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Commercio, Ghiretti: "I bandi dovrebbero essere la punta dell'iceberg"

Il consigliere: "In una situazione come questa quella che manca a Parma è una coerente politica di valorizzazione e rilancio delle attività commerciali del centro storico; non si tratta di incoraggiare all'apertura qualche nuova impresa"

"Il sostegno alle attività commerciali del centro storico -si legge in una nota di Roberto Ghiretti- è uno dei temi all'ordine del giorno in questi anni di crisi. Da troppo tempo ormai assistiamo al progressivo abbassarsi delle saracinesche nella maggior parte delle vie, con un danno che si ripercuote a cascata sui residenti e su chi tra mille difficoltà sceglie di restare in attività. Ciclicamente la stampa accende i riflettori sul fenomeno, mostrando le difficoltà di vie centralissime come Garibaldi, Verdi, Imbriani, Bixio o le due gallerie retrostanti via Mazzini. Del resto basta fare una passeggiata in centro per rendersi conto che negli ultimi tempi qualcosa è cambiato e in peggio. Per non parlare poi delle attività di ristorazione i cui dehors sono progressivamente scomparsi a cominciare da molti di quelli che si affacciavano su piazza Garibaldi.

In una situazione come questa quella che manca a Parma è una coerente politica di valorizzazione e rilancio delle attività commerciali del centro storico; non si tratta di incoraggiare all'apertura qualche nuova impresa ma di far si che ci sia una visione di prospettiva per tante imprese. Il Comune di Parma da un anno a questa parte ritiene di aver trovato una soluzione mettendo a bando contributi a fondo perduto per incentivare l'apertura di nuovi negozi. Lo ha fatto a fine 2013 con via Bixio e via Imbriani si accinge a farlo per via Verdi e via Garibaldi.

Pur nella consapevolezza che in questo caso l'azione è sempre meglio dell'immobilismo, mi permetto di sottolineare che a mio parere non si sta andando nella giusta direzione. Contributi a fondo perduto per un massimo di 10mila euro assomigliano troppo alla classica goccia che si perde nel mare di problemi che oggi deve affrontare chi vuole fare impresa. Pensiamo davvero che 10mila euro rappresentino la leva con cui convincere un imprenditore a rischiare l'apertura in una via semi deserta? E soprattutto, se anche così fosse, che tipo di imprese stiamo attirando, con quale solidità economica? Siamo certi che supereranno i primi due o tre anni di attività?

Non esistono ricette facili per sostenere il commercio, ma una cosa va detta con chiarezza: qualunque impresa necessita sempre di mantenere il più basso possibile i costi di gestione e aspira ad operare in un ambiente urbano e sociale che possa fungere da stimolo per attirare l'attenzione dei potenziali clienti. Due elementi che questa politica dei bandi di finanziamento non vanno certo a incidere. Duecento mila euro non sono certo un capitale con cui riplasmare la città, ma io li avrei investiti per migliorare la sicurezza e il decoro, favorendo anche iniziative attraverso le quali attirare pubblico. Poi avrei messo a punto un sistema di sconti su tasse e tariffe che avesse come primo obiettivo quello di non far chiudere le imprese che ancora sono attive, poi di incentivare l'avviamento di nuove aziende con un piano di sconti che abbia almeno la durata di due o tre anni. Il problema è che questo genere di bandi dovrebbe rappresentare la punta dell'iceberg di una politica di più ampio respiro che con capacità empatica sappia prendere in considerazione il punto di vista degli imprenditori, i loro problemi, le loro aspirazioni, con l'obiettivo di incidere in modo determinato su diversi aspetti del problema.

Magari agendo in questo modo non si vedranno gli effetti nell'immediato, ma sono convinto che nel medio periodo se ne avrebbero risultati più che positivi. Tutto il contrario di quanto sta facendo il Comune, che magari a gennaio vanterà l'apertura di una decina di nuovi negozi, salvo poi abbandonarli in strade assediate dall'immondizia, dagli spacciatori e dalle saracinesche abbassate di chi nel frattempo ha deciso di gettare la spugna".

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