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Busseto, condannata per tentato omicidio, Cassazione: "Domiciliari"

La donna ha una bambina di 18 mesi, condannata a 8 anni. Secondo la Suprema Corte per chi ha figli minori di 6 anni "serve quasi la certezza matematica del rischio "recidiva" per applicare la custodia cautelare in carcere"

Era stata mandata in carcere lo scorso 20 marzo dal Tribunale della Libertà di Bologna ma F. F. C, 34enne residente a Busseto, con una bambina di 18 mesi, tornerà agli arresti domiciliari. E' quanto ha deciso la Corte di Cassazione nella sentenza depositata oggi. Nei mesi scorsi la donna era stata condannato per tentato omicidio di un'ambulante di 66 anni. Anche il suo compagno, un fabbro di 47 anni, era stato condannato. Le condanne sono state rispettivamente a otto e sei anni di reclusione.

"Serve quasi la certezza matematica del rischio "recidiva" per applicare la custodia cautelare in carcere, anzichè gli arresti domiciliari, nei confronti di donne che hanno figli minori di sei anni anche se hanno commesso reati gravi". Lo ha sottolineato la Cassazione. "La eccezionale rilevanza delle esigenze cautelari - scrive la Suprema Corte nella sentenza 47861, nei confronti di madre di bambino di tenera età con lei convivente, la misura della custodia in carcere, nell'ipotesi in cui sia stata applicata ai sensi dell'art. 274, comma 1, lett. c) cpp., sussiste se il concreto pericolo di commissione di gravi delitti o di delitti della stessa specie per cui si procede sia elevatissimo, così da permettere una prognosi di sostanziale certezza in ordine al fatto che l'indagata, se sottoposta a misure cautelari diverse dalle custodia in carcere, continuerebbe i predetti delitti".

Ad avviso della Cassazione, il tribunale del riesame ha sbagliato a rimettere in cella l'imputata perchè lo ha fatto ritenendo solo "possibile" il ripetersi di situazioni di astio che potrebbero spingerla all'omicidio, mentre era necessario esprimere un giudizio di "sostanziale certezza circa la ripetizione di una condotta del genere". Inoltre deve essere tenuta in conto la circostanza che il suo complice è in carcere e non potrebbe, quindi, partecipare ad altre imprese del genere

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