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Se la ricerca è donna: Chiara Maliverno, eccellenza dell'oncologia molecolare

"Da bambina a Babbo Natale avevo chiesto un microscopio". Intervista alla ricercatrice, laureata all'Università di Parma, autrice di un importante studio, pubblicato sulla rivista Nature Materials, sulla migrazione delle cellule tumorali

Sull'ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica Nature Materials è stata pubblicata una ricerca firmata da due ex studenti dell'Università di Parma, Giorgio Scita e Chiara Malinverno, ora ricercatori di fama in forze all'IFOM, Istituto specializzato in ricerca sul cancro di rilevanza internazionale. Scita e Malinverno hanno osservato che la capacità o meno delle cellule di propagarsi, e quindi delle cellule  tumorali di generare metastasi, dipende strettamente dai fattori di densità e di fluidità, seguendo le stesse dinamiche di una folla in movimento all’interno di spazi angusti.

Chiara Malinverno, nata a Bozzolo (Mantova) dove ha iniziato gli studi frequentando la locale Scuola Media “Scipione Gonzaga”. Dopo le scuole medie, si è iscritta al liceo scientifico di Viadana (MN), l’Istituto Statale di Istruzione Tecnico-Scientifica E. San Felice. Laureata in Biotecnologie Mediche, Farmaceutiche e Veterinarie all’Università di Parma, ha poi conseguito il dottorato di ricerca europeo in Oncologia Molecolare presso IFOM di Milano nel gruppo del Prof. Giorgio Scita, con un’esperienza di ricerca anche all’Università di  Notre Dame, negli Stati Uniti.

Perché hai scelto di intraprendere un percorso nell'ambito della ricerca?
"Il corpo umano è una macchina così perfetta ed affascinante che fin da bambina ha sempre esercitato su di me un forte senso di curiosità, il mio grande desiderio era capirne a fondo i meccanismi e il funzionamento. E non a caso avevo chiesto proprio un microscopio a Babbo Natale. Quando poi è stato il momento di scegliere la mia strada, tale passione non solo non era svanita, anzi era cresciuta. Ho quindi deciso di fare ricerca perché ho sempre trovato estremamente interessante comprendere il corpo umano e i meccanismi fisiologici del suo funzionamento. In particolare trovo che sia fondamentale capire quelli che avvengono a livello molecolare e cellulare e che, se alterati, possono portare all'insorgenza del cancro". 

Era quello che sognavi di fare quando andavi a scuola, eri appassionata di materie scientifiche?
"Certo, la scienza mi ha sempre coinvolta profondamente. Le materie scientifiche, dalla matematica alla biologia, dalla chimica alle scienze della terra erano decisamente le mie preferite. Non che le altre non mi piacessero, ma risolvere i problemi matematici  così come spiegare e capire i diversi fenomeni naturali mi davano una soddisfazione diversa. Il brivido del porsi una domanda, un problema e trovarne la risposta, la soluzione". 

Sei stata ispirata da qualcuno in particolare, famiglia, insegnanti etc?
"Non credo ci sia stato qualcuno in particolare che abbia ispirato la mia scelta. Credo sia una passione che ho sempre avuto e che ha trovato una conferma poi negli anni di scuola, sentendo una maggior attitudine per le materie scientifiche, in quella serie di regole che ci permettono di spiegare il mondo in modo pragmatico. Esiste una spiegazione ed una descrizione per i meccanismi e processi che ci circondano, se ancora non la conosciamo è solo questione di tempo. Ancor più appassionante ed emozionante poi se parliamo del corpo umano, e da questo la mia scelta. La conoscenza è ciò che ci permette di crescere, evolvere, maturare, migliorare. E’ una ricchezza che nemmeno immaginiamo. Sapere significa capire e quindi progettare e progredire".

Sei contenta di lavorare in Italia?
"Sono molto felice di lavorare in Italia. In un momento in cui si parla molto della fuga dei cervelli, di ricercatori italiani trasferitisi all’estero per poter seguire il proprio sogno e vedere concretizzare la loro passione, le loro idee, io mi ritengo molto fortunata nel poter invece svolgere attività di ricerca non solo ad alti livelli in centro di eccellenza come IFOM, ma anche nel nostro paese, rappresentando in questo modo una risorsa per il paese stesso".

Quali sono le tue prospettive?
"Sarebbe molto bello vedere che gli sforzi di ogni giorno possano concretizzarsi in nuove strategie per combattere il cancro. La prospettiva è di contribuire in questa grande lotta, aggiungendo un tassello al grande puzzle che descrive questa patologia e che cerchiamo di scoprire giorno per giorno. Nel mio futuro vedo ancora la ricerca e vorrei continuare questo emozionante viaggio"

Altre passioni, hobby, curiosità che vorresti raccontare?
"Nel tempo libero mi piace molto leggere e viaggiare. Inoltre da qualche anno ho scoperto una nuova passione, la corsa. Questo sport mi permette di stare all’aria aperta, di incontrare nuove persone con cui condividere tale passione e di mettermi ogni volta alla prova. Ogni sessione di corsa è una sfida prima di tutto con se stessi, ci si mette alla prova e si cerca di spostare l’asticella dei nostri obiettivi sempre un pochino più in alto, un po’ come nella vita, e nella ricerca". 

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