Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Con il reddito di cittadinanza ma pieno di auto di lusso: finisce nei guai un ex imprenditore

Attraverso lo schermo di conti fittiziamente intestati ai figli ma utilizzati da lui, ha avuto la disponibilità di somme di denaro di oltre 200.000 euro, a fronte di 14.000  euro percepiti a titolo di sussidio

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Parma hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Tribunale di Parma per una somma di 14.700 euro nei confronti di G.L., ex imprenditore parmigiano attivo nel settore della produzione dei mangimi per animali, per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche connesso all’erogazione del reddito di cittadinanza, che l’indagato ha percepito a partire dal maggio del 2019.

E' stata sottoposta a sequestro una collana d’oro e diamanti del valore di oltre 14.000 euro, oltre a somme di denaro presenti su conti correnti riconducibili all’indagato. Il provvedimento costituisce l’esito di un’indagine di polizia economico finanziaria avviata dal Gruppo della Guardia di Finanza di Parma nell’ambito dei piani di azione a contrasto degli illeciti in materia di spesa pubblica, poi sviluppatasi sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Parma (dott.ssa Paola Dal Monte). Sin dai primi accertamenti, svolti tramite l’incrocio delle banche dati ed attraverso osservazioni dirette, è emerso l’alto tenore di vita dell’indagato, testimoniato dalla disponibilità di automobili di valore nonchè dai viaggi effettuati, elementi incompatibili con la fruizione di misure a sostegno delle fasce più deboli della popolazione; infatti, il reddito di cittadinanza è una misura di welfare che, attraverso l’integrazione dei redditi familiari associata ad un percorso di reinserimento lavorativo, ha la finalità di contrastare la povertà e la disuguaglianza, favorendo l’inclusione sociale.

Le indagini, condotte attraverso attività di osservazione, controllo e pedinamento nonché attraverso un’attenta analisi delle movimentazioni bancarie e l’audizione di persone informate sui fatti, hanno consentito di ricostruire in maniera completa lo stile di vita dell’indagato e di accertare il possesso di automobili di grossa cilindrata e di un patrimonio mobiliare consistente, la cui disponibilità è stata occultata all’Ente erogatore della misura di sostegno. In particolare, dalle investigazioni è emerso come l’indagato, nel periodo di percezione del reddito di cittadinanza, avesse fruito costantemente di automobili di pregio che provvedeva a prendere a noleggio con contratti intestati alle figlie non conviventi. In tal modo, le automobili prestigiose di cui aveva la disponibilità, di categoria premium, non risultavano a lui direttamente riconducibili in quanto non censite a suo nome presso il Pubblico Registro Automobilistico. Gli accertamenti svolti presso le diverse società di noleggio autoveicoli hanno permesso di accertare come G.L., nel periodo maggio 2019-marzo 2021, pur avendo beneficiato del reddito di cittadinanza per un ammontare di € 700 mensili, avesse contemporaneamente sostenuto spese, per l’utilizzo delle vetture, per un importo complessivo pari a oltre € 15.200.

I pagamenti dei noleggi avvenivano per contanti ovvero attraverso rapporti finanziari intestati ai suoi familiari. Dai successivi accertamenti bancari, è pertanto emerso come l’indagato avesse piena disponibilità di numerose carte di credito e molteplici conti correnti formalmente intestati ad altri familiari, ma di fatto nella sua esclusiva disponibilità, utilizzati anche per il pagamento degli abbonamenti alle pay TV e per soggiorni in località di villeggiatura. In sintesi, l’indagato, nel periodo di erogazione della misura di sostegno, anche attraverso lo schermo di conti fittiziamente intestati ai figli ma di fatto da lui utilizzati in via esclusiva, ha avuto la disponibilità di somme di denaro pari ad oltre 200.000 euro, a fronte di 14.000  euro percepiti a titolo di reddito di cittadinanza.

Il modus operandi dell’indagato, attraverso una nutrita serie di artifici e raggiri, ha, di fatto, consentito di occultare la riconducibilità a quest’ultimo della piena disponibilità di rapporti finanziari e la reale consistenza del proprio patrimonio. Gli elementi indiziari acquisiti all’esito degli approfondimenti investigativi, vagliati dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Parma, Dott. Luca Agostini, hanno portato, quindi, a rilevare come l’indagato non si sia limitato a percepire indebitamente il reddito di cittadinanza, ma abbia architettato una fitta rete di inganni con l’obiettivo di ottenere il sussidio. A seguito delle comunicazioni del caso da parte della Guardia di Finanza, l’INPS di Parma ha provveduto alla revoca, con effetto retroattivo, del reddito di cittadinanza. L’indebito accesso a prestazioni assistenziali genera iniquità e mina la coesione sociale. In questo contesto, l’azione dell’Autorità Giudiziaria e delle Fiamme Gialle mira a garantire l’effettivo sostegno alle fasce più deboli della popolazione, evitando l’illegittima erogazione di risorse a soggetti non aventi diritto.

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