Cinquanta milioni di fatture false per finanziare la cosca Grande Aracri

Il pentito Giuseppe Giglio ha spiegato come funzionava il meccanismo che ha consentito al clan di guadagnare la cifra in soli due anni

Oltre cinquanta milioni di euro di false fatturazioni, in soli due anni, per alimentare di denaro la cosca Grande Aracri, che ha tenuto in scacco l'economia tra Parma, Reggio Emilia e la Bassa Lombardia tra il 2010 ed il 2012. Tantissime società, intestate a prestanome e senza dipendenti e gestite da uomini legati al clan funzionavano come veri e propri bancomat, dai quali prelevare sempre più denaro. I soldi arrivavano grazie ad un meccanismo di false fatturazioni. E' questa la ricostruzione dei giudici che hanno depositato le motivazioni della sentenza di primo grado del processo Aemilia: il meccanismo è stato ricostruito grazie al pentito Giuseppe Giglio, che ha parlato spiegando dei dettagli come avvenivano le falsificazioni. Giuseppe Manzoni di Salsomaggiore Terme, condannato a 7 anni per false fatturazioni, sarebbe stato uno dei prestanome. 

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