Cibi in scadenza: quintali al macero. Ma c'è chi lo redistribuisce

Molti supermercati eliminano quintali di alimenti ogni giorno. Alcuni li donano per progetti di solidarietà come quello della cooperativa Eumeo: "Li portiamo alla mensa di Padre Lino e all'Emporio"

Cibi in scadenza: resi, gettati o redistribuiti. Tutto ciò che non è più vendibile e non si può restituire all’azienda madre può essere buttato nell’immondizia o donato alle cooperative. Dipende dalla politica della catena di supermercati. A Parma i più virtuosi pare siano Conad e Coop. Un problema, quello degli scarti alimentari, poco percepito dai consumatori. E forse anche dalla Grande Distribuzione Organizzata.

“Secondo dati FAO, oggi 940 milioni di persone soffre la fame, mentre, secondo le stime, quasi il 50% di cibo sano e commestibile si perde lungo tutti gli anelli della catena agro-alimentare, dal campo al consumatore: - si legge nell’introduzione al seminario sugli sprechi alimentari organizzato ad ottobre da Kuminda - la quantità è tale che basterebbe per nutrire 3 miliardi di persone. Inoltre, le enormi quantità di cibo non consumato, diventando rifiuti alimentari, contribuiscono fortemente al riscaldamento globale, fenomeno che, a sua volta, contribuisce ad ostacolare l’accesso alla terra e al cibo soprattutto da parte delle popolazioni più povere”.

IL PROGETTO DI EUMEO. Diversi progetti in città sono a sostegno del recupero del cibo in via di scadenza. Uno dei tanti è il social market della cooperativa Eumeo che consiste nel caricare e scaricare cibo che altrimenti finirebbe al macero. “Abbiamo un furgone frigo che fa il giro della città – spiega Luca Sereni di Eumeo – prendiamo i cibi in scadenza dai supermercati e li portiamo alla mensa di Padre Lino, all’Emporio, alla Caritas, alle associazioni di volontariato. L’azienda deve sostenere un piccolo costo minimo che è quello del lavoro per confezionare il cibo che noi dobbiamo poi prendere, ma in compenso si gode di sgravi sulle tariffe dei rifiuti. Chi non lo fa è perché non ritiene sia utile”.

“Noi prima lo facevamo, – afferma il dipendente di un supermercato che non aderisce più ai progetti di redistribuzione degli alimenti – mettevamo da parte la roba e poi venivamo a prenderla. Certo se mancano quattro giorni alla scadenza veniva messa come succede oggi al 50% sugli scaffali, ma se scadeva il giorno dopo veniva o resa o data alle cooperative. Poi siamo falliti e la nuova società non aderisce. Il lavoro che facevamo non era molto diverso da quello che facciamo ora. Mettere da parte i prodotti in scadenza è un lavoro che va comunque fatto. Lavoravamo un pochino di più, ma non molto”.
 

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