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Commissione congiunta Ambiente e Sanità: tutti i rischi dell'inceneritore

Sala del Consiglio comunale 'invasa' dai cittadini: l'impianto che verrà realizzato ad Ugozzolo sotto la lente d'ingrandimento di otto esperti, quattro dei quali indicati dal Comitato Gestione Corretta Rifiuti

016Sala del Consiglio Comunale di Parma 'invasa' dai cittadini per la seduta congiunta delle Commissioni Ambiente e Salute dedicata all'analisi dell'impatto sanitario ed ambientale dell'inceneritore di Parma che verrà costruito da Iren nei pressi di Ugozzolo. Otto esperti, quattro dei quali indicati dal Comitato Gestione Corretta Rifiuti che da tempo porta avanti una lotta contro la costruzione dell'impianto, hanno mostrato i rischi e le questioni sanitarie legate a questo tipo di impianti per lo smaltimento dei rifiuti. La seduta era aperta alla cittadinanza ma i capigruppo hanno deciso di non aprire il dibattito- solo i consiglieri hanno avuto diritto di parola, di vietare le riprese e di non mettere nemmeno le sedie per permettere ai cittadini di assistere. Molti infatti quelli rimasti in piedi, fuori dalla Sala.  

Marco Caldiroli di Medicina Democratica ha analizzato gli studi realizzati per l'inceneritore di Parma, la Valutazione di Impatto Ambientale e lo studio del Politecnico di Milano sulle polveri, criticandone alcuni aspetti metodologici. "Lo studio realizzato dal Politecnico non ha analizzato in maniera ideonea l'effetto delle polveri. L'impatto di un impianto di questo tipo va valutato in termini di percorso, per esempio alcune sostanze ritornano all'uomo per via alimentare". Paola Zambon, responsabile del Registro Tumori della Regione Veneto ha puntato l'attenzione sul rischio di sarcomi legato alle emissioni di impianti di incenerimento, sul modello di quello che verrà realizzato a Parma: un accurato studio, condotto in collaborazione con le Istituzioni, ha mostrato che la concentrazione di diossina è superiore nelle zone adiacenti ad uno dei 33 inceneritori presenti nella sola provincia di Venezia. "Il rischio di sarcomi aumenta all'aumentare dell'intensità e della durata dell'esposizione, ciò dimostra un legame diretto tra le emissioni degli inceneritori e l'aumento del rischio. Questa zona è una delle più a rischio nel mondo per quanto riguarda l'incidenza di tumori: tenete conto che si parte da una situazione grave già senza l'inceneritore".

Il dottor Ernesto Burgio, coordinatore del comitato scientifico dell'Isde (Associazione Internazionale dei Medici per l'Ambiente) ha lanciato l'allarme per il rischio dovuto agli inceneritori, sia perchè di alcune sostanze che escono dal camino non si hanno dati scientifici sufficenti a valutarne l'impatto, sia per la presenza massiccia di particolato ultrafine, in grado di superare ogni superficie biologica e incidere direttamente sul dna delle persone. "Nella gran parte della letteratura si mostra come ci sia un aumento dei linfomi e dei sarcomi in conseguenza della presenza di inceneritori, amentano i problemi cardiovascolari e si apre la strada a patologie neurodegenerative. Dalla comunità scientifica internazionale arriva forte la voce per una moratoria degli inceneritori: il professor Lorenzo Tomatis diceva che "incenerire i rifiuti resta una follia". Il dottor Miserotti, presidente dell'Ordine dei Medici di Piacenza ha sottolineato che già nel 2007 la federazione regionale dell'Ordine dei Medici chiese una moratoria sugli inceneritori.

Il dottor Vanes Spoluzzi di Moniter, un progetto per il monitoraggio degli inceneritori in Emilia Romagna voluto dalla Regione, ha sottolineato invece che, secondo i dati in loro possesso, i rischi connessi alla presenza di un inceneritore sono abbastanza bassi. Paola Angelini di Moniter ha analizzato l'incidenza sulle gravidanze delle emissioni degli inceneritori arrivando alla conclusione che non si trovano sostanziali diversità tra chi vive nei pressi degli impianti e chi no. Il dottor Gaetano Settimo e il dottor Giovanni Marsili dell'Istituto Superiore di Sanità hanno mostrato il funzionamento dei moderni impianti di incenerimento, i metodi di filtrazione e le analisi degli impatti delle emissioni, concludendo che non ci sono danni evidenti per la salute.

 


 

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