Estate 'calda' in carcere, Giliberti: "Sorveglianza dinamica? Manca un percorso rieducativo"

Il segretario regionale del Sinappe: "Manca un direttore a tempo pieno e i detenuti con problemi psichiatrici sono nelle celle con gli altri: ciò crea problemi, con episodi di aggressione e di autolesionismo"

Rivolte e proteste dei detenuti per ottenere il regime delle celle aperte e per il vitto, episodi di autolesionismo e tentativi di suicidio. L'estate del 2017 è stata rovente per il penitenziario parmigiano di via Burla. Qualche giorno fa c'è stata la protesta dei detenuti che si sono rifiutati di far ritorno nelle proprie celle dopo l'ora d'aria. Gianluca Giliberti è il segretario regionale del Sinappe. Gli abbiamo chiesto quali, dal suo punto di vista priviliegiato, sono i problemi che il carcere parmigiano sconta. 

"Effettivamente l'estate del 2017 è stata particolarmente rovente per il carcere di Parma per i problemi che denunciamo da tempo: la mancanza di un direttore che svolga in maniera esclusiva la sua funzione e di un provveditore regionale titolare dell'istituzione della sorveglianza dinamica, ovvero l'apertura dei detenuti all'interno delle sezioni detentive, ai quali però non è stato garantito un adeguato percorso rieducativo e lavorativo. I detenuti con problemi psichiatrici sono detenuti nelle sezioni normali, con tutto quello che ciò comporta per quanto riguarda aggressioni, autolesionismo e altro". 
 

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