Vendita delle case popolari: sabato assemblea pubblica al quartiere Montanara

Messa in vendita degli alloggi ex-Iacp in tutta Italia. Con l'approvazione di un decreto attuativo potranno essere messi all'asta tantissimi alloggi popolari: la Rete Diritti in Casa promuove un incontro pubblica nella Sala Civica di Largo 8 Marzo

Messa in vendita degli alloggi ex-Iacp in tutta Italia. Un decreto del 27 agosto del Ministero delle Infrastrutture disciplina la messa in vendita, all'asta, di 770 mila alloggi popolari in tutto il territorio italiano: manca il decreto attuativo che potrebbe essere approvato a breve. Se la norma passerà tantissimi alloggi popolari potranno essere messi in vendita all'asta, con diritto di prelazione degli inquilini che le abitano. Da qui nasce l'allarme e la protesta dei movimenti di lotta per la casa: sabato 10 gennaio alle ore 17 a Parma, presso la Sal Civica di Largo 8 Marzo al quartiere Montanara si terrà un'assemblea pubblica, promossa dalla Rete Diritti in Casa, dal titolo 'No alla vendita delle case popolari' alla quale parteciperanno esponenti del Comitato abitanti di San Siro a Milano e del Comitato Inquilini di via Gandusio a Bologna. 

IL DOCUMENTO DEGLI ORGANIZZATORI. "Negli ultimi mesi le case popolari in Italia sono al centro di una fortissima polemica massmediatica : da un lato si attaccano gli occupanti abusivi di case popolari a Milano, dall’altra parte partiti e gruppuscoli politici reazionari e xenofobi come la lega e casapound  continuano a sostenere il diritto di precedenza degli italiani nelle assegnazioni delle case popolari. Ma sono questi realmente i problemi che vivono gli abitanti delle case popolari?  A Parma non esistono case popolari occupate abusivamente e questo per una precisa scelta del movimento di lotta per la casa di Parma che ha da sempre preferito ricorrere all’occupazione dei tanti alloggi e palazzi privati vuoti (ce ne sono a migliaia) piuttosto che occupare case popolari non abitate e si è sempre preferito far pressione su Comune e Acer affinchè ristrutturasse ed assegnasse piuttosto che occupare mettendo in contrasto gli occupanti con i possibili assegnatari.  A Milano la cosa è molto diversa perché gli appartamenti vuoti sia nuovi che in attesa di ristrutturazione sono più di 10.000 ed è assurdo che l’Aler (ente gestore) non provveda alle assegnazioni di fronte a un’emergenza così devastante e a migliaia e migliaia di domande di case popolari inevase e quindi riteniamo giusto che tante famiglie ricorrano all’occupazione di alloggi Aler sfitti per sopravvivere. Per quel che riguarda la precedenza agli italiani nelle assegnazioni c’è da dire che almeno a Parma le domande di italiani per le case popolari non sono tantissime e che alcuni criteri e normative per l’assegnazione agevolano già gli italiani e coloro che risiedono da tanto tempo nel territorio. Poi riteniamo che sia più che legittimo che le case siano date a chi ne ha bisogno, trovandosi in situazione di difficoltà economica e sociale tale per cui la mancanza di casa rischia di mettere a repentaglio la vita e la salute di donne uomini e bambini. I veri problemi legati alle case popolari sono in realtà ben altri e ben lo sanno coloro che vi abitano: innanzitutto per le case popolari non ci sono più investimenti né per farne di nuove né per ristrutturare quelle esistenti.    Un altro grande rischio però è in arrivo per gli assegnatari: la Conferenza Stato-Regioni, infatti, si appresta probabilmente alla prima data utile, ad approvare un decreto attuativo emanato il 27 agosto dal ministero delle Infrastrutture che disciplina la messa in vendita delle case popolari ex Iacp: gli immobili andranno valutati “al valore di mercato” e messi all’asta a cominciare da quei palazzi in cui la proprietà pubblica è inferiore al 50 %.  L’unica facilitazione per gli inquilini, se così si può dire, è che avranno diritto di prelazione cioè potranno comprare l’alloggio dove vivono pagandolo però al prezzo di mercato.  Se per le aste si muoveranno grandi gruppi immobiliari e speculatori avremo poi come esito una ulteriore massiccia privatizzazione e la perdita del controllo pubblico su quel poco di edilizia pubblica che esiste in italia, (siamo ultimi in Europa insieme a Spagna e Grecia). Il decreto attuativo che consentirà agli enti locali le vendite dell’ERP deriva dal cosiddetto Piano Casa del Governo Renzi poi convertito in legge, decreto che da un lato con l’articolo 5 colpisce duramente coloro che occupano per necessità case vuote privando gli occupanti della utenze e negando la residenza, dall’altro lato non interviene se non con vaghe promesse per i finanziamenti all’ERP mentre procede molto velocemente per la messa in vendita degli alloggi ex IACP. Si tratta di un attacco in grande stile contro le fasce più povere della società. Attacco che viene completato dalla propaganda di regime che nei talk show e notiziari indica negli occupanti e negli immigrati il problema. Il problema vero è dato da chi lascia le case vuote a marcire e  mette addirittura in vendita le case popolari! Va detto che le regioni (cui spetta la competenza sulle politiche per la casa) possono rifiutarsi di applicare la vendita dell’ERP – il Friuli Venezia Giulia, ad esempio, ha già fatto sapere che non lo farà –, ma il dato resta: il decreto che consente di vendere “al valore di mercato” i circa 770 mila alloggi di edilizia popolare arriva proprio mentre i nuovi tagli ai trasferimenti costringono regioni e comuni a recuperare risorse in ogni modo. Il gran clamore sulle case popolari per esempio agevolerà la vendita delle case popolari a Milano aggravando una situazione già disperata. I fondi introitati dagli enti pubblici per la vendita dovrebbero servire per costruire altri alloggi popolari e per fare le manutenzioni ma è più che evidente che per costruire un alloggio nuovo non basta la vendita di un alloggio vecchio. Poi c’è da considerare che gli inquilini con diritto di prelazione che rifiuteranno o non potranno acquistare l’alloggio in cui vivono(evidentemente non hanno grandi mezzi economici altrimenti non sarebbero inquilini di case popolari) dovranno essere trasferiti in altro alloggio ERP, cosa che oltre a costituire uno sradicamento dal luogo in cui si è spesso vissuto per una vita, bloccherà per anni le nuove assegnazioni perché gli alloggi vuoti saranno assegnati per i trasferimenti. C’è quindi bisogno di una grande mobilitazione contro la vendita delle case popolari e contro il Piano Casa del Governo. Gli abitanti delle case popolari vedranno che al loro fianco per contrastare la vendita non ci sarà nessuno dei politici che dicono di difendere gli italiani ma solo i movimenti di lotta per la casa con i tanti migranti che ne fanno parte". 

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