Blitz contro il clan Rinzivillo, il boss dava ordini dal carcere tramite l'avvocato: 62enne arrestato a Parma

Quattro arresti: il capo mafia avrebbe passato alcuni 'pizzini' diretti agli affiliati

Quattro arresti per presunti appartenenti al clan Rinzivillo, tra cui uno effettuato a Parma, quello del 62enne Emanuele Zuppardo, effettuato a Parma.  La polizia di Caltanissetta ha eseguito quattro ordinanze di misura cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia presso la Procura della Repubblica per associazione mafiosa aggravata.

L'operazione 'Exitus', che si è conclusa con gli arresti di oggi, costituisce una costola dell'operazione 'Extra fines' che portò all'arresto, nel 2017, di 37 affiliati al clan Rinzivillo. Tale indagine fece luce sull'ascesa, nella famiglia di cosa nostra gelese, del boss Rinzivillo che, approfittando della carcerazione dei suoi fratelli e dell'assenza sul territorio di uomini in grado di contrastarne il carisma, riorganizzò il clan facendo leva sia su figure tradizionalmente appartenenti ad esso sia su figure nuove ed emergenti.

In carcere sono finiti Grazio Ferrara, 39 anni, avvocato del Foro di GelaBenedetto Rinzivillo, detto "Peppe u curtu", imprenditore gelese attivo nel commercio delle carni; Giuseppe Incorvaia, imprenditore di Licata in pensione, 73 anni; Emanuele Zuppardo, 62 anni, di fatto domiciliato a Parma, già sottoposto alla libertà vigilata. Tutti sono accusati di associazione mafiosa, aggravata dall’essere armata per avere fatto parte del clan Rinzivillo.

Nell'ambito dell'indagine, condotta dai poliziotti della squadra mobile di Caltanissetta, in collaborazione con la Squadra Mobile di Parma, è emersa la figura di un avvocato del Foro di Gela, ritenuto dagli investigatori "uomo di fiducia del boss gelese Rinzivillo sin dal 2016 (durante il periodo delle indagini poi confluite nell'operazione Extra Fines) quando lo aveva fatto contattare da un suo affiliato".

"L'avvocato - si legge in una nota - costituiva la longa manus di Rinzivillo negli affari intessuti dal boss gelese con altri appartenenti al clan". Secondo gli investigatori, "Rinzivillo impartiva all'avvocato ordini precisi che andavano ben oltre gli incarichi forensi". La disponibilità del legale nei confronti del boss gelese, secondo quanto ricostruito dalla polizia, è stata dimostrata anche dopo la carcerazione del boss: infatti, è proprio al suo avvocato che Rinzivillo, sottolinea la polizia, "approfittando del suo status di insospettabile legale, affidava il compito di fare uscire i suoi ordini per altri esponenti della consorteria mafiosa, ancora liberi sul territorio".

Dall'indagini è emerso che l'avvocato faceva arrivare al boss messaggi dai sodali liberi, mostrando fogli manoscritti durante i colloqui in carcere per così eludere eventuali intercettazioni ambientali a suo carico. Uno degli odierni arrestati, un imprenditore gelese nel commercio di carni, assicurava aiuto economico all'associazione, al capo clan Rinzivillo e ad altri sodali detenuti. Lo stesso imprenditore, secondo la polizia, era disponibile ad assumere personale indicato dal capomafia e favoriva l'infiltrazione del clan rinzivilliano nel tessuto economico legale attraverso il riciclaggio di denaro.

L'imprenditore è indagato anche per tentata estorsione aggravata nei confronti di un rappresentante di carni e salumi, minacciato di morte qualora avesse continuato ad offrire ai clienti la stessa carne da lui commercializzata. Un terzo arrestato è un imprenditore licatese di cosmetici e profumi che, secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, favoriva il boss gelese per investimento e riciclaggio di illeciti proventi. Secondo chi indaga "non meno importante" è la figura "di un altro arrestato, storico appartenente al clan rinzivilliano di Gela", che, approfittando dei permessi premio durante la carcerazione a Milano, aveva ripreso i contatti con Rinzivillo, favorendo l'incontro tra quest'ultimo e l'esponente di cosa nostra di Salemi

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