Carcere, in via Burla 617 detenuti: 226 ancora in attesa di giudizio

Via Burla ne potrebbe contenere 385, gli stranieri sono 250. 69 persone sono in regime di 41bis. Riaperto dopo 2 anni il Centro Diagnostico Terapeutico per i disabili. Il Garante in visita alla struttura

Lunedì 8 ottobre, Desi Bruno, Garante regionale dei diritti dei detenuti per l’Emilia Romagna, ha visitato l’Istituto penale di via Burla, a Parma. La Garante segnala positivamente la recente riapertura, dopo quasi due anni, del Centro diagnostico terapeutico, affidato all’Ausl di Parma, che ospita alla data della visita anche detenuti con disabilità motoria, essendo insufficienti gli spazi della sezione (9 celle) dedicata ai detenuti paraplegici.

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Il totale dei detenuti ammonta a 617 (tutti uomini, 250 stranieri); le presenze si dividono fra la Casa di reclusione (318) e la Casa circondariale (299), dove è sistemata gran parte dei detenuti in attesa di giudizio (i condannati in via definitiva sono 391). La capienza regolamentare prevede 385 posti, quella “tollerata” 652. I detenuti comuni sono 465, quelli in regime di alta sicurezza 85, altri 69 sono reclusi in regime di 41 bis; 13 in semilibertà, 16 lavoranti esterni in articolo 21 O.P..

Nella corso della visita, Desi Bruno ha incontrato due ergastolani, uno dei quali ancora in sciopero della fame: chiedono di essere collocati in celle singole, come prevede il Regolamento penitenziario, allo stato non possibile per carenze di spazi; la Garante ha già rivolto una richiesta al nuovo Provveditore delle carceri dell’Emilia-Romagna, Pietro Buffa, che sta procedendo alla riorganizzazione delle presenze negli istituti.

La Garante ha poi incontrato le realtà locali che si occupano delle problematiche legate alla condizione carceraria. All’incontro, convocato nella sede del Consorzio di Solidarietà sociale di Parma, hanno partecipato rappresentanze di molte associazioni di volontariato che quotidianamente frequentano il carcere di Parma, portando sostegno e aiuto ai detenuti in maggior difficoltà, e fornendo un sostanziale supporto per il raggiungimento delle finalità istituzionale del carcere; all’incontro erano presenti anche rappresentanti di cooperative sociali di tipo B, che si occupano dell’inserimento lavorativo di detenuti e ex detenuti.
La Garante è stata informata delle difficoltà che volontari e cooperative incontrano nella loro attività, legate alla mancanza di risorse per la scuola, alla rigidità di alcuni orari per gli interventi in carcere, agli ostacoli incontrati per organizzare attività lavorative dentro le mura.

Il confronto è stato significativamente arricchito dagli interventi di rappresentanti delle istituzioni di Parma, fra cui l’assessore comunale alle Politiche sociali, Laura Rossi, Il direttore delle attività socio sanitarie della Ausl, Paolo Volta, il direttore del Dipartimento cure primarie del Distretto di Parma, Sigismondo Ferrante, il responsabile personale sanitario carcere, Francesco Ciusa; sono inoltre intervenuti la senatrice Albertina Soliani, la deputata Carmen Motta, la consigliera regionale Gabriella Meo, membro dell'Ufficio di Presidenza dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna.

Tutti gli interventi hanno sottolineato la necessità di garantire continuità agli interventi di inserimento lavorativo esterno al carcere, e la richiesta di un coordinamento stabile fra le realtà che si occupano di carcere del nostro territorio e gli uffici della Garante, soprattutto in relazione alle condizioni di vita e di salute dei detenuti.

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