Lux e Sovescio occupati, accordo con il Comune a 5 Stelle: famiglie in piazzale San Giacomo

Nei giorni scorsi le cinque famiglie che avevano occupato, il 12 ottobre 2013, gli appartamenti vuoti sopra l'ex Cinema Lux sono usciti dalla palazzina per entrare nell'edificio di Piazzale San Giacomo grazie ad un accordo con il Comune che allevia così l'emergenza abitativa in città

Occupazione dello Spazio Popolare Autogestito Sovescio e dell'ex cinema Lux. Ci sono stati mesi di trattativa -con presidi, proteste, incontri e Tavoli di confronto tra occupanti e Comune- ma alla fine l'Amministrazione Comunale ha trovato una soluzione per tutti. La Giunta a 5 Stelle del sindaco Federico Pizzarotti ha optato per il dialogo, evitando così lo sgombero con la forza dei due spazi. 

Il Comune di Parma infatti ha trovato una sistemazione abitativa per alcuni nuclei familiari che il 12 ottobre 2013 erano entrati all'interno degli appartamenti abbandonati posti sopra l'ex cinema Lux di piazzale Bernieri, a ridosso della centralissima via Mazzini. Circa una settimana fa infatti è stato effettuato il trasloco dalla palazzina occupata, proprietà di un privato, alla struttura di Piazzale San Giacomo che è stata concessa, tramite un'apposita determina dirigenziale, con un comodato d'uso all'Associazione Senza Frontiere fino a giugno 2015.

Così le famiglie hanno deciso di lasciare l'occupazione, in vista di una soluzione abitativa concreta, anche se temporanea. Nella delibera si fa riferimento anche alle famiglie che ora si trovano in occupazione all'interno dello stabile di via Bixio, dove ha sede lo Spazio Popolare Autogestito Sovescio. All'interno della delibera si parla anche di attività socioculturali da mettere in atto nel nuovo spazio di borgo San Giacomo: alcune delle attività dello Spazio Sovescio, come la palestra e la biblioteca, quindi, potrebbero trasferirsi a ridosso di via d'Azeglio. L'ingresso dell'ex cinema Lux è stato murato dagli operai dopo il trasferimento delle famiglie. 

OCCUPANTE DEL LUX: 'DORMIVO IN STAZIONE' 

"Sono disoccupato da due anni -ci aveva detto Gianni, uno degli occupanti dell'ex-cinema Lux- non trovo lavoro se non in nero e saltuario. Circa 4 anni fa vivevamo in una casa a Pontetaro. Ad un certo punto non siamo più riusciti a pagare l'affitto e siamo usciti spontaneamente dall'abitazione. Ma da allora troviamo solo alloggi di fortuna". Una casa e un lavoro precari, quando ci sono, e l'assenza di prospettive per il futuro. "Ora puliremo questo appartamento per viverci: io e mia moglie lo sistemeremo". In seguito all'approvazione dell'articolo 5 del Piano Casa le persone che si trovano in stato di occupazione abusiva non possono chiedere l'allaccio delle utenze di luce, acqua e gas. Le famiglie che vivevano, fino a qualche giorno fa all'interno dell'ex cinema Lux si trovavano quindi in condizioni di emergenza, rispetto alle esigenze primarie di vita quotidiana. L'Amministrazione Comunale ha deciso di utilizzare gli spazi vuoti di piazzale San Giacomo per cercare di tamponare l'emergenza abitativa che ormai anche a Parma si fa sentire con forza. 

LA NOTA DELLA RETE DIRITTI IN CASA. "Quando i movimenti riescono a cambiare la realtà: una vittoria per la dignità, una vittoria per i cittadini. L’occupazione degli alloggi annessi all’ex cinema lux di Piazzale Bernieri si è conclusa il 29 dicembre 2014 con la fuoriuscita dei nuclei occupanti cui è stata garantita una soluzione alternativa. Una famiglia era già uscita da quasi un anno in seguito ad assegnazione casa emergenza, le altre 4 famiglie si sono già trasferite in un palazzo di proprietà della curia e gestito dal Comune di Parma in Piazzale San Giacomo che è stato concesso in comodato all’Associazione Senza Frontiere strettamente collegata alla Rete Diritti in Casa. Nello stesso edificio si trasferiranno a breve anche le famiglie che stanno tuttora occupando lo Spazio Popolare Autogestito Sovescio di via Bixio 61 così come parte delle attività socio/ricreative che sono ospitate nello stesso palazzo. Questo edificio era vuoto ed inutilizzato, senza nessuna destinazione d'uso prossima e la concessione in comodato costituisce un valore aggiunto per tutta la città, essendo patrimonio pubblico che rientra nella disponibilità dei cittadini, assolvendo alla funzione fondamentale di casa e riparo per persone che oggi incolpevolmente non possono permettersi un affitto e non hanno altresì la possibilità di entrare in casa popolare data la scarsità e l'inadeguatezza del patrimonio residenziale pubblico. Il trasferimento delle 2 occupazioni nel nuovo edificio di Piazzale San Giacomo è frutto di una lunga trattativa instaurata tra occupanti e amministrazione comunale che vede rispettati i principi base da sempre seguiti dalla Rete Diritti in Casa in tutte le trattative che si intavolano in caso di sfratti e sgomberi: la garanzia del passaggio da casa a casa e il rispetto di standard minimi di vivibilità per la soluzione alternativa.

Per la Rete Diritti in Casa la concessione del comodato per il palazzo che accoglie gli ex occupanti non costituisce né un risultato eclatante né una sconfitta del movimento di lotta per la casa costretto al compromesso. Il criterio base che da sempre la Rete persegue è quello di dare una risposta concreta alle persone che intraprendono con la Rete il percorso di lotta per l’abitare, questo perché si ha l’ambizione di rendere il movimento di lotta per la casa un movimento di massa, che viva concretamente la possibilità di raggiungere con la lotta in risultati concreti e sempre più ampi.
La purezza la lasciamo volentieri agli eroi, a noi importa che il movimento di lotta per l’abitare prenda sempre più corpo e consistenza e il raggiungimento di piccoli obiettivi come il rinvio di uno sfratto, la concessione di una casa d’emergenza, il riallaccio di utenze dopo un distacco, la concessione di un immobile in comodato o di una residenza rafforzano la convinzione che la lotta paga e fanno crescere coscienza e speranze per chi sta dentro la lotta o per chi vi deve entrare.

Il fatto che le istituzioni vengano a patto con il movimento di lotta per la casa a Parma è il risultato di un lungo percorso iniziato nel 1999 con la lotta contro la chiusura degli alloggi per migranti di Via Piacenza. Nel tempo i rapporti di forza che la mobilitazione per il diritto all’abitare ha saputo mettere in piedi sono cresciuti esponenzialmente, abbinati a una buona capacità di denuncia dei disastri causati dalla trasformazione in pura merce della naturale esigenza di avere un luogo in cui vivere la propria intimità e le proprie relazioni sociali e della inconsistenza delle politiche abitative pubbliche. Le istituzioni sono dovute venire a patti e trattare alla pari con gli occupanti e con chi li sostiene perché gli sgomberi dei due palazzi occupati avrebbero avuto un duro costo sia in termini repressivi che sociali ed hanno preferito evitare di colpire duro anche perché sanno bene che il movimento di lotta per la casa ha capacità di agglomerare intorno a sé altri percorsi politici e sociali che avrebbero implicato una dura resistenza. La trattative è stata condotta oggi con un’amministrazione pentastellata che ha riconosciuto in questa ed altre occasioni la consistenza del percorso di lotta portato avanti in città e che non ha potuto fare a meno di concedere qualcosa. Siamo ben coscienti che questa trattativa non può costituire un precedente generalizzabile così come non poteva esserlo la concessione del comodato da parte della Provincia per la Casa Cantoniera di Via Mantova. Tantomeno ci sentiamo corresponsabili per tante scelte incondivisibili fatte dall’amministrazione Pizzarotti.
Ogni parziale risultato non ferma la lotta per la casa a Parma così come nel resto d’italia. La lotta contro la speculazione privata e contro la mancanza di politiche pubbliche che ne limitino il dominio prosegue come se nulla fosse. Dopo il boom edilizio (e speculativo) degli anni 2000 ci si trova oggi nell’assurda situazione per cui a fronte di una emergenza abitativa drammatica inasprita da una crisi che non ha fine per migliaia di famiglie nella nostra città (milioni in italia), c’è sovrabbondanza di alloggi nuovi e vecchi inabitati che potrebbero benissimo esaurire il bisogno. A fronte di rivendicazioni che questo sistema economico politico non può tollerare (requisizione dello sfitto e dell’invenduto) la lotta continua ovunque con le requisizioni dal basso, le lotte per l’autorecupero di alloggi pubblici e privati, tutti percorsi che creano una nuova solidarietà e ricomposizione tra sfruttati e bisognosi e che prospettano nuovi modi di intendere l’abitare e il vivere incentrati sul mutuo appoggio e l’autogestione, con i quali si superano ostacoli che la gestione pubblico/burocratica rende spesso insormontabili. Stiamo parlando di percorsi necessariamente di lungo periodo che necessitano di intersecarsi e intrecciarsi con altri percorsi di lotta che si muovono con gli stessi presupposti e che hanno la necessità di una dimensione per lo meno nazionale che si sta delineando. E’ un percorso questa che non prende neanche in considerazione le tempistiche e i tatticismi".

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