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Condannati i baby pusher che rifornivano gli studenti minorenni in piazzale Borri

Un 21enne, un 22enne e un 23enne sono stati condannati rispettivamente a 4 anni, 2 anni e 3 anni e 6 mesi

Il loro giro di spaccio era ormai fiorente, i clienti erano quasi esclusivamente ragazzini delle superiori che si rivolgevano a loro per comprare hashish e marijuana. il luogo dello spaccio era piazzale Borri, una zona molto frequentata da giovani e giovanissimi. I tre baby spacciatori di 21, 22 e 23 anni, che erano diventati un punto di riferimento per tantissimi studenti che compravano droga, sono stati condannati dal Tribunale di Parma rispettivamente a 4 anni, 2 anni e 3 anni e sei mesi. Da gennaio, mese in cui erano avvenuti gli arresti da parte dei carabinieri, sono ai domiciliari. Oltre alle condanne i giovani dovranno anche alcune multe, da 7.000, da 6.500 e da 5 mila euro. La dinamica dello spaccio dei tre è stata ricostruita dai militari: dopo essersi riforniti a Pavia di hashish e marijuana, trasportavano la droga usando l'auto della madre di un quarto ragazzo, che è stato denunciato. Una volta arrivata a Parma la droga veniva smistata tra i tre che servivano i loro clienti in piazzale Borri. Gli inquirenti avevano effettuato dei controlli, anche su WhatsApp, per i numerosi messaggi che si inviavano sul tema, oltre che controlli per lo stile di vita che non era coerente con la loro condizione di disoccupati. 

Selfie su Facebook e foto con la droga da smerciare

I tre che, tra l'altro, avevano un atteggiamento spregiudicato e pubblicavano le foto su Facebook mentre fumavano marijuana lasciando intendere che aveva disponibilità economica e di droga, si rifornivano presso dei grossisti a Lodi, poi ritornavano a Parma e spacciavano agli studenti. I carabinieri hanno interrogato 25 consumatori di droga, che sono stati segnalati in Prefettura: tra di loro diversi minorenni ed alcune ragazze. Anche attraverso le loro testimonianze è stato possibile ricostruire l'entità del giro di spaccio: dall'inizio del 2016 all'ottobre del 2017 sono state verificate 1647 cessioni di droga per un volume d'affari di almeno 20 mila euro. Lo spaccio, oltre che in piazzale Borri, avveniva anche nel parco Cittadella: i pusher si accordavano anche su WhatsApp con i futuri clienti per lo scambio delle sostanze proibite. 

L'utilitaria della mamma per trasportare la droga

L'auto della madre di un quarto ragazzo, denunciato nella stessa inchiesta, veniva utilizzata per il trasporto della droga da Lodi a Parma: i tre nascondevano la droga nell'autovettura e qualcuno di loro si era fatto anche delle foto con il telefono cellulare, sia di lui con la droga in mano sia proprio nel momento in cui nascondevano le sostanze stupefacenti. In quarto ragazzo si occupava di fare in viaggio. Sul profilo Facebook di uno degli arrestati venivano pubblicati selfie con la droga e si lasciava intendere, sia la disponibilità economica sia quella allo spaccio. 

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