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Nella foto da sinistra: Antonio Balestrino, Massimo Fabi, direttore sanitario e  direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, i cardiologi Luigi Vignali e Diego Ardissino e i cardiochirurghi  Francesco Nicolini e Igino Spaggiari.

Nella foto da sinistra: Antonio Balestrino, Massimo Fabi, direttore sanitario e direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, i cardiologi Luigi Vignali e Diego Ardissino e i cardiochirurghi Francesco Nicolini e Igino Spaggiari.

Attività cardiologiche: l'Ospedale Maggiore ai primi posti in Italia

Un’indagine del portale Dove e Come Mi Curo sui migliori ospedali per le attività cardiologiche e cardiochirurgiche. Ospedale Maggiore ai primi posti per numero di ricovero e riuscita degli interventi

Con oltre mille ricoveri all’anno l’Ospedale di Parma si colloca al primo posto della classifica stillata dal portale Dove e Come Mi Curo sui migliori ospedali per infarto miocardico. E non solo. Sempre secondo il sito web che ha analizzato i dati del Piano nazionale esiti messo a disposizione dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), il Maggiore ottiene una nota di merito per essere uno degli ospedali italiani con la più bassa mortalità per gli interventi di by pass aortocoronarico.

Un grazie a tutti i professionisti dell’Ospedale arriva da Massimo Fabi, direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma. “L’Ospedale Maggiore – spiega Fabi - si conferma ai vertici grazie a un lavoro di squadra e al valore delle Scuole universitarie. Una sinergia che premia tutti i nostri specialisti in campo cardiologico e cardiochirurgico e i percorsi di cura adottati con le strutture di emergenza urgenza del nostro ospedale e con quelle del territorio”. 

L’inchiesta è stata realizzata dal sito web confrontando la reportistica di oltre 2000 strutture sanitarie italiane, analizzando gli ospedali migliori in base al volume di interventi di angioplastica coronarica, bypass aortocoronarico, aneurisma dell'aorta addominale non rotto e di ricoveri per infarto al miocardio.

“Il volume di attività è un fattore fondamentale per capire la bontà di una struttura perché, secondo quanto dimostra un'ampia letteratura scientifica, un alto numero di interventi ha un impatto positivo sull'efficacia delle cure", spiega il comitato scientifico del portale composto da Carlo Favaretti, Alessandro Solipaca, Elena Azzolini e Silvio Capizzi.

“Un risultato importante e prestigioso - spiegano Diego Ardissino, direttore della Cardiologia e Luigi Vignali, responsabile della cardiologia interventistica - che premia un lavoro d’equipe che vede coinvolto tutto il personale medico e infermieristico dell'emodinamica, dell'unità coronarica, del reparto e del settore ambulatoriale. Un ringraziamento va quindi a tutti i colleghi”.

Sempre secondo gli ultimi dati del Piano nazionale esiti l’Ospedale di Parma ottiene anche una nota di merito per il rispetto della bassa percentuale di mortalità (che devono mantenersi inferiori all’1,5%) per interventi di Bypass aortocoronarico.

“La nostra Cardiochirurgia – spiega il direttore della struttura Tiziano Gherli - effettua ogni anno tra i 270 e i 300 interventi di Bypass aortocoronarico. Da tempo abbiamo una delle mortalità più basse, attorno allo 0,5%, tenendo anche conto che circa il 75% dei pazienti che noi seguiamo sono ad alto rischio, sia per l’età molto avanzata sia per la presenza di più patologie. Un ringraziamento va ai chirurghi: Nicolini, Spaggiari, Agostinelli, Borrello, Budillon, Cocconcelli e Fragnito e alla responsabile della Terapia intensiva cardiochirurgica, Antonella Vezzani, il cui ruolo è fondamentale per il raggiungimento dei risultati.”

Non è quindi solo una questione di numeri. La scelta del giusto ospedale, in queste eventualità, - scrivono sempre i curatori - può rivelarsi determinante, e dall'indagine del portale è emerso che solo 1 ospedale su 2 in Italia rispetta gli standard ministeriali per quanto riguarda i volumi di ricoveri per infarto al miocardio (100 casi l'anno) e solamente 1 su 4 lo fa per ciò che concerne il numero di interventi di bypass aortocoronarico (200 casi l'anno).

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