Settembre di sfratti. Diritti in Casa: "Sindaco, la crisi non aspetta"

Mercoledì 5 settembre gli attivisti cercheranno di impedire lo sfratto di una famiglia con 2 bambini piccoli ad Alberi di Vigatto: "Occorrono provvedimenti urgenti da parte delle istituzioni"

Gli attivisti avevano piantato le tende in Piazza Garibaldi

Emergenza abitativa a Parma. Dopo le vacanze, che per molti hanno significato solo un lungo soggiorno in città, con il mese di settembre ricominciano le attività lavorative e anche i provvedimenti esecutivi di sfratto. Mercoledì 5 settembre gli attivisti della Rete Diritti in Casa cercheranno di impedire contemporaneamente 2 sfratti, tra cui quello di una famiglia con 2 bambini piccoli che dovrà abbandonare l'appartamento di via Martinella ad Alberi di Vigatto.

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"Dopo la breve tregua di agosto -sottolinea la Rete Diritti in Casa- a settembre ripartono i provvedimenti esecutivi di sfratto. Allo sportello della Rete Diritti in Casa si sono rivolte 10 famiglie colpite da sfratto in questo mese ma a Parma e provincia saranno sicuramente  molte di più. Il 5 settembre la mobilitazione antisfratto della Rete interverrà in due casi. Il primo è quello di un operaio metalmeccanico rimasto disoccupato in seguito a malattia, il secondo è il caso di una famiglia tunisina che abita ad Alberi di Vigatto e merita una descrizione più approfondita perché esemplare della situazione socio-economica attuale.

La famiglia, composta dai genitori e 2 bimbi (un neonato e uno di 20 mesi) ha abitato per 8 anni nello stesso alloggi di 46 mq pagando regolarmente 480 euro al mese, per un ammontare totale di affitti pagati di circa 40.000 euro. In seguito alla crisi il padre perde il lavoro e inizia la procedura di sfratto che vedrà il giorno 5 settembre il 3° intervento dell’Ufficiale Giudiziario. Occorre specificare che l’alloggio per la quale la famiglia ha pagato 480 euro al mese è situata in un casolare di campagna dove sono stati recuperati 20 alloggi di piccole dimensioni affittati principalmente a migranti a prezzi non proprio bassi.
 Il proprietario, che gode quindi di una rendita notevole, risulta essere proprietario di numerosi altri appartamenti (si dice ben 50).

La famiglia tunisina, rimasta senza alcuna forma di reddito, si è vista staccare recentemente la luce e il gas. L’assistente sociale del Comune, interpellata per un aiuto ha detto che “non c’è nulla” (?!) nonostante siano in ballo 2 bambini in tenerissima età. Conosciamo moltissimi casi di questa gravità: è chiaro che occorrono provvedimenti urgenti e decisi da parte delle istituzioni. Al Sindaco che ci ha invitato a un tavolo di confronto sull’emergenza abitativa, (le scorse amministrazioni ci avevano invece completamente escluso) facciamo presente che occorre intervenire subito perché la crisi non aspetta. Servono soprattutto interventi coraggiosi e decisi che facciano pagare la crisi a chi in tutti questi anni ha speculato sul bisogno di alloggi, i medi e grandi proprietari di casa, le immobiliari ecc.

"Riteniamo che per affrontare l’emergenza abitativa sia necessario colpire la rendita, il che si può fare con il blocco degli sfratti e ricorrendo alla requisizione di alloggi dei grandi proprietari, alla tassazione degli alloggi sfitti ecc. Non è possibile che a pagare la crisi siano sempre gli strati più deboli e che ci sia tutela pressoché totale della rendita e della speculazione!! Ai presidi antisfratto del giorno 5 settembre interverranno come il solito persone che hanno già subito lo sfratto o che si trovano in situazione di emergenza abitativa. Pensiamo che questa mobilitazione dal basso che esprime un segno di forte solidarietà tra chi è in difficoltà, debba costituire un esempio di come si affronta la crisi e le sue drammatiche conseguenza, cioè lottando e resistendo insieme".
 

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