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La coca a domicilio dopo un messaggio su WhatsApp: così funziona il mercato della droga a Parma

La storia di Dora (nome di fantasia), casalinga e abituale consumatrice di cocaina: "Acquistavo la droga sempre al lunedì e la consumavo con le amiche in casa, all'oscuro da mio marito e dai figli: ecco come e dove la compravo"

Una donna di 40 anni, parmigiana, che vive in una villetta in provincia insieme al marito e ai due figli adolescenti. E' questo uno dei tantissimi 'profili' possibili di una cliente degli spacciatori, quelli che si trovano lungo le strade in via Trento e in piazzale della Pilotta, ma anche di quelli che spacciano a domicilio, quasi a porta a porta, dopo un messaggio su WhatsApp. Dora (nome di fantasia) ha 41 anni, due figli, una casa a cui bada molte ore durante il giorno. "Solitamente acquistavo la cocaina a domicilio, dopo gli accordi via WhatsApp concordavo un luogo di ritrovo e preparavo i contanti; sapevo che quel particolare giorno della settimana, di solito il lunedì, avevo a disposizione la sostanza stupefacente per tutta la settimana. Funzionava così: ci ritrovavamo con le mie amiche, anche loro le possiamo definire casalinghe, custodivano la casa come me".

Quando la droga non arrivava a casa o in piazzette vicino a casa - ci racconta la cliente - era lei che si muoveva, a bordo del suo Suv. "Mi avvicinavo ai ragazzi in bicicletta, a quelli che sapevo che vendevano la coca e gli passavo i soldi. Il tutto doveva durare pochissimi secondi, per evitare di essere notati da qualcuno. In realtà qualcuno ogni tanto passava, ma non è mai successo nulla. Ovviamente il motore rimaneva acceso e io ripartivo, dopo pochi secondi. Tanto i prezzi praticamente li conoscevo: si avvicinava il ragazzo, io dicevo la quantità e poi pagavo. Mi preparavo sempre pezzi da venti, cinquanta e cento euro: fortunatamente non ho mai avuto problemi di soldi".

Per Dora la coca era diventata un'abitudine settimanale: ogni lunedì comprava la droga, come del resto facevano le sue amiche. Poi la consumavano, anche insieme. "Capitava che il consumo fosse collettivo: spesso nella tarda mattinata ci si trovava, i figli a scuola e i rispettivi mariti in ufficio. Cercavamo di non lasciare traccia: quasi tutti i nostri compagni o mariti non lo sapevano. Poi è anche una questione di dignità: non volevamo che questo nostro 'vizietto' uscisse pubblicamente, nei quartieri nei quali vivevamo o che i vicini sospettassero qualcosa".

Poi, ad un certo punto Dora si accorge di avere esagerato: cominciano i primi problemi con i figli - con i quali si accorge di essere brusca e a volta violenta - e con il marito, che inizia o sospettare qualcosa. "Non riuscivo più a gestire il bel mondo che mi ero costruita attorno: i miei figli e mio marito iniziarono a farsi delle domande: sempre più giornate passate a letto perchè stavo male, sempre più reazioni fuori dalla righe. Ho deciso di dire tutto e farmi aiutare: dopo essere entrata in un comunità di recupero ho iniziato un percorso che mi ha fatto capire molto anche di me stessa e di quello che volevo". Nora si è smarcata da quel passato triste e sta cercando di costruirsi un nuovo futuro: il marito ed i figli le sono stati accanto per tutto questo tempo. 

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