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Scovate tre 'case chiuse' in via Emilia, quattro denunce: ecco come funzionava lo sfruttamento delle ragazze

Quattro persone sono state denunciate per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione: dieci donne, tutte cinesi o sudamericane, accoglievano i clienti, contattati online ma non solo, nelle case di un 69enne di Parma: un 38enne di Collecchio invece le accompagnava sul posto, sempre dietro compenso. Un 70enne si occupava di organizzare gli incontri con i clienti meno tecnologici

Avevano deciso, almeno secondo l'accusa, di sfruttare una decina di ragazze, di origine cinese e sudamericana, allo scopo di ottenere vantaggi economici e di lucrare sulle prestazioni sessuali a pagamento delle donne che venivano contattate online dal clienti, con i quali concordavano di volta in volta le prestazioni. Dopo circa un anno di indagini i carabinieri di Gattatico hanno smantellato una rete, costituita secondo la ricostruzione dei militari, da quattro persone che si avvantaggiavano dalla presenza delle ragazze, chi in un modo chi nell'altro. In tre abitazioni di via Emilia Est le ragazze, che arrivavano sul posto anche grazie ad un servizio stile navetta 24 oe su 24, si prostituivano con i clienti, parmigiani e non. I luoghi di ritrovo, le case per appuntamenti, erano tutte a Parma, in via Emilia ed il proprietario delle abitazioni era lo stesso.

Quattro persone denunciate: tre sono del parmense 

Le indagini eseguite dai militari hanno portato, in primo luogo, alla denuncia nei confronti del titolare delle abitazioni, un 69enne di Parma. Secondo la ricostruzione dei militari l'uomo sapeva tutto e si avvantaggiava economicamente della loro presenza: per lui una denuncia per concorso in favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Oltre al proprietario sono state denunciate altre tre persone: si tratta di un 45enne di Collecchio, un 70enne di Parma e una donna cinese di 42 anni, residente a Reggio Emilia.

Il servizio 'navetta' a pagamento per le ragazze sfruttate

Nella rete che gestiva le prostitute, tutte di origine cinese e sudamericana, il ruolo del 45enne, anche lui denunciato per gli stessi reati, era di trasportare fisicamente le ragazze dalle loro abitazioni fino alle case in cui avvenivano gli appuntamenti sessuali: dietro compenso l'uomo si occupava di portarle nelle case e riportarle indietro una volta concluso l'incontro. I contatti avveniva soprattutto ma nion solo, online: in alcuni siti le dieci ragazze pubblicavano annunci e, dopo aver concordato prestazioni e prezzo, accoglievano i clienti. Per chi non aveva dimistichezza con l'uso di internet il ruolo di mediatore, sempre dietro compenso, veniva portato avanti dal 70enne parmigiano, anch'esso denunciato. Era lui che si occupava di tenere i rapporti tra alcuni clienti, quelli meno tecnologici, e le ragazze.

Il controllo in via Emilia e le indagini 

La 42enne di Reggio Emilia invece, secondo l'accusa, chiedeva il 50% dei soldi dati dai clienti alle ragazze cinesi che si prostituivano: era lei ad avere il contratto d'affitto per uno dei tre appartamenti. Le indagini sono partite da un singolo episodio: il 45enne di Collecchio era stato fermato, nel marzo del 2017, con una ragazza a bordo della sua auto in via Emilia. Da quel momento le indagini sono proseguite ed hanno consentito di far venire a galla il sistema di sfruttamento messo in atto dalla quattro persone, oggi sotto accusa. Grazie all'incrocio di numerosi dati, all'osservazione diretta e agli appostamenti i militari sono riusciti a fornire un quadro accusatorio che ha permesso di emettere le segnalazioni all'Autorità Giudiziaria. 

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