'Dell'umiliazione e della vendetta' al Festival di Granara: ritratto collettivo sull'identità di genere

Trattando il tema di genere con modalità non scontate e non tradizionali le attrici della compagnia Atropos sono riuscite a sollecitare la riflessione del folto pubblico, che ha occupato tutti i posti disponibili sotto il tendone

Al Festival di Granara, sotto al tendone del circo al centro del grande patro del'Ecovillaggio Ecologico in Valmozzola, gli ospiti di stasera, che chiudono il Festival di teatro che si tiene ogni anno in agosto è la compagnia Atopos nello spettacolo 'Dell'umiliazione e della vendetta', drammaturgia e regia di Marcela Serli, coproduzione della compagnia Atropos e del Teatro La Contrada di Trieste. Il tema di questa edizione del Festival è la Società della Stanchezza, citando il filosofo Byung Chul-Han. Trattando il tema di genere con modalità non scontate e non tradizionali le attrici della compagnia Atropos sono riuscite a sollecitare la riflessione del folto pubblico, che ha occupato tutti i posti disponibili sotto il tendone. Femminismo, identità di genere, indagine contro la violenza sulle donne, stereotipi sul maschile e sul femminile per un ritratto corale, messo in scena da Anna Coppola, Noemi Bresciani, Gaia Saitta, Marcela Serli, Caterina Simonelli con Roberta Faiolo tecnica in scena, il violino suonato dal vivo da Roberta Faiolo e con le musiche originali di Stefano Schiraldi. 

LE NOTE DELLO SPETTACOLO. "Un'operetta ripugnante. Dolorosa e ridicola. A proposito di donne. E di uomini. E di come a volte siamo così lontani. Un'operetta morale sull'immorale. Vogliamo shoccarvi con temi inesplorati, vogliamo presumere di sapere cose che voi non sapete. Saremo banali, ripetitive, nuove, serie, maschie, arroganti, femmine, potenti, isteriche, deboli, nuove, arrabbiate e dolci. Accoglienti e respingenti. Donne diverse che rispecchiano su loro stesse il rapporto con un modello simile di femminilità. Da dove arriva questo modello? È possibile andare alla radice dell'idea che assumiamo di donna per scoprire quanto di questa si può togliere e reinventare secondo i nostri desideri reali? A che punto siamo col pensiero femminile? Si nasce o si diventa donna? E gli uomini? E le categorie? E le classificazioni? E i gruppi di appartenenza? E basta?" di Marcela Serli 

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