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Case Popolari, M5s: "Cos' si penalizza chi non ha un lavoro stabile"

Raffaella Sensoli: “Residenza minima di tre anni giusta se inserita come premialità per la compilazione delle graduatorie, non come requisito fondamentale per presentare le domande. In questo modo saranno esclusi quelli che ne hanno realmente bisogno”

Dichiarazione della consigliera regionale Raffaella Sensoli dopo la bocciatura di un emendamento che correggeva i criteri per l’accesso alle case di edilizia pubblica. “Residenza minima di tre anni giusta se inserita come premialità per la compilazione delle graduatorie, non come requisito fondamentale per presentare le domande. In questo modo saranno esclusi quelli che ne hanno realmente bisogno”.

“Il passo indietro di Giunta e maggioranza sul nostro emendamento che cercava di allargare il più possibile la platea di chi poteva far richiesta di alloggio pubblico è semplicemente inqualificabile. Il PD ha ceduto ancora una volta ai ricatti della Lega Nord, sorpassandola addirittura a destra. Il risultato di questo pasticcio è che da domani quelle persone che non hanno un contratto a tempo indeterminato e vivono di brevi o saltuari rapporti di lavoro precari non potranno più richiedere un alloggio Erp. Un paradosso visto che dovrebbero essere proprio loro le persone che ne hanno più bisogno”.

È questo il commento di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del M5S, dopo che la maggioranza ha bocciato (dopo aver in un primo momento dichiarato il voto favorevole) un emendamento che introduceva la possibilità di accedere alle graduatorie Erp anche per chi ha stabilito la sede principale dei suoi affari o dei suoi interessi nella città dove ha intenzione di presentare la domanda, che altro non è la definizione di "domicilio" presente nel codice civile. “Il nostro obiettivo era quello di allargare il più possibile il numero di chi richiede un alloggio pubblico – continua Sensoli – facendo sì che il criterio della residenza minima di tre anni fosse determinante in sede di compilazione delle graduatorie e non una condizione determinante per il semplice accesso. Principio che evidentemente non va bene al PD che ha deciso di fare un improvviso dietrofront dopo i primi mugugni della Lega, appellandosi a motivazioni tecniche e lasciando la condizione di ‘lavoro stabile’ che invece non trova riscontri nel nostro ordinamento giuridico e che quindi manderà ancora più in confusione i Comuni che dovranno accogliere e gestire le domande. La nostra era una proposta di buon senso, scevra da ideologie. Oggi invece - conclude Raffaella Sensoli - abbiamo purtroppo capito quale è la vera maggioranza che governa la nostra Regione. Altro che centrosinistra”.

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