Prefabbricati Parma, i lavoratori: "Sacrifici, ma ora nessuna apertura"

Due mensilità arretrate e incertezza sul futuro lavorativo gravano sui 46 dipendenti della Prefabbricati Parma, oggi in presidio davanti allo stabilimento di Colorno. "La richiesta di concordato preventivo congela le mensilità arretrate"

46 lavoratori della Prefabbricati Parma Spa vivono da mesi nell'incertezza sul proprio futuro occupazionale. L'azienda con sede a Colorno deve due mensilità ai lavoratori, ma non fornisce loro risposte adeguate, ragione per cui gli operai hanno deciso di riunirsi in presidio stamane davanti allo stabilimento. “Siamo in sciopero – sottolinea Mauro Toscani, Filca Cisl - perchè l'azienda il 19 febbraio ha presentato richiesta di concordato in continuità. L'azienda non da risposte sugli arretrati e i soci non vogliono mettere mano al portafogli per saldare i nostri crediti. Prefabbricati Parma ha fatto richiesta di cassa integrazione straordinaria, non riusciamo a capire la motivazione di questa insistenza per attivarla”.

MENSILITA' ARRETRATE - Tra i nodi cruciali la questione delle mensilità arretrate, due per gli operai e due più il saldo della tredicesima per gli impiegati. Secondo quanto sottolineato da Toscani, con la richiesta di concordato preventivo le mensilità arretrate sarebbero “congelate”. “L'azienda non vuole dirci come intende fare per il pagamento, non vuole impegnarsi in questo con i lavoratori”. Il pagamento degli arretrati è solo una delle preoccupazioni dei lavoratori, sottolinea Ben Moussa Salem delegato Cisl: “Si teme per il futuro, abbiamo fatto tutti i sacrifici possibili ma dalla ditta non abbiamo visto nessuna possibilità di apertura su come risolvere il problema”.


POSSIBILE ESTERNALIZZAZIONE FASI LAVORAZIONE - Tra i timori dei lavoratori quello di una volontà da parte dell'azienda di esternalizzare alcune fasi della lavorazione, come osserva Toscani: “Abbiamo paura che l'azienda voglia esternalizzare alcune produzioni dell'azienda, perchè hanno il lavoro, l'unica cosa che manca è la liquidità. Vogliono aprire questo ammortizzatore per risparmiare sui costi della manodopera però nel momento in cui c'è lavoro e si vuole risparmiare sulla manodopera vuol dire che si vuole esternalizzare qualche fase lavorativa. Chiediamo risposte sul pagamento degli arretrati anche sulle intenzioni dell'azienda”.

POCHE RISPOSTE DALL'AZIENDA - Poche risposte dall'azienda, sottolinea Toscani: “E' sempre molto vaga sulle sue intenzioni e non vuole prendersi nessun impegno. Aveva promesso che ci sarebbe stata una ricapitalizzazione dell'azienda per poter affrontare il problema della liquidità ma questo non avviene, i soci non vanno d'accordo e la ricapitalizzazione la vediamo come una cosa molto lontana”.

TAVOLO IN PROVINCIA – Prossimo passo nella battaglia dei lavoratori con il sostegno sindacale quello della richiesta dell'apertura di un tavolo di crisi in Provincia per cercare una soluzione con le parti. “Ci sono risposte vaghe e non c'è una piena assunzione di responsabilità e un impegno ben preciso per affrontare la questione economica, perchè oltre ad avere le due mensilità arretrate e se si apre l'ammortizzatore della cassa integrazione straordinaria senza anticipo vuol dire che chi andrà in cassa integrazione se ci sarà qualcuno che ci andrà si profilano tempi di 8 -9 mesi per percepire uno stipendio, sono tempistiche assurde”.

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