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Via Burla, detenuto brucia il materassa - Garante: 'Non c'è allarme per gli eventi critici'

Secondo il Garante dei Detenuti del Comune di Parma Roberto Cavalieri però non esiste l'allarme per episodi di violenza e aggressione fisica ai danni degli agenti di Polizia Penitenziaria

Un detenuto qualche giorno fa ha appiccato il fuoco ad un materasso all'interno di una cella del carcere di via Burla a Parma. La cella ora risulta inagibile. Secondo il Garante dei Detenuti del Comune di Parma Roberto Cavalieri però non esiste l'allarme per episodi di violenza e aggressione fisica ai danni degli agenti di Polizia Penitenziaria, come invece aveva sottolineato il sindacato in una nota: "Gli eventi critici sono stati 5 dall'inizio dell'anno su una popolazione di 530 detenuti". 

Successivamente ai fatti denunciati dal sindacato di Polizia penitenziaria Sinappe e relativi all'incendio di un materasso da parte di un detenuto è stato svolto un sopralluogo agli spazi interessati dai fatti e un colloquio con il detenuto responsabile.  Il detenuto, sfollato da diversi penitenziari per motivi disciplinari, ha perseverato nel suo comportamento appiccando il fuoco ad un materasso a corredo della cella generando così un evento pericoloso senza però alcuna conseguenza se non per la cella che risulta essere ora inagibile. Questi atti rientrano tra i rischi possibili in un carcere soprattutto quando ospita detenuti che, come in questo caso, non rispettano le regole del carcere e risultano essere di complessa gestione. L'auspicio è che il Provveditorato regionale della giustizia porti rapidamente a compimento la messa a norma delle celle di isolamento disciplinare e sanitario che in questi casi possono offrire una migliore gestione dei casi critici.

Per quanto riguarda l'allarme posto dal comunicato del sindacato (“II.PP. Parma intemperanze detenuti”) va detto che quanto da esso riportato non risulta essere condivisibile in quanto gli eventi critici dal 1 gennaio di quest'anno ad oggi e che riguardano fatti di violenza, oltraggio, aggressione fisica, minaccia, ingiuria e resistenza da parte dei detenuti verso il personale della Polizia penitenziaria sono in tutto 5 dei quali 3 agiti dallo stesso detenuto autore dell'incendio nella cella. Questi dati, rapportati ad una popolazione di 530 detenuti, non sono a supporto di una qualsivoglia visione catastrofista della sicurezza nel nostro carcere il quale, proprio per il responsabile lavoro del personale della Polizia penitenziaria e degli operatori penitenziari, così come per il rispetto delle regole da parte dei detenuti e la partecipazione della Comunità esterna, può essere considerato un luogo sicuro nonstante le sue complessità.
 

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