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Colorno, 10 milioni per la messa in sicurezza del fiume

Un tavolo per avviare l’intervento più importante per il nodo Parma-Colorno, cioè le casse di espansione sul Baganza, oltre ad altri due interventi sulla chiavica del canale Naviglio e il completamento delle arginature sul Po

A Colorno l’acqua non è la benvenuta. Anzi è una preoccupazione visto che l’area in cui sorge il paese della Bassa parmense, noto per il bellissimo palazzo ducale, è quello che gli esperti definiscono un nodo idraulico a rischio fra la rete di canali presenti, il Po che lo lambisce e soprattutto il torrente Parma di cui è la foce. Una emergenza fra le maggiori in Emilia Romagna di cui si è parlato oggi a Colorno nel corso di un incontro promosso dalla Provincia e che ha riunito nella sala consiliare Istituzioni e enti. Lì è stata presa una decisione importante per il territorio: entro fine anno un tavolo al quale siederanno i tecnici di Regione, Provincia, Aipo, Difesa del suolo, Consorzio di Bonifica indicheranno un progetto sostenibile per  risolvere il rischio idraulico.

In più c’è la disponibilità di 10 milioni di euro (8 della Regione e 2 di Aipo) per avviare l’intervento più importante per il nodo Parma-Colorno, cioè le casse di espansione sul Baganza, oltre a altri due interventi sulla chiavica del canale Naviglio e il completamento delle arginature sul Po. La notizia l’ha data Paola Gazzolo, assessore regionale alla Difesa del suolo, impegnata a mettere a punto con il Ministero dell’Ambiente un accordo di programma per finanziare interventi condivisi su scala prioritaria fra cui appunto quello che interessa Colorno.

“Quello compiuto oggi è un passaggio importante – sottolinea il presiedete della Provincia Vincenzo Bernazzoli - diamo un messaggio ai cittadini che le istituzioni stanno a fianco della popolazione di Colorno e Parma e che nonostante le difficoltà di bilancio non rinunciano a mettere in sicurezza questo territorio”. Il sindaco del comune Michela Canova è soddisfatta dell’esito dell’incontro che lei stessa aveva aperto, insieme al geologo Stefano Castagnetti, ricostruendo puntualmente ogni episodio che ha messo a rischio il Paese, soprattutto la piena del 2000 che portò l’asticella del livello dell’acqua a 8m e 70.

Negli anni successivi parte una rilevante serie di interventi che il direttore di Aipo Luigi Fortunato ricorda: dall’innalzamento degli argini del Po, alla sistemazione di alcuni canali con chiaviche, fino alla realizzazione della cassa di laminazione a monte della città di Parma, a Marano. La “buona” gestione di quella cassa ha influito in modo determinante a ridurre il pericolo a dicembre dello scorso anno, quando all’acqua caduta con la pioggia si è aggiunta quella derivata dallo scioglimento della neve per l’improvviso alzarsi delle temperature. E così il livello dell’acqua è salito fino a 8 metri e 50, provocando allagamenti che hanno fatto preoccupare non poco gli abitanti.

Un’opera importante per contribuire a risolvere la criticità del nodo Parma-Colorno sono le casse di espansione sul torrente Baganza studiate, spiega Gianfranco Larini della Servizio tecnico di bacino, per mettere in sicurezza la parte Ovest del capoluogo, ancora a rischio in caso di piena di quel torrente. Su come andare avanti, ha dato alcuni elementi Piermario Bonotto, dirigente del Servizio difesa del suolo e costa della Regione. Entro l’anno i tecnici approfondiranno ulteriormente i dati delle piene dei torrenti Parma e Baganza e gli studi fatti fin qui, in modo da mettere a punto la soluzione.

Intanto si provvederà ad un accordo con il servizio dighe, affinché Aipo sia titolata a gestire i flussi della cassa di espansione di Parma. Nel corso dell’incontro sono arrivate molte sollecitazioni fra cui l’attenzione da porre ai tempi per avere presto le risposte che i cittadini aspettano, come hanno raccomandato il consigliere comunale di Colorno Filippo Allodi e l’assessore Vito Guazzi. Il presidente del Consorzio di Bonifica Andrea Darecchio ha posto l’accento sulla necessità di dotarsi di strumenti per prevenire il consumo del territorio. Mario Cocchi, dirigente dell’area tecnica dello stesso Ente ha fatto il punto sullo stato attuale della rete dei canali minori e sui possibili rischi che ancora permangono. Presente anche il consigliere regionale Gabriele Ferrari, che ha vissuto in prima persona da amministratore l’alluvione del 2000, e che ricordato come dopo quella vicenda sia stata messa a punto una risposta forte che in parte hanno migliorato il sistema per completare il quale serve l’adozione di una soluzione che, a partire dalle casse di espansione del Baganza, funzioni anche per Colorno.

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