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Giovedì, 23 Maggio 2024
OPERAZIONE “AEMILIA”

Case, auto, società: la Finanza confisca beni per 55 milioni di euro alla cosca della 'ndrangheta che da anni operava a Parma

Indagini della Guardia di Finanza di Cremona avviate nel maggio 2012 a seguito di un arresto per usura. Sequestri in 10 città. Nella nostra provincia confiscati 11 immobili e diverse società operanti nel settore dell’edilizia, logistica, consulenza alle imprese e ristorazione

Altro duro colpo agli affari della 'ndrangheta. Nuovo scacco matto al business di una cosca che da anni agiva nel territorio emiliano, tra le province di Reggio Emilia, Parma, Modena e Piacenza.

I finanzieri del Comando Provinciale di Cremona hanno dato esecuzione nelle province di Aosta, Cremona, Bologna, Mantova, Modena, Parma, Reggio Emilia, Rimini, Verona e Crotone ad un provvedimento di confisca definitiva adottato dalla Corte d’Appello di Bologna e confermato dalla Corte di Cassazione di beni immobili, beni mobili registrati, disponibilità finanziarie, e quote societarie per circa 55 milioni di euro scaturito da ulteriori sviluppi della vicenda giudiziaria denominata “AEMILIA”, che ha visto coinvolto, appunto, un gruppo ‘ndranghetista operante da anni nel territorio emiliano, nelle province di Reggio Emilia, Parma, Modena e Piacenza.

Le indagini del Nucleo di  polizia economico-finanziaria di Cremona, avviate nel maggio 2012 a seguito dell'arresto in flagranza per il reato di usura di un piccolo imprenditore di origini cutresi, da molti anni residente in provincia di Piacenza, hanno consentito di accertare che l’arrestato, approfittando del grave stato di bisogno in cui versava la vittima, nell’anno 2011 aveva prestato soldi applicando un tasso usurario superiore al 210% annuo. E’ emerso un ampio contesto criminale caratterizzato dal coinvolgimento di altri soggetti di origine calabrese i quali, titolari di aziende con elevati fatturati, avevano ideato un vasto sistema di fatture per operazioni inesistenti (utilizzando società cartiere intestate a prestanome) il cui scopo era quello di frodare il fisco creando liquidità in nero da impiegare nella concessione di prestiti ad aziende emiliane in difficoltà finanziarie per poi assumerne il controllo.

Gli ulteriori approfondimenti investigativi svolti su delega della Direzione distrettuale antimafia presso la Procura della Repubblica di Bologna, hanno consentito di portare alla luce molteplici reati di natura economica, tra i quali l’usura e le frodi fiscali di cui si sono fatti promotori diversi imprenditori i quali, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti (aventi principalmente ad oggetto vendita di materiale inerte o noleggio di mezzi di trasporto commerciale) regolate tramite i canali finanziari ufficiali, hanno consentito all’organizzazione criminale di  fornire finanziamento a tassi usurai ad imprese in difficoltà economica, le quali, spesso, venivano di seguito assorbite dalla struttura criminale che ne assumeva il controllo. E ancora: di riciclare capitali di provenienza illecita e godere di indebite detrazioni fiscali e reperire liquidità per le svariate esigenze dell’organizzazione mafiosa.

Il provvedimento patrimoniale eseguito, che si aggiunge alle confische da oltre 61.500.000,00 euro già operate (l’ultima di circa 4,5 milioni eseguita nello scorso novembre), consentirà di acquisire in via definitiva al patrimonio dello Stato: 4 immobili ubicati nella provincia di Bologna; 48 immobili ubicati nella provincia di Crotone; 6 immobili ubicati nella provincia di Mantova; 46 immobili ubicati nella provincia di Modena; 11 immobili ubicati nella provincia di Parma; 62 immobili ubicati nella provincia di Reggio Emilia; 2 immobili ubicati nella provincia di Verona, per un totale complessivo di 179 beni immobili;  10 società di capitali e 6 società di persone operanti nel settore dell’edilizia, logistica, consulenza alle imprese e ristorazione, nelle provincie di Aosta, Modena, Parma, Reggio Emilia, Rimini e Crotone per un totale di 16 società; 31 auto; 2 moto, 17 rimorchi e semirimorchi, 47 macchine operatrici e agricole per un totale di 97 beni mobili registrati. Tutto questo a oltre 40 rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato di circa 55 milioni di euro.

Alle operazioni, oltre a personale del Nucleo PEF Cremona hanno preso parte anche finanzieri del Nucleo PEF di Crotone, del Gruppo Aosta e del Gruppo Rimini. L’attività portata a termine dai Finanzieri cremonesi costituisce un fondamentale tassello di quella consolidata strategia istituzionale volta a rafforzare l’azione di aggressione dei patrimoni illeciti nei confronti delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, le quali, agendo con fare silenzioso e mimetico, negli anni sono riuscite ad infiltrare il tessuto economico-produttivo facendo leva talvolta anche sulle complicità di alcuni imprenditori e professionisti.

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