Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Carretta, 30 anni fa il massacro di Parma: ecco cosa successe davvero in quella casa

Il 4 agosto 1989 il triplice delitto in cui uccise genitori e fratello. Poi i depistaggi, la fuga, la confessione choc in Tv. Il racconto di una delle stragi più crude e clamorose della cronaca nera italiana

Parma: 4 agosto 1989. In via Rimini muoiono a colpi di pistola tre persone: due uomini e una donna. A sparare i colpi che uccisero il padre, la madre e il fratello, fu Ferdinando Carretta, che oggi ha 56 anni e oggi ed è un uomo libero.

Il 9 maggio 2015 il tribunale di sorveglianza di Bologna – il tribunale che regola le richieste di pena alternative al carcere – stabilisce che Carretta può tornare  in libertà e andare a vivere in una casa di Forlì. Dalla fine degli anni Ottanta in poi, con vari intervalli, Carretta è stato al centro di un caso di cronaca molto famoso, dagli sviluppi notevoli e sorprendenti.
Trent'anni fa, appunto: il caso Carretta. Uno dei delitti più clamorosi della cronaca nera italiana. 

La storia comincia il 4 agosto 1989, quando quattro persone sparirono dalla loro casa di Parma: il contabile Giuseppe Carretta, sua moglie, la casalinga Marta Chezzi, e i loro due figli: Ferdinando, che aveva 26 anni, e suo fratello Nicola, di quattro anni più piccolo. La quasi totale assenza d’indizi portò quello che ben presto fu noto come il “caso Carretta” a diventare il più discusso fatto di cronaca degli ultimi mesi di quell'estate. 

Carretta progetta di uccidere i suoi genitori e il fratello e riesce a trovare la pistola Walther calibro 6.35 con cui compirà il delitto. Il 4 agosto 1989 spara al padre, alla madre e infine al fratello e sistema i cadaveri nel bagno. Cancella poi le tracce pulendo minuziosamente l'appartamento per svariati giorni. Il giorno dopo Carretta nasconde i cadaveri nella discarica di Viarolo (frazione di Trecasali), dove non verranno più ritrovati. Poi, per depistare le indagini, guida il camper di famiglia fino a un parcheggio di Milano.

Da qui fugge a Londra. Il camper verrà ritrovato il 19 novembre, grazie a una telefonata in diretta alla trasmissione Chi l'ha visto? L'allora pm di Milano, Antonio Di Pietro, aveva subito sospettato della morte della famiglia, ma la sua ipotesi non venne presa in considerazione; ancora nel 1996 la famiglia veniva creduta viva a Barbados, nei Caraibi. 

Nonostante le molte false notizie e i tanti tentati scoop le informazioni sui Carretta erano però pochee e portarono, nel 1992, alla chiusura delle indagini. Nel 1995 le stesse indagini furono riaperte, soprattutto grazie a un articolo del Resto del Carlino che sostenne di avere le prove della presenza in Venezuela di Ferdinando Carretta. Lo stesso Carretta, invece, senza che nessuno lo sapesse, viveva appunto a Londra tra lavori occasionali e sussidio di disoccupazione, semplicemente usando il suo secondo nome anziché il primo (e mantenendo lo stesso cognome).

Il 22 novembre 1998 Carretta venne casualmente identificato da un agente del Metropolitan Police Service di Londra mentre gli comminava una multa, informando anche l'Interpol londinese che si mette prontamente in contatto con gli organi di polizia italiani. Emerge che Carretta è membro di una famiglia scomparsa da nove anni. Il procuratore di Parma Francesco Saverio Brancaccio, informato dall'Interpol, vola subito a Londra per interrogare Ferdinando, il quale sostiene di non aver alcuna notizia della sua famiglia da ormai nove anni. Tuttavia, il 30 novembre 1998 accade l'imponderabile: forse oberato dal rimorso, Ferdinando Carretta getta la maschera e confessa al giornalista Giuseppe Rinaldi davanti alle telecamere di Chi l'ha visto? il triplice omicidio. Alla domanda "Cosa è successo quella sera del 4 agosto?", risponde senza giri di parole: “Ho impugnato quell'arma da fuoco e ho sparato ai miei genitori e a mio fratello”. La ricerca dell'arma del delitto non ha portato ad alcun risultato.

La polizia comincia le ricerche nella discarica di Viarolo, senza risultati. I Ris, guidati da Luciano Garofano alla ricerca di Dna nella casa di via Rimini, smontano nel bagno un portasapone e in un tassello in gomma scoprono tracce di sangue umano maschile e femminile; tracce minori di sangue vengono inoltre rilevate sulla cordicella della doccia. Il 15 aprile 1999 la Corte d'Assise di Parma riconosce Carretta colpevole di triplice omicidio. Ritenuto incapace di intendere e volere al momento del fatto, Carretta è rinchiuso nell'Opg di Castiglione delle Stiviere.

Il 15 settembre 2003 è tornato nella casa del triplice delitto per alcune ore. Nel febbraio 2004 ottiene la semilibertà e il 21 giugno 2006 lascia l'Opg di Castiglione delle Stiviere per entrare in una comunità di recupero a Forlì. Il 15 ottobre 2008 è riuscito a ottenere l'eredità e la casa del massacro grazie a un accordo con le zie. L'11 giugno 2009 è uscito anche dalla comunità di recupero. Il 25 aprile 2010 ha messo in vendita l'appartamento in cui sterminò la famiglia. Il 9 maggio 2015 Carretta torna in libertà e adesso vive nella casa di Forlì che aveva acquistato cinque anni prima con il ricavato della vendita della casa di Parma, dove il 4 agosto di  30 anni fa uccise genitori e fratello.

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