Carne equina, Colombo, Firab: "L'Efsa è disarmata ed impotente”

Non si placano le polemiche in merito alla vicenda, dopo le accuse all'Efsa da parte del Codacons e la replica, un commento da Colombo della Firab: "Uutile che Efsa valuti rischi per la salute pubblica"

Proseguono i controlli a seguito dello scandalo carne equina, ritrovata priva di dichiarazioni nell'etichetta di alcuni prodotti alimentari. Le indagini di Nas di Brescia e Bologna continuano dopo il caso del riscontro positivo nelle lasagne alla bolognese prodotte da Primia di San Giovanni in Persiceto, Bologna, e non si placano le polemiche anche dal mondo dei consumatori, nonostante l'invito da più parti a non creare allarmismi.

Accuse mirate rivolte anche nei confronti dell'Efsa da parte del Codacons che sottolinea come non sia stato prevenuto uno scandalo di tali dimensioni tutelando i consumatori quindi assolvendo uno dei ruoli che ricopre. La replica dell'Efsa si concentra nel fatto che il suo ruolo è quello di “fornire consulenza scientifica ai gestori del rischio in materia di sicurezza degli alimenti e dei mangimi. La contaminazione di prodotti a base di carne di manzo con carne equina solleva questioni di etichettatura falsa, qualità degli alimenti e tracciabilità nella filiera alimentare dell’Ue. A tutt’oggi non vi è prova di un problema di sicurezza alimentare”.

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Un commento in merito e sul ruolo dell'Efsa nella vicenda, arriva da Luca Colombo, segretario generale Firab, che lo scorso 13 novembre aveva partecipato a una protesta davanti all'Autorità europea assieme ad altre associazioni, proprio contro il modus operandi dell'Efsa e la richiesta di un maggiore assolvimento del ruolo di controllo dell'innocuità degli alimenti. Nel corso della protesta sono state criticate le modalità di controllo adottate dall'Autorità per il controllo alimentare, definendo opinabile la maniera utilizzata per farlo, ritenuta dagli aderenti al presidio come molto vicina agli interessi dell'agroindustria, della biotecnologia e dell'agrochimica, e lontana invece dagli interessi dei cittadini.

“Il primo problema è l'aver perso di vista i criteri di sostenibilità delle filiere alimentari dove confluiscono ingredienti anonimi e apolodi che i sistemi di tracciabilità non riescono a governare. Un secondo aspetto è che le tendenze di consumo veloce e distratto da parte dei consumatori - che portano a orientare gli acquisti verso prodotti pronti o semi pronti -lasciano spazio a questo tipo di contraffazioni di alimenti-lego i cui mattoncini vengono aggregati in troppi paesi, da troppi soggetti industriali (e alcuni erano più finanziari che industriali, quindi rispondendo a logiche aliene alla sicurezza alimentare). In questo scenario l'Efsa risulta disarmata e impotente a governare un fenomeno di tale intenzionale complessità. Non dobbiamo attribuirle il ruolo di poliziotto, ma sarebbe utile che valutasse i rischi per la salute pubblica di un sistema alimentare disancorato dai territori e affidata alle scatole cinesi societarie”.

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