abbiano l'obbligo morale di scongiurare questo trasferimento, a tutela dei detenuti ristretti a Padova e a Parma".

IL DOCUMENTO DI PAGLIA E FARINA -  Al Ministro della Giustizia - Premesso che: da notizie diffuse dalla stampa, nonché da segnalazione del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Parma,  Roberto Cavalieri, si apprende che, a fronte della paventata chiusura delle sezioni di Alta Sicurezza del carcere di Padova, alcuni detenuti di tali sezioni verrebbero trasferiti presso la Sezione AS1 (detenuti appartenenti alla criminalità organizzata di tipo mafioso) del carcere di Parma; sembrerebbe che già due trasferimenti siano stati effettuati, con preoccupazioni circa il degrado delle condizioni detentive della popolazione carceraria di Parma; come noto, presso gli istituti di Parma è presente una sola sezione per detenuti AS1 sulle 6 sezioni presenti di Alta sicurezza; le restanti 5 sono destinate a detenuti AS3 (condannati per reati associativi). A tale gruppo di detenuti in AS1, per comprensibili motivi organizzativi del reparto Alta sicurezza, sono offerte poche occasioni di partecipazione ad attività che sono da considerarsi marginali rispetto a quelle destinate agli altri detenuti del circuito AS3; non è presente alcuna attività lavorativa significativa; solo ed unicamente, quando presente, ristretta ai lavori alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria per portavitto e  poco più; sotto il profilo dello studio, questo è in gran parte rappresentato dalla autonoma iniziativa di alcuni detenuti iscritti a percorsi universitari; quanto alla collocazione nelle celle, questa è in parte soddisfatta in termini di assegnazione in cella singola, molto spesso sostenuta e obbligata anche da esigenze di salute, patologie psichiatriche e di studio dei detenuti; il trasferimento di detenuti della sezione Alta sicurezza del carcere di Padova presso il carcere di Parma non può che rappresentare una scelta  assolutamente inopportuna, anche in quanto l’offerta trattamentale presente a Parma non è in alcun modo paragonabile a quella presente nel Penitenziario di Padova; dunque, si penalizzerebbero le scelte dell’istituto, anche operate da anni, per il trasferimento di detenuti che a Parma non troverebbero che poche attività di trattamento, spesso senza disponibilità di posti, e con un’ erogazione delle stesse assai rarefatta nel corso della settimana; inoltre, il carico sanitario caratterizzante il carcere di Parma - conseguente alla detenzione di persone con patologie complesse e che richiedono prestazioni già allo stato carenti sotto il profilo della tempestiva erogazione- si aggraverebbe con una ricaduta negativa per tutti i detenuti, oltre che per il personale sia sanitario, sia dell’amministrazione penitenziaria; quanto alla collocazione nelle celle, le condizioni di vita dei detenuti AS1 sarebbero compromesse con allocazione di più persone nella stessa cella, con ricadute negative sia sul piano delle relazioni, sia dello stato psico-fisico, dei detenuti, soprattutto in riferimento a gli studenti e ai detenuti con problemi di salute; i detenuti del circuito AS1 e reclusi a Parma non hanno prospettive di sviluppo trattamentale e di partecipazione ad attività che, anche se proposte dal volontariato o dalla Comunità esterna, non sono realizzabili per problemi organizzativi legati ai divieti di incontro con i detenuti in AS3, alla mancanza di spazi idonei, nonchè alle note questioni di disponibilità di personale addetto alla sorveglianza che possa permettere una apertura alle attività che vada oltre al normale, e ristretto, orario vigente (dalle 9.00 alle 15.00 con un’ora di pausa); come illustrato,il trasferimento paventato dei detenuti AS dal carcere di Padova a quello di Parma comprometterebbe dunque i percorsi trattamentali in corso presso l’istituto di Parma, nonché le generali condizioni di vivibilità all’interno della struttura carceraria, sia per la popolazione reclusa, sia per chi opera all’interno del carcere, con grave compromissione di quanto garantito dall’articolo 27 della Costituzione. Per sapere: se il Ministro in indirizzo, e in particolare il Dipartimento dell’Amministrazione Penienziaria, non ritenga di dover salvaguardare la condizione detentiva e i percorsi trattamentali delle persone ospitate nelle sezioni AS di Parma, non procedendo alla decisione relativa al trasferimento nella menzionata struttura dei detenuti ristretti a Padova. Paglia, Daniele Farina

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